martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Valentina Calà, 2015, www.flickr.com

Charlie Hebdo: campanello d’allarme per l’Europa

Non esiste, ovviamente, un momento “giusto” per effettuare una strage orribile come l’attentato contro la sede parigina del settimanale Charlie Hebdo, ma certamente l’inizio di questo 2015 – che già si preannuncia come anno complicato – era forse l’istante più delicato in cui colpire. Già troppi spettri s’agitavano, e i tragici fatti di Parigi non faranno che peggiorare le cose.

Preoccupa in primis la situazione del Medio Oriente e del Nord Africa, dove lo Stato Islamico non avanza più ma nemmeno retrocede, nonostante una campagna aerea martellante condotta dagli Stati Uniti e dai numerosi alleati (tra cui proprio la Francia, forse colpita proprio per vendicare i raid aerei), dimostrando una capacità militare e logistica che va ben oltre le più nere previsioni degli analisti. Vi è poi la pericolante impasse in cui si trova la Turchia del “super-presidente” Erdogan, stretta tra i fondamentalisti dell’Isis che premono ai confini sud-orientali e un’Europa che appare sempre più lontana e impaurita dal flirt che lega il presidente turco agli ambienti islamo-nazionalisti che guardano con malcelata simpatia al califfato di Al Baghdadi, che si estende al di là del confine siriano e che assedia gli eterni nemici curdi. Come dimenticare, infine, la dolorosissima “strage di Natale” di Peshawar, dove morirono più di 120 innocenti adolescenti colpevoli solo di essere figli di reclute dell’esercito pakistano, che ha messo tragicamente in evidenza la vitalità dei talebani pakistani asserragliati nelle zone al confine con l’Afghanistan.

Non solo il mondo islamico è però in fermento. Anche la nostra Europa dà segnali di insofferenza verso il multiculturalismo e di crescente paura (ostilità?) verso l’Islam. Il caso più clamoroso è l’ascesa di Pegida in Germania. Pegida altro non è che l’acronimo della bizzarra sigla “Patrioti contro l’islamizzazione dell’Europa e della Germania”. In pochi mesi, tale sigla – guidata da un certo Lutz Bachmann, un negoziante di Dresda con un discreto curriculum di condanne penali e un’oratoria trascinante – ha portato nelle piazze centrali la bellezza di circa ventimila persone, sventolanti bandiere tedesche e croci di San Giorgio.

I cortei ben presto si sono diffusi in tutto il Paese e hanno generato feroci polemiche, anche perché i patrioti di Pegida amano sfilare la sera con delle fiaccole accese (son ben note le immagini delle sfilate serali del Partito Nazionalsocialista) e, tra di loro, spesso lo zoom delle telecamere rivela qualche testa rasata di troppo. Ciò ovviamente non significa che chiunque sfili contro l’immigrazione o l’Islam sia un possibile neonazista, ma certamente colpisce il fatto che – a più di ottant’anni dall’arrivo di Hitler al potere – in Germania si stiano ingrossando le fila di coloro che manifestano apertamente contro una minoranza religiosa. Peraltro, Pegida non pare nemmeno il caso più preoccupante: la Svezia, dove il discorso nazionalista pare avere sempre più presa nella popolazione, è stata scossa pochi giorni fa da una serie di attentati incendiari contro alcune moschee.

Non si sa ancora cosa possa accadere ora in Francia: il primo partito nei sondaggi (il Front National di Marine Le Pen) non si fa certo problemi ad utilizzare toni sempre più di sfida verso la numerosa minoranza musulmana d’Oltralpe e l’ultimo romanzo di Michel Houellebecq – dal titolo evocativo “Sottomissione” – immagina un futuro non troppo lontano in cui la Francia, avanguardia di un Occidente alla deriva, sarà guidata da un presidente musulmano. L’opinione pubblica europea è giustamente preoccupata dalla situazione di crisi economica. L’attentato di Parigi arriva tragicamente a ricordarle che i tempi attuali sono maledettamente complicati da molti punti di vista.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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