mercoledì , 21 febbraio 2018
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Chiesa anglicana: via libera all’episcopato femminile

Il 15 luglio scorso si è tenuto a York il sinodo della chiesa anglicana che, con una maggioranza dei due terzi, ha deciso di concedere alle donne l’accesso all’episcopato. Il termine “vescovo” deriva dal greco epìscopos e significa pastore. Nella tradizione cristiana i primi vescovi sono stati nominati con il Concilio di Nicea nel 325 d.c. Il vescovo, nella confessione anglicana, ha funzioni analoghe a quelle del vescovo cattolico, ovvero di controllo e amministrazione delle diocesi e di guida spirituale dei fedeli.

Il dibattito sul ruolo della donna nel clero ha riguardato inizialmente il sacerdozio. In Europa è iniziato nel periodo tra le due guerre, mentre negli Stati Uniti d’America se ne discuteva già dalla prima metà dell’Ottocento. Le prime donne pastore sono state nominate nelle chiese protestanti, luterane, battiste e metodiste a partire dai primi anni ’50. Mentre per la chiesa cattolica ed ortodossa non è tuttora possibile, per le donne, prendere i voti, negli Stati Uniti, in Canada, in Nuova Zelanda, in Sud Africa, in Australia e nelle chiese metodista e battista le donne possono invece già raggiungere anche l’episcopato.

La Comunione Anglicana ha introdotto il sacerdozio femminile nel 1994, a seguito di un percorso tortuoso che ha visto contrapporsi la minoranza più conservatrice e la parte più progressista della Chiesa di Inghilterra. Come per il tema del pastorato, anche la decisione sull’episcopato ha subito non poche critiche da parte degli esponenti tradizionalisti della confessione anglicana. La loro contrarietà si basa sul fatto che il cristianesimo è sempre stato guidato da uomini, fin dai tempi di Cristo che, come discepoli, aveva scelto dodici uomini.

Il 20 novembre 2012 l’esito del voto del Sinodo per l’episcopato femminile era stato sfavorevole, con soli 6 voti mancanti. La situazione è cambiata nello scorso luglio: 351 voti favorevoli e 72 voti contrari. Per essere definitiva, la riforma dovrà essere vagliata dal Parlamento e dalla Regina Elisabetta che, dopo lo scisma del XVI secolo con la Chiesa Romana, è Capo supremo della Chiesa Anglicana. Soddisfatto dal voto del Sinodo il primo ministro David Cameron, che ha definito la decisione “un successo per la chiesa e per l’uguaglianza”. Della stessa opinione anche il capo spirituale della Chiesa Anglicana, l’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby, da sempre a favore dell’episcopato femminile.

In risposta a questa novità, che segna ancor più il distacco tra chiesa romana e anglicana, alcuni vescovi cattolici hanno espresso il loro disappunto sulla questione prospettando la possibilità di una profonda divisione all’interno della stessa chiesa anglicana. La chiesa cattolica infatti, ha affrontato il tema del sacerdozio femminile con Francesco I, durante la giornata mondiale della gioventù, nel 2013, in Brasile. Il Papa aveva affermato che la donna all’interno della chiesa cattolica è importante tanto quanto l’uomo, ma per quanto riguarda la strada verso il sacerdozio aveva ricordato un’espressione di Giovanni Paolo II: “quella porta è chiusa”, definendo questa negazione non come una discriminazione ma come una differenza tra ruolo dell’uomo e quello della donna.

La chiesa anglicana invece, nominerà le prime donne vescovo europee a partire dal prossimo anno. Un segno tangibile della forte voglia di cambiamento di una delle istituzioni più tradizionali e ancorate a retaggi del passato. E nelle speranze di molti, l’epifania di un credo basato sulla parità di genere che integri anche nella sfera spirituale le conquiste raggiunte, finalmente, dalle donne nel campo dei diritti civili.

Photo © Matthew Black, 2013, www.flickr.com

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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