martedì , 14 agosto 2018
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Fondi di coesione, ancora di salvezza per l’Europa

La politica di coesione dell’Unione Europea si rivela ancora una volta uno strumento efficace per creare posti di lavoro e ridurre le disparità all’interno dell’Europa. Questo il messaggio di fondo della “Sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale”, pubblicata la settimana scorsa dalla Commissione Europea. Grazie alla politica di coesione, l’UE investe circa 50 miliardi di euro all’anno (il 34% del bilancio complessivo dell’Unione) nella promozione dello sviluppo economico a livello nazionale e regionale, aiutando così regioni e Stati membri a conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

La relazione analizza lo stato della coesione all’interno dell’Unione e mostra chiaramente come il fenomeno dell’aumento delle disparità regionali, causato dalla recente crisi economica, si stia ridimensionando proprio grazie agli investimenti più mirati portati avanti nell’ambito della politica di coesione. In particolare, la relazione dimostra che la politica di coesione ha svolto un fondamentale ruolo di contrappeso a fronte della drastica riduzione degli investimenti pubblici a livello nazionale, iniettando risorse finanziarie indispensabili nelle casse di molti Stati membri e contribuendo così a creare un clima più propizio per gli investimenti privati. Tra il 2008 e il 2013, infatti, gli investimenti pubblici negli Stati membri hanno subito una riduzione in termini reali del 20%. Senza la politica di coesione, gli investimenti nei Paesi europei maggiormente colpiti dalla crisi sarebbero precipitati di un ulteriore 50%, al punto che il fondo di coesione costituisce ora più del 60% del budget totale degli investimenti in Paesi come la Slovacchia, l’Ungheria, la Bulgaria e la Lituania.

Alcuni dati per cogliere la portata e gli effetti, in concreto, della politica di coesione e dei fondi strutturali nei Ventotto Stati membri: dal 2007 fino alla fine del 2012 (ultimi dati disponibili), sono stati creati quasi 600 mila posti di lavoro (di cui 47 mila solo in Italia), circa 80 mila start-up hanno visto la luce e 5 milioni di cittadini europei hanno avuto accesso alla banda larga (di cui più di 900 mila solo in Italia). Inoltre, grazie ai fondi strutturali, dal 2007 fino alla fine del 2012 sono stati costruiti più di 2 mila chilometri di nuove strade in Europa (di cui più di 400 in Spagna e in Polonia), mentre più di 3 milioni di persone in tutta Europa possono ora contare su un miglior approvvigionamento di acqua potabile.

Per quanto riguarda il periodo 2014-2020, i finanziamenti si concentreranno attorno a quattro priorità, in linea con la strategia Europa 2020: ricerca e innovazione, agenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) e promozione di un’economia a basse emissioni di carbonio. Nello specifico, oltre 80 miliardi di euro saranno investiti in capitale umano attraverso il Fondo sociale europeo e l’Iniziativa per l’occupazione giovanile, che potrà contare su 6 miliardi di euro destinati esclusivamente a garantire l’attuazione della Garanzia Giovani in tutta Europa. Oltre 38 miliardi di euro saranno invece investiti per sostenere la transizione ad un’economia più ecosostenibile, mentre il sostegno alle PMI raggiungerà i 33 miliardi di euro.

Nella nuova politica di coesione, un ruolo di primo piano sarà giocato dalle città, nelle quali vivono due terzi dei cittadini europei. I centri urbani non solo sono più produttivi e innovativi, ma sono anche potenzialmente più efficienti dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse. Le città sono anche il luogo dove sono più marcate le disparità di ricchezza tra la popolazione. Per questo motivo, promuovere una crescita inclusiva – oltre che sostenibile- vuol dire partire proprio dalle città.

Commentando la relazione, il Commissario per la Politica Regionale Johannes Hahn ha messo l’accento sulla modernità e la flessibilità della politica di coesione, che costituisce il vero e proprio “strumento di investimento dell’Europa: sensibile alla crisi, ma strategico in quanto volano di crescita e fonte di posti di lavoro”. Perché la politica di coesione possa contribuire significativamente a ridurre le disparità all’interno dell’Unione, è necessario però investire sulla qualità delle amministrazioni nazionali, regionali e locali. In questo senso, la lotta contro la corruzione è destinata a svolgere un ruolo di primissimo piano.

In foto, stretta di mano fra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari Regionali Graziano Delrio e il Commissario per la coesione territoriale Johannes Hahn (© European Commission – 2014)

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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