domenica , 18 febbraio 2018
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I Fondi Regionali Europei: motore per la crescita o spreco di risorse?

Venerdì 19 luglio, la sede berlinese del think tank Open Europe e la Rappresentanza dell’UE presso la Germania hanno ospitato un dibattito sul futuro della politica regionale europea, dal titolo “La Politica Regionale europea: un motore per la crescita o uno spreco di risorse?”. Hanno preso parte all’evento Johannes Hahn, Commissario europeo per la politica regionale, e Michael Wohlgemuth, professore di International Governance presso l’Università di Bayreuth e Direttore di Open Europe Berlino. Alla conferenza ha partecipato un pubblico ampio, che comprendeva ministri, parlamentari, rappresentanti delle ONG, accademici e giornalisti. Non è casuale la scelta di organizzare un simile dibattito proprio ora: al vertice del Consiglio Europeo di giugno, gli Stati Membri hanno finalmente trovato un accordo relativamente al bilancio comunitario per il periodo 2014-2012 e  sembra che più di un terzo del budget sarà destinato alla politica di coesione.

Si fa dunque urgente, a livello di policy-making, discutere in maniera strutturata luci e ombre delle politiche di coesione, riflettere sulla rilevanza o meno dei fondi regionali per il tessuto socio-economico europeo e affrontare il tema delle riforme radicali che verranno presto apportate a queste politiche. Nel corso della conferenza, è stato presentato anche uno studio –  preparato congiuntamente dalla DG Politiche Regionali e dalla DG Occupazione e Affari Sociali della Commissione – sul ruolo della politica di coesione come fattore di crescita e occupazione in Europa, intitolato proprio “EU Cohesion Policy, Contributing to Employment and Growth in Europe”. Il documento mostra chiaramente come la politica di coesione contribuisca in maniera tangibile e significativa al livello totale degli investimenti in occupazione e crescita nell’UE a Ventotto. I risultati largamente positivi che la politica di coesione – nelle sue tre articolazioni (FESR, FSE e Fondo di Coesione) ha registrato nell’attuale periodo di programmazione finanziaria sono da attribuirsi non soltanto alla flessibilità dello strumento, ma anche alla sua capacità di promuovere il cambiamento strutturale senza mai perdere di vista l’obiettivo della crescita nel medio-lungo periodo.

Le aree di priorità sulle quali agiscono FESR, FSE e Fondo di Coesione sono le seguenti: innovazione, ricerca e sviluppo (con un occhio di riguardo per le PMI), investimenti in capitale umano e infrastrutture, accesso al credito per le imprese, riforma del mercato del lavoro, crescita inclusiva e sostenibile, good governance e potenziamento della capacità istituzionale. Le nuove regole che entreranno in vigore per il periodo 2014-2020 mirano ad aumentare trasparenza e accountability e a ridurre gli oneri burocratici, oltre che a rafforzare i vincoli della concentrazione tematica e delle condizionalità ex ante. Lo studio evidenzia inoltre come le politiche di coesione costituiscano un esempio concreto di solidarietà all’interno dell’UE e una spinta propulsiva per i processi di ripresa economica e convergenza. FESR, FSE e Fondo di Coesione insieme rappresentano una porzione considerevole degli investimenti pubblici in Europa – addirittura più della metà del totale degli investimenti pubblici in molti Stati Membri (in particolare Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Lituania).

Per quanto riguarda il capitolo occupazione, lo studio rileva che 2,4 milioni di persone che hanno beneficiato dei programmi del FSE hanno poi trovato lavoro nei sei mesi successivi alla fine dell’intervento. In più, è stato stimato che tra il 2007 e il 2011 siano stati creati 400000 nuovi posti di lavoro grazie al FESR, di cui 190000 dopo il 2010. I principali beneficiari sono stati Regno Unito, Italia, Germania, Spagna, Polonia e Ungheria. In termini di reddito, si calcola che tra il 2007 e il 2013 le politiche di coesione  contribuiranno ad aumentare dell’1.2% all’anno il livello di PIL dei maggiori beneficiari (EU-12 più Grecia, Portogallo, Spagna, Italia meridionale e Länder orientali tedeschi). Le piccole e medie imprese hanno invece potuto beneficiare di quasi 70 miliardi di euro – cioè il 20% dei 346 miliardi di euro destinati alle politiche di coesione – sotto forma di sovvenzioni, servizi, prestiti e partecipazioni azionarie.

A partire dal 2011, gli effetti della crisi economica e finanziaria si sono riverberati anche sulle politiche di coesione, che si sono comunque dimostrate all’altezza della sfida in virtù della loro elevata flessibilità. Da un lato, una percentuale pari all’11% dei fondi totali è stata riprogrammata da un’area tematica a un’altra per rispondere ai bisogni più urgenti (thematic reprogramming). Dall’altro, gli Stati membri più colpiti dalla crisi hanno potuto godere di un tasso di cofinanziamento pubblico più favorevole di cui Irlanda, Portogallo, Lettonia, Grecia e Spagna sono stati i principali beneficiari.

In foto, da sinistra a destra, Johannes Hahn, Ursula Weidenfeld (moderatrice) e Michael Wohlgemuth nel corso del dibattito a Berlino. (© European Commission)

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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