martedì , 20 febbraio 2018
18comix

La Commissione e l’antidoto alla crisi: la politica di Coesione

Il 18 aprile 2013 la Commissione europea, nella persona del Commissario per le politiche regionali Johannes Hahn, ha presentato alla plenaria del Parlamento europeo la propria Relazione Strategica sullo stato dell’arte dei programmi della Politica di Coesione nel periodo 2007-2013. La relazione, che offre una visione d’insieme di come i fondi strutturali siano stati concretamente utilizzati all’interno dell’Unione, raccoglie le informazioni, aggiornate alla fine del 2011, provenienti dai 27 stati membri. Anche se mancano ancora quattro anni alla chiusura degli attuali programmi, la pubblicazione della Relazione Strategica non poteva avvenire in un momento più cruciale. Di fronte a un’opinione pubblica europea sfibrata dalle politiche di austerità e sempre più scettica nei confronti di Bruxelles, ecco infatti che la Commissione sfodera il suo fiore all’occhiello e lo presenta come possibile antidoto alla crisi.

La politica regionale dell’UE è finanziata da tre fondi principali: il fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il fondo sociale europeo (FSE) e il fondo di coesione. I finanziamenti alla politica regionale e di coesione per il periodo 2007-2013 ammontano a 347 miliardi di euro (pari al 35,7% del bilancio totale dell’UE per tale periodo). Tutti i programmi della Politica di Coesione sono cofinanziati dagli Stati membri: i finanziamenti totali disponibili arrivano dunque a quasi 700 miliardi di euro. Le tre linee di finanziamento perseguono uno (o più) dei seguenti obiettivi: convergenza e solidarietà tra regioni (81,5% del bilancio totale), competitività regionale e occupazione (16% del bilancio totale) e cooperazione territoriale europea (2,5%). Il FESR mira a rafforzare la coesione economica e sociale all’interno dell’UE correggendo gli squilibri fra le regioni e pertanto copre tutti e tre gli obiettivi. Il FSE ha come scopo invece quello di migliorare l’occupazione e le possibilità d’impiego su tutto il territorio europeo, intervenendo nell’ambito degli obiettivi di convergenza e di competitività regionale e occupazione. Infine, il fondo di coesione aiuta gli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media UE a coprire il proprio divario economico e sociale e a stabilizzare la propria economia, nell’ambito dell’obiettivo della convergenza tra regioni. Gli Stati membri ammissibili al fondo di coesione nel periodo 2007-2013 sono: Bulgaria, Romania, Cipro, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia.

In questo quadro generale, l’obbligo per la Commissione di redigere documenti di valutazione complessiva sull’impatto e l’efficacia della Politica di Coesione è stato introdotto soltanto nel 2007. La Relazione Strategica presentata giovedì scorso risponde infatti all’esigenza di accrescere il livello di trasparenza e accountability dei processi attuativi dei programmi di coesione adottati dai singoli stati membri e di incoraggiare un rinnovato e produttivo dibattito in seno alle stesse istituzioni UE. Inoltre, la Relazione permette di mettere in luce i progressi che i programmi regionali hanno portato ai cittadini europei fino ad oggi, con la prospettiva di ulteriori quattro anni prima del termine dell’attuale ciclo di programmazione e dunque un certo margine di miglioramento.

Il quadro che emerge dal rapporto Strategico, è piuttosto chiaro: la Politica di Coesione contribuisce significativamente ad arginare gli effetti della crisi economica in Europa e a produrre la tanto agognata crescita. Grazie ai diversi programmi attivati nell’ambito dell’ultimo ciclo della Politica di Coesione, 1,9 milioni di cittadini in più hanno accesso alla banda larga, 2,6 milioni di persone in più sono allacciate alle reti di distribuzione dell’acqua potabile e altri 2,4 milioni di persone hanno trovato un nuovo posto di lavoro grazie al Fondo sociale europeo. Inoltre, la Relazione documenta un’accelerazione dei risultati a partire dal 2010 per quanto riguarda gli obiettivi strategici in ambito occupazionale: a livello aggregato, quasi 400.000 posti di lavoro sono stati creati (la metà dei quali nel 2010/11) compresi 15.600 posti di lavoro nella ricerca e 167.000 posti di lavoro nelle PMI. In particolare, i Paesi che hanno registrato il numero più elevato di nuovi posti di lavoro sono il Regno Unito, l’Italia, la Germania, la Spagna, la Polonia e l’Ungheria.

La Politica di Coesione ha avuto dunque un effetto concretamente positivo, se non in certi casi addirittura anti-ciclico, in Paesi strutturalmente molto diversi tra loro. Al di là delle cifre, i rapporti nazionali di numerosi stati membri sottolineano come la Politica di Coesione abbia permesso ai singoli Stati di continuare a investire in settori economici di vitale importanza, quali: R&D, il sostegno alle PMI, le energie rinnovabili, la re-industrializzazione, le politiche di inclusione sociale, le riforme dei sistemi educativi e le sfide poste da un mercato del lavoro sempre più asfittico. Come ha commentato Lázsló Andor, Commissario UE per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione,

con la crisi i fondi UE della politica di coesione hanno acquistato un’importanza ancora maggiore quale fonte d’investimenti su tutto il territorio dell’Unione

lasciando intendere che anche la prossima generazione dei programmi di coesione non potrà prescindere dall’investimento in capitale sociale e umano.

Leggi il rapporto completo

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

Check Also

fondi

Fondi per investimenti: nuove linee guida da Bruxelles

Rilanciare la crescita e aumentare l’occupazione in Europa senza creare altro debito: sono queste le …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *