martedì , 14 agosto 2018
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La politica di coesione nel QFP 2014-2020 e le disparità educative tra le regioni dell’UE

All’inizio della settimana si è riunita nell’ala József Antall del Parlamento Europeo la commissione REGI, incaricata di sorvegliare sulle politiche di sviluppo regionale e coesione territoriale portate avanti dall’Unione. Diverse tematiche sono state affrontate e discusse nella riunione del 23-24 settembre, tra cui: la preparazione degli Stati membri ad un rapido avvio del nuovo periodo di programmazione della politica di coesione, la proposta di regolamento del Consiglio e del PE a proposito delle disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri in gravi difficoltà finanziarie e un progetto di parere destinato alla commissione ECON sull’attuazione delle priorità 2013 del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche. Infine, durante la riunione è stata presentata la relazione indipendente sulle disparità nell’istruzione tra le diverse regioni dell’UE, a cura di Sophia Eriksson Waterschoot, capo unità Istruzione e formazione nell’ambito della strategia Europa 2020.

A proposito dell’avvio del QFP 2014-2020, il relatore Derek Vaughan (S&D) ha presentato un documento di lavoro volto a stimolare il dibattito, soffermandosi su alcuni dei cambiamenti principali che interesseranno la politica di coesione a partire dall’anno prossimo: il coinvolgimento crescente di enti locali e regionali attraverso la creazione di accordi di partenariato, l’allineamento della politica di coesione con gli obiettivi della strategia Europa 2020, l’introduzione di criteri di condizionalità più stringenti e di un Quadro Strategico Comune (QSC) al fine di dare maggiore coerenza alla politica di coesione e di potenziarne al contempo l’efficacia.

A proposito della gestione finanziaria per gli Stati membri che si trovano in gravi difficoltà economiche, il Parlamento ha accolto con favore, pur proponendo alcuni emendamenti, la proposta della Commissione Europea volta a prolungare il periodo durante il quale aumenta il cofinanziamento degli Stati membri minacciati di trovarsi in gravi difficoltà finanziarie. Nel progetto di parere destinato alla commissione ECON in merito al semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche, la commissione REGI sottolinea invece l’importanza della politica di coesione quale principale strumento d’investimento, che gioca un ruolo centrale nel guidare l’UE e le sue regioni verso il superamento della crisi e verso un cammino di crescita inclusiva e sostenibile. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la commissione REGI pone l’accento sul fatto che è necessario adottare in tempi brevi ulteriori riforme, con un’attenzione particolare al miglioramento delle opportunità professionali per i giovani.

Infine, è stata presentata la relazione indipendente “Mind the Gap: Education Inequalities across EU Regions”, elaborata dalla DG Educazione e Cultura della Commissione, che traccia un quadro puntuale delle disparità educative non soltanto tra Stati, ma anche al loro interno. In particolare, il rapporto sottolinea come le differenze nei risultati nel campo dell’istruzione siano uguali (se non maggiori) tra una regione e l’altra di un singolo Stato, piuttosto che tra uno Stato e l’altro. Ad esempio, in almeno sette Stati membri dell’UE si registra una differenza superiore al 15% tra la regione con il numero più alto e quella con il numero più basso di diplomati dell’istruzione terziaria: Regno Unito, Francia, Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Slovacchia e Romania. Lo scarto per questa variabile è invece relativamente minore in Irlanda, Italia, Slovenia, Portogallo, Finlandia e Austria.

Per quanto riguarda invece le disuguaglianze tra Stati, le regioni con i tassi più elevati di persone con un titolo d’istruzione terziaria sono nel Regno Unito, in Belgio e nei Paesi Bassi, nel nord della Spagna e a Cipro; quelle con i tassi più bassi si trovano invece in Italia, in Portogallo e nell’Europa centrale e orientale. Le disparità territoriali nelle opportunità e nei risultati educativi riflettono disuguaglianze socio-economiche molto più profonde. Nell’ambito della politica di coesione, servono politiche che affrontino alla radice il problema della povertà e non solo interventi settoriali volti a ridurre le disparità tra regioni.

In foto la commissione REGI del PE durante una seduta (Foto: European Parliament)

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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