domenica , 18 febbraio 2018
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Consiglio Agricoltura: ancora ostacoli sulla strada della riforma della PAC

I negoziati sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) sembrano essere arrivati all’ultimo giro di boa. Con il voto del Parlamento Europeo del 13 marzo e del Consiglio Agricoltura del 18 marzo, infatti, si è dato avvio al cosiddetto trilogo per arrivare ad una posizione comune su come dovrà essere organizzata la politica agricola dell’Unione Europea nel prossimo settennato. Le discussioni vertono principalmente sui quattro regolamenti che costituiscono i pilastri della riforma:

1) il Regolamento sui pagamenti diretti, che gestisce l’assegnazione degli aiuti alle aziende agricole. Finita l’epoca in cui gli aiuti venivano distribuiti in base alla produzione, ora si sta andando sempre di più verso un regime di sostegno basato sulla superficie aziendale destinata all’attività agricola che rispetti una serie di parametri, come il benessere degli animali o la tutela dell’ambiente;

2) il Regolamento sul mercato comune, che riguarda gli strumenti di mercato, vale a dire le ben note quote latte, nonché le quote per lo zucchero e altre produzioni agricole;

3) il Regolamento per lo sviluppo rurale, che gestisce i programmi a favore dello sviluppo rurale, finanziati sia dagli Stati membri che dall’UE;

4) il Regolamento orizzontale, che presenta le regole per il finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC, comprese le sanzioni amministrative attribuibili a coloro che non le rispettano.

Se si pensa che è dal 2003 che l’Unione Europea non mette mano sulla PAC, a meno di piccoli cambiamenti relativi al grande allargamento verso l’Europa centro-orientale, si capisce la necessità – o forse sarebbe meglio dire l’urgenza – di riformare la politica agricola. Come da prassi, tuttavia, si tratta di un iter difficile: modificare la PAC significa non solo intervenire su una delle più antiche politiche dell’Europa unita, con tutto quel bagaglio di interessi ben sedimentati che la circondano, ma anche ridiscutere la visione che l’UE ha della sua agricoltura anche alla luce delle sfide nuove e vecchie che il settore agricolo deve affrontare.

Il Parlamento Europeo (PE), nel suo ultimo dibattito in merito, ha chiarito verso quale direzione la nuova politica agricola europea dovrebbe andare: gli europarlamentari si sono espressi in favore di un’agricoltura sostenibile, con aiuti non indiscriminati ma rivolti in particolare ai giovani e ai piccoli agricoltori e senza un aggravio di burocrazia. In linea con questo pensiero, il PE si è pronunciato contro l’estensione delle quote latte oltre il 2015 e a favore, invece, della pubblicazione dei beneficiari degli aiuti europei nel settore agricolo con diretta esclusione dei proprietari terrieri che non hanno introiti dalla coltivazione dei terreni, come aeroporti o centri sportivi. Nei decenni precedenti, infatti, gli aiuti verso questi operatori economici hanno scatenato forti polemiche che il PE non può che riportare.

Lunedì 13 maggio in Consiglio Agricoltura si è svolto dibattito di orientamento concentrato su tre punti, ovvero la definizione di “agricoltori attivi”, di “giovani agricoltori” e di “piccoli agricoltori”. Questi sono tra gli elementi su cui Consiglio, Parlamento e Commissione Europea hanno ancora posizioni divergenti. Il giro di tavolo svoltosi a Bruxelles in apertura di Consiglio ha dimostrato come le differenze siano ancora radicate e basate in particolare sulla possibilità di rendere alcune misure obbligatorie. Sia la Commissione che la presidenza irlandese hanno fatto appello agli Stati membri chiedendo di dimostrare una certa flessibilità.

Il Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos ha affermato che i richiami alla flessibilità non devono far perdere di vista l’origine comunitaria della politica agricola che deve essere appunto “comune” e non trasformata in una politica agricola “a la carte”. Come ha chiosato in conferenza stampa, un campo da golf non può essere considerato un terreno agricolo né in un Paese né in un altro.

Per quanto riguarda gli agricoltori attivi, la discussione ha riguardato in particolare la possibilità di rendere obbligatoria o facoltativa la negative list dei soggetti che non possono essere considerate agricoltori attivi e quindi destinatari dei pagamenti diretti. Tra le idee di compromesso si è fatta strada l’ipotesi di creare una lista obbligatoria ma più breve che, tuttavia, non è stata apprezzata da tutti.

Il secondo tema sul tavolo, ovvero quello dei giovani agricoltori, è altrettanto controverso.  Non tutti gli Stati membri sono a favore di uno schema obbligatorio perché ritengono che si tratti di misure che vadano considerate caso per caso a seconda delle specificità dell’agricoltura nazionale. Altri governi sono invece a favore di una sua obbligatorietà in quanto ritengono il problema del ricambio generazionale uno dei maggiori problemi dell’agricoltura europea a cui è necessario dare una risposta comunitaria su cui poi basare le azioni nazionali.

In ultimo, la questione dello schema a favore dei piccoli agricoltori. Parlamento e Consiglio hanno due idee differenti di come definire piccolo agricoltore: il primo propone una soglia di pagamenti pari a 1.500 euro, mentre il secondo pari a 1.000 euro. Se si trovasse un accordo su questo punto, resterebbe ancora aperta l’ipotesi di rendere lo schema di pagamenti vincolante come vorrebbe la Commissione. Alcuni Stati membri come il Belgio hanno però evidenziato il rischio che, grazie ad alcune sfasature, i grandi agricoltori potrebbero riuscire ad apparire come piccoli agricoltori e quindi di ricevere comunque il denaro.

La Presidenza ha rinnovato la volontà di raggiungere un accordo politico nel Consiglio Agricoltura di giugno su tutti e quattro i pacchetti, ovvero prima della scadenza del suo mandato, una volontà che anche gli Stati membri hanno appoggiato. Viene però da chiedersi quanto siano disposti a muoversi nella direzione di un compromesso per raggiungere tale obiettivo. L’entrata in vigore della PAC riformata, intanto, è già stata spostata al 1 gennaio 2015 e pertanto la Commissione ha dovuto presentare una proposta di correzioni transitorie in modo da restare nel vincolo di bilancio. A ciò si somma il fatto che il Quadro Finanziario Pluriannuale non è ancora stato approvato e quindi non si sa realmente su quante risorse si stia negoziando.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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