domenica , 18 febbraio 2018
18comix
Un test dell'etilometro condotto dalla polizia delle West Midlands nel Regno Unito - West Midlands Police Flickr 2012

Consumo di alcolici, il Regno Unito bacchetta l’Unione

L’UE non è stata in grado di sfruttare le potenzialità che le sono state attribuite dagli Stati per affrontare il problema legato all’uso di alcolici: sembra essere una vera e propria accusa o, a vederla diversamente, una forte sollecitazione quella lanciata dalla Camera dei Lord del Regno Unito in un rapporto di qualche settimana fa. Nella relazione inglese si sottolineano delle azioni indicate come prioritarie che l’UE stessa, senza delegare gli Stati, dovrebbe mettere in atto: non basta più solo un’attività di mero coordinamento delle politiche dei vari Stati, ma un intervento più incisivo e concreto da parte delle istituzioni comunitarie.

Alcolici, dramma incompreso nell’UE

L’alcool è la terza causa di malattie e morte in Europa e, secondo dati recenti, comporta il 25% dei decessi tra i giovani di età compresa tra 15 e 29 anni. L’abuso di alcool può provocare diverse conseguenze dannose, per la singola persona, ma anche per chi la circonda: il problema finisce per avere una ricaduta sull’intera comunità. L’azione europea infatti si concentra soprattutto su tre aspetti che danno l’idea della dimensione sociale del fenomeno. Innanzitutto i danni dell’alcool sui bambini: rischi per le donne incinta, abuso di bevande alcoliche tra minori, maltrattamenti che si possono subire in famiglia per atteggiamenti violenti di persone dipendenti da alcool. Il secondo aspetto è quello legato ai rischi alla guida e il terzo alle conseguenze nel luogo di lavoro: ritardi, disattenzioni e scarsa produttività, che si riverberano poi sul rendimento lavorativo e quindi sulle condizioni economiche dei cittadini.

Risposte poco convincenti

Cosa ha fatto allora l’Unione finora per contrastare la problematica sociale dell’alcool? Gli Stati membri hanno chiesto alla Commissione di elaborare dei Piani di azione, che indicassero alcune linee guida per orientare le varie legislazioni: è stata così confezionata nel 2006 una Strategia Europea, che però è scaduta nel 2012. Come hanno detto i parlamentari inglesi, era stato promesso un aggiornamento, che però non è ancora arrivato. Inoltre, come si legge nel report Health at Glance 2014, è stata prevista l’adozione di un piano di azione congiunta in linea con gli obiettivi della Strategia globale dell’Organizzazione Mondiale della Salute.

Nonostante il programma della Strategia Europea fosse sviluppato in più livelli (da quello dell’informazione e sensibilizzazione a quello più strettamente commerciale), è stato giudicato dai parlamentari inglesi scarsamente incisivo: occorre puntare sul profilo della tassazione e dell’etichettatura degli alcolici. In particolare l’UE dovrebbe imporre agli Stati di fissare prezzi più elevati e istituire il MUP (Minimum Unit Pricing), il prezzo minimo a cui vendere alcuni alcolici per disincentivarne il consumo, soprattutto presso i giovani. Per ora in Europa solo la Scozia lo prevede, ma potrebbe presto essere adottato anche in Inghilterra. Ciascuno Stato membro dovrebbe poi essere obbligato ad indicare nelle etichette degli alcolici alcuni dati come il grado, le calorie, avvertimenti per evitare gli eccessi (ad esempio il tasso alcolico consentito per mettersi alla guida), le raccomandazioni per le donne incinta.

Lo scenario italiano

In Italia lo scenario appare migliore non solo rispetto all’Inghilterra (in cui il tasso di morte per patologie legate all’alcool è quadruplicato negli ultimi quarant’anni), ma anche rispetto a molti altri Paesi europei: la Relazione al Parlamento del Ministro della Salute 2014, recentemente pubblicata, indica che il valore del consumo annuo pro capite di alcool puro rilevato è tra i più bassi d’Europa. Tuttavia anche nel nostro Paese occorre mantenere alta l’attenzione per le modalità di consumo più a rischio per la salute, soprattutto per il fenomeno del binge drinking, l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti in un breve arco di tempo, che si è diffuso in modo sconcertante tra i più giovani.

La linea europea è sicuramente molto positiva per quanto riguarda la sensibilizzazione e l’informazione: il rischio, denunciato più volte dagli esperti, è quello di normalizzare le pratiche di abuso e quindi di sottovalutarle. Dietro questa piaga sociale ci sono aspetti profondi da indagare, disagi da intercettare e da prevenire, diffondendo la responsabilità a tutti gli attori sociali, dalle scuole alle strutture sanitarie, dal mondo della politica a quello dell’economia, compresi produttori e commercianti.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

Check Also

Fake news: la Commissione Europea prova a reagire

La Commissione Europea si attiva contro la diffusione delle fake news. Dopo l’avvio della consultazione …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *