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Contrabbando di sigarette. Milioni di euro in fumo.

Un miliardo. Questo è il numero dei fumatori nel mondo. Un settimo della popolazione. È facile quindi immaginare quanto il mercato delle sigarette sia appetibile, soprattutto quello illegale. Ecco perché, mercoledì scorso, la Commissione Europea ha presentato una serie di misure di contrasto al traffico illecito di prodotti derivanti dal tabacco.

I dati sul contrabbando di sigarette in Europa sono allarmanti. Secondo le stime dello European Anti-Fraud Office (OLAF) questo traffico illecito produce una perdita di circa 10 miliardi di euro all’anno nel bilancio dell’Unione e dei suoi Stati membri. Tale perdita è principalmente dovuta alle tasse non pagate a cominciare da quelle doganali, per proseguire con l’IVA e le accise che ovunque si applicano a tali prodotti. Ma i danni all’economia europea non si fermano qui, perché il contrabbando di tabacco è un ottimo finanziatore della cosiddetta “shadow economy”: non a caso il monopolio su tale attività è detenuto dalle organizzazioni criminali, che in Europa ammontano a più di 3600. Infine, il traffico di sigarette fa sì che queste siano largamente disponibili a prezzi inferiori, cosa che mina le fondamenta di tutte le iniziative per ridurre il consumo di nicotina nei Paesi europei.

Nonostante i – miseri – 6 milioni destinati al contrasto del fenomeno nel quadro del programma Hercule II gestito dall’OLAF, il business dei trafficanti è in espansione. Secondo il KPMG Project Star Report il consumo di tabacco proveniente da commercio illecito ammontava all’8,4% del consumo totale nel 2007, per poi salire all’11,1% nel 2012. L’Italia non sfugge certo a questo trend, anzi nel primo trimestre del 2013 ha visto un’impennata del 300% rispetto all’analogo dato del 2011, con una perdita per l’erario che a fine 2013 si attesterebbe a circa 1,4 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti 400 milioni di mancati introiti della filiera.

Tratte del contrabbando di tabacco. (Foto: Commissione Europea)

Il tabacco che ogni giorno attraversa illecitamente i confini europei arriva principalmente e in ordine d’importanza da Cina, Emirati Arabi Uniti, Vietnam, Malesia, Russia, Singapore, Bielorussia e Ucraina. La prima, infatti, detiene il primato per le sigarette contraffatte, che salpano in direzione dei maggiori porti del Vecchio Continente, in special modo quelli greci.

Di fronte a questi dati il Commissario europeo Algirdas Šemeta ha parlato di “perdite inaccettabili” in un periodo come questo di tagli alla spesa pubblica. Per contrastare il traffico illecito, il pacchetto propone di rimediare alle lacune della legislazione vigente e d’intervenire in quattro aree specifiche: misure per limitare gli incentivi a contrabbandare tabacco; provvedimenti per aumentare la sicurezza della catena di distribuzione legale; un più deciso rigore nel far pagare le tasse dovute; il tutto corredato da sanzioni più severe per i trafficanti. Tale strategia verrà implementata completamente nel 2015.

Come sempre, anche in questo campo l’integrazione tra le politiche dei vari Stati membri è vitale, tanto più che si tratta di un fenomeno globale. I dazi doganali sono alti e valgono tra il 40% e il 58% del prezzo del prodotto e l’incidenza totale delle tasse sul tabacco varia molto arrivando a punte del 88,97% (Regno Unito). Oggi gli incentivi al contrabbando di sigarette sono ancora troppo appetitosi, così come andrebbero smussate le differenze di prezzo tra i Paesi dell’UE: il consumatore, spostandosi nel Vecchio Continente, può arrivare a pagare anche 206,41 euro in meno per 1000 sigarette, ossia più di 4 euro per un pacchetto da 20.

Il paragone con i nostri vicini ad Est è ancor più netto: lì le sigarette possono costare anche un ottavo. Andrebbero quindi prese delle iniziative per ridurre questo gap, che si traduce necessariamente nel guadagno del trafficante. Così come sono doverosi accordi bilaterali con i maggiori sostenitori di tale commercio illegale. I futuri negoziati con la Cina dovranno tenerne conto, così come le partnership e gli accordi di cooperazione con Vietnam, Singapore e Malesia devono essere la base per un migliore contrasto al fenomeno.

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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