domenica , 18 febbraio 2018
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Decreto Alstom: la Francia frena le acquisizioni straniere

Una storia che in tempo di crisi si conosce fin troppo bene: aziende che per un motivo o per l’altro finiscono in mani straniere. La Francia ha deciso di limitare questa possibilità, prevedendo che in sei settori chiave dell’economia un’azienda straniera che voglia acquistare o ottenere il controllo del 33% di una società francese possa farlo solo previa autorizzazione governativa. È questo il provvedimento sul “patriottismo economico” presentato dal premier francese Manuel Valls, sotto l’egida del Ministro dell’Economia, Arnaud Montebourg, lo scorso 15 maggio.

Una tendenza da una parte ispirata dal protezionismo economico cavallo di battaglia del Front National, dall’altra motivata dalla decisione di negare alla General Electric l’acquisto di Alstom energia, a beneficio della tedesca Siemens. O forse è l’ultimo colpo di coda del partito socialista che, alla vigilia della seconda chiamata elettorale dell’anno, vuole recuperare un po’ della sua ideologia, cercando di riportare lo Stato ad essere garante di alcune aree economiche. I settori in questione sono quelli della difesa, dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle telecomunicazioni e della sanità.

A dire il vero il decreto di Montebourg, denominato anche, senza troppi giri di parole, “decreto Alstom”, apparentemente sarebbe un’estensione di un decreto già previsto dalla legislazione francese e risalente al 2005, quando il governo guidato da Dominique de Villepin, sotto la presidenza di Jacques Chirac, decise di porre sotto controllo acquisizioni nel settore della difesa e della sicurezza. Solo apparentemente però. In realtà il provvedimento è apparso ai più come un prolungamento un po’ forzato del concetto più che legittimo di “difesa degli interessi nazionali” che, se era sicuramente applicabile nel settore della difesa, un po’ meno lo è nei settori a cui è stato esteso.

Conscio delle polemiche che un simile decreto avrebbe creato, Montebourg in un’intervista rilasciata al quotidiano francese Le Monde non ha esitato a mettere le mani avanti, sostenendo che simili decreti esistono in tutte le nazioni, anche europee, e che era quindi giusto che la Francia si adeguasse, riaffermando il suo potere e il suo controllo sui settori strategici dell’economia francese.

Anche a Bruxelles la nuova legislazione francese è stata vista con un certo sospetto. Ufficialmente la Commissione, per voce del Commissario Michel Barnier, ha confermato che analizzerà il testo e non ha per ora sollevato alcuna rimostranza, sostenendo che la difesa degli interessi strategici nazionali, ovvero la difesa dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale, è una prerogativa lasciata agli Stati, come sancito dagli stessi Trattati. Ufficiosamente tuttavia, il provvedimento non è piaciuto a molti, che piuttosto che di patriottismo preferiscono parlare di vero e proprio protezionismo. Il decreto Alstom rischia così di diventare l’ennesima questione di attrito tra la Francia e l’Unione Europea.

Non si tratta, tuttavia, della sola eurocrazia. Anche in patria il provvedimento non è stato ben accolto e se per certi versi era più che comprensibile una critica da parte dell’opposizione – che non si lascerebbe sfuggire una simile occasione in vista delle elezioni – sicuramente più dolorosa per il governo francese è la reazione dell’industria. Il Medef, ovvero la Confindustria francese, ha infatti espresso la sua contrarietà al decreto Alstom, affermando che si tratta di una risposta tardiva ad un problema strutturale.

A detta del Presidente del Medef, Pierre Gattaz, infatti, se davvero il governo avesse avuto a cuore l’economia non si sarebbe preoccupato di adottare un provvedimento ad hoc piuttosto maldestro, ma piuttosto di portare a compimento una serie di riforme annunciate, come il patto di responsabilità. Anche le prime analisi emerse sugli effetti di un simile decreto non sono confortanti: frenare gli investimenti esteri in settori strategici dell’economia, in un momento in cui la crescita è effettivamente un grosso problema, potrebbe essere controproducente.

In sostanza il decreto Alstom o Muntembourg o del patriottismo, come lo si voglia chiamare, rischia di generare più problemi che soluzioni, tanto al governo quanto all’economia francese: se da un lato salverà la Alstom dal gigante statunitense, dall’altro potrà compromettere l’attrattività della Francia agli occhi degli investitori stranieri.

Photo: © Alex van Herwijnen,2010, www.flickr.com

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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