martedì , 20 febbraio 2018
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Donne e processi decisionali: verso la parità di genere nelle leadership politiche

Si direbbe che, nelle settimane novembrine appena trascorse, il rosa sia stato uno dei colori predominanti nelle istituzioni dell’UE. Dopo il dibattito sulla prossima direttiva dell’Unione sulle quote rosa nei consigli d’amministrazione europei – poi approvata il 20 novembre dal Parlamento Europeo con 459 voti favorevoli, 148 contrari e 81 astensioni – il genere femminile torna a far parlare di sé nel Summit internazionaleWomen in Parliaments” (WIP), la cui edizione 2013 si è tenuta  tra il 27 e il 29 di novembre nella sede brussellese del Parlamento Europeo.

Dopo il binomio donne-impresa, arriva dunque l’altro pilastro delle politiche europee di pari opportunità e gender mainstreaming: il rapporto tra donne e politica. A tal proposito, la Commissione ha rilevato, nella Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015, che le donne sono decisamente sottorappresentate nei processi di decision-making, nonostante esse costituiscano la metà della forza lavoro e più della metà dei nuovi diplomati universitari dell’UE.

Occorre dunque – rileva ancora la Commissione – monitorare il progresso verso l’obiettivo del 40% di rappresentanza di un genere (maschile o femminile) nei gruppi parlamentari, e supportare le iniziative volte a sollecitare la partecipazione delle donne alle elezioni europee. Particolare enfasi è posta dall’istituzione guardiana dei Trattati sul ruolo delle donne nelle top positions del settore della ricerca, sottolineando come l’obiettivo fissato del 25% sia ancora lontano, dal momento che solo il 19% dei professori universitari risultano ad oggi essere donne.

Ma il Summit del WIP si è concentrato soprattutto sulla presenza delle donne nelle istituzioni rappresentative. Le date sono state scelte sulla base di una ricorrenza storica: 120 anni fa, infatti, il 28 Novembre 1893 le neozelandesi furono le prime donne nel mondo a votare alle elezioni nazionali. Tuttavia, è sulla capacità di elettorato passivo che si è concentrato il Summit dei giorni passati, argomento che costituisce la vera sfida del presente.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Parlamento Europeo dal Women in Parliaments Global Forum, fondazione internazionale indipendente e apartitica che ha l’obiettivo di creare una rete tra le donne che siedono nei Parlamenti di tutto il mondo. Il Summit 2013 ha visto riunirsi circa 400 parlamentari donne provenienti da più di 100 Stati, e più di 600 politici e attivisti di alto profilo. Una massiccia presenza femminile poco rappresentativa della realtà, dal momento che ad oggi la percentuale delle donne tra i rappresentanti politici non raggiunge neanche il 20%.

Tra i relatori al Summit, anche uomini come Martin Schultz, in qualità di Presidente dell’istituzione ospitante e Pascal Lamy, ex direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. In netta maggioranza le donne, tra cui spiccano le Vice-presidenti della Commissione Europea Viviane Reding, responsabile per giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, e Neelie Kroes, responsabile per l’agenda digitale, la strategia lanciata nel quadro di Europa 2020 per il supporto tecnologico alla crescita.

In seno alla discussione, sono stati sostenuti obiettivi quali il superamento degli stereotipi e delle percezioni errate (diffusissime) sulle donne leader, la necessità di ripristinare dignità, autostima e unità delle donne e l’insufficienza di misure legislative a favore della parità se non accompagnate da un adeguato cambiamento della mentalità collettiva.

Notevoli sforzi sono stati profusi dunque, questo mese, per non dimenticare che la leadership femminile può essere fonte di cambiamento in positivo. Si auspica, come sempre, che la consapevolezza sul ruolo delle donne non si palesi solo occasionalmente e che gli indicatori sulle presenze femminili di alto profilo nel mondo lavorativo e politico possano un giorno far constatare che quote rosa e obiettivi di genere siano solo un lontano – seppur necessario – ricordo.

In foto il Commissario europeo Viviane Reding, al centro, nel corso dei lavori del Summit (Foto: European Parliament)

 

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

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