martedì , 21 agosto 2018
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Photo © Yann Caradec - www.flickr.com, 2014

Droni: verso una normativa comune europea?

L’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) ha presentato il 12 marzo 2015 il nuovo approccio normativo per garantire un utilizzo sicuro dei sistemi aerei pilotati a distanza (RPAS, dall’inglese Remotely Piloted Aircraft Systems), comunemente conosciuti come droni. L’EASA è l’Authority europea per la sicurezza aerea. Nata nel 2002, l’Agenzia ha sede a Colonia, in Germania, e conta più di 650 funzionari ed esperti provenienti da tutta Europa.

Le regole sui droni negli Stati Uniti

L’annuncio è arrivato solo qualche giorno prima rispetto a una notizia ben più eclatante, proveniente dall’altra sponda dell’Atlantico. Il 20 marzo, l’autorità statunitense di supervisone del settore aereo ha infatti autorizzato Amazon a effettuare test all’aperto sui droni, rendendo così un po’ meno lontano l’obiettivo del colosso dell’e-commerce di attivare un servizo di consegna super veloce.

C’è poco da fare: in fatto di norme applicate alle nuove tecnologie, gli Stati Uniti sono sempre due passi avanti rispetto all’Europa. All’inizio del 2015, la Federal Aviation Commission (FAA) americana ha proposto infatti una prima bozza di regolamento sull’uso dei droni per scopi commerciali. Si tratta solo di una bozza, ma è pur sempre un inizio. L’UE, invece, sta ancora lavorando per unformare le regole che ad oggi sono diverse da Paese a Paese. Ma ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Il quadro normativo europeo

Il nuovo quadro normativo adottato dall’EASA rappresenta comunque un primo passo importante. Questo nuovo approccio, denominato Concept of Operations, prevede una serie di regole per l’integrazione dei droni nello spazio aereo civile europeo, con un duplice scopo: fornire la necessaria flessibilità ad un nuovo settore industriale che ha bisogno di maturare e innovare e, allo stesso tempo, assicurare il giusto livello di protezione per i cittadini e le merci in Europa.

Il nuovo approccio suddivide i droni in tre categorie – aperta, specifica e certificata – ognuna delle quali è soggetta a un regime normativo differente. I droni della categoria aperta non avranno bisogno di autorizzazione da parte di un’autorità per l’aviazione civile (come l’ENAC in Italia) per poter volare, ma il loro raggio d’azione sarà soggetto ad alcune limitazioni specifiche, come ad esempio la distanza minima da tenere rispetto alle persone. Rientrano invece nella categoria specifica tutte le operazioni che presentano un rischio aereo maggiore per le persone sorvolate o che implicano una condivisone dello spazio aereo e, di conseguenza, necessitano di un’autorizzazione da parte delle autorità competenti per poter operare. Quando il rischio aereo si avvicina a quello di un normale velivolo con equipaggio, il drone viene inserito invece nella categoria delle operazioni certificate e sarà dunque considerato alla stregua di un normale aeromobile dotato di pilota.

Le norme di sicurezza contenute nel Concept of Operations dell’EASA, insieme ai regolamenti già adottati da alcuni Stati membri, costituiscono il paradigma normativo europeo in materia di droni. L’obiettivo è arrivare ad un pacchetto di norme armonizzate a livello globale.  Un quadro normativo comune è indispensabile per rendere più competitiva l’industria europea dell’aviazione. La strada è ancora lunga. Se però è vero – come sostiene una relazione della Camera dei Lord – che l’industria dei droni può creare 150.000 posti di lavoro entro in Europa entro il 2050, allora vale la pena percorrerla fino in fondo.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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