domenica , 18 febbraio 2018
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Eastmed: dal Mediterraneo l’alternativa al gas russo

Non sembra, ma il gas naturale è intorno a noi: si parla del 40% dei consumi domestici totali, indispensabile per cucinare, riscaldare acqua e ambienti. Al momento il nostro Paese, l’Italia, compra il 65% del suo gas e, come del resto gran parte dell’Europa, è dipendente dall’import. Forse passeranno decenni, ma alcune scoperte stanno per cambiare la geografia delle estrazioni. L’Europa oggi russo-dipendente potrebbe un domani contare sul Mediterraneo Orientale per i rifornimenti di gas naturale.

Una strada aperta nel 2010 con la scoperta di un grande giacimento a 130 km dalla costa di Israele e che arriva fino a quelle cipriote. Un gigante che desta da subito problemi per la sua localizzazione. Da quanto si è appreso finora infatti, i giacimenti sarebbero quattro: tre in acque israeliane, il Leviathan, e solo uno in quelle cipriote, il Cyprus A. Le possibilità e gli accordi politici sul tavolo sono molteplici. Qualora si riuscisse a portare alla luce il metano, non si esclude una collaborazione turco-israeliana per venderlo all’Europa, con grande rammarico non solo della Russia, ma anche di tutti quei Paesi in Medio Oriente che di questo vivono, come Iran, Siria e Qatar.

Dall’altro lato anche Cipro sta valutando le alternative migliori, nonostante le sue controversie interne: Cipro del Nord, sotto la giurisdizione turca, non vuole certo rimanere a guardare e cerca di rivendicare le scoperte, proponendosi come unico acquirente. Il pretesto delle riserve potrebbe in realtà riavvicinare Nicosia e Ankara, che da anni non trovano un accordo sull’unificazione dell’isola e, con l’aiuto degli altri Paesi coinvolti, convogliare il flusso in un solo gasdotto di matrice europea: EastMed, un collegamento tra Israele, Cipro, Grecia e Italia.

Il progetto inserito l’anno scorso dall’Unione Europea nei cosiddetti Pci, “progetti d’interesse comune”, è stato approvato dalla Commissione insieme ad altre 250 proposte per l’indipendenza energetica. La corsa al gas non risparmia neanche la Russia che, qualora in un futuro l’estrazione nel bacino di Levante diventasse realtà, rischierebbe di rimanere tagliata fuori dai giochi. La russa Gazprom, la più grande compagnia di estrazione di gas naturale al mondo, ha già provato nel 2013 a indirizzare a proprio favore la situazione, approfittando del pessimo stato dei fondi ciprioti, e proponendo un bailout per le banche cipriote, cioè un’iniezione di liquidità per soddisfare i bisogni finanziari a breve termini. Voce per altro respinta dal Presidente di Cipro.

Una battaglia di insinuazioni che non risparmia neanche l’Europa, accusata dello stesso tentativo. Sullo sfondo poi il difficile rapporto tra Israele e Turchia, che blocca per ora qualsiasi accordo sullo sfruttamento dei giacimenti. Prima che alla diplomazia però bisogna dar voce agli esperti: i geologi non sono sicuri di quanto gas sia in ballo e della possibilità di raggiungerlo. Mentre i governi ne parlano come se l’avessero già in mano, per ora i giacimenti rimangono lontani sotto chilometri d’acqua e di roccia. Riserve non provate e ancora offshore che per essere attive potrebbero necessitare un decennio.

Anche sulla quantità di gas i numeri sono incerti e i pareri discordanti. Al momento si parla della possibilità di estrarre 450 miliardi di metri cubi, 200 dei quali in acque cipriote. Una cifra considerevole se si pensa che il consumo medio annuale dell’Europa si aggira intorno ai 500 miliardi, di cui 125 provenienti dalla Russia. La politica però non aspetta e ha già iniziato da qualche anno una battaglia a suon di corteggiamenti internazionali, non solo sul fronte israelo-cipriota.

Altro candidato a poter rendere un giorno l’Italia uno svincolo per il passaggio energetico è il Tap, Trans Atlantic Pipeline, il gasdotto che collegherebbe i giacimenti dell’Azerbaijan alle coste pugliesi. Qui non si parla di decenni, il Tap potrebbe vedere la luce nel giro di qualche anno e ampliarsi in un secondo momento ai Paesi nord europei mettendo a serio rischio il monopolio russo. Una ragnatela di collegamenti energetici che abbraccerebbe volentieri anche quelli del gas proveniente da Cipro e Israele, in un unico grande labirinto sotterraneo. Un corridoio Sud, cipriota o azero, renderebbe l’intera Europa meno vincolata ai prezzi e agli umori russi (si vedano le tensioni in Ucraina), limitando poi la dipendenza energetica da Mosca.

(Foto: Dan Davison – Flickr)

L' Autore - Redazione Europae

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One comment

  1. Pier Luigi Caffese

    Nota per i gasisti o metanieri a vita.La tecnologia moderna ci fornisce biogas e syngas da rinnovabili.Chi dice che nella rete gas bisogna continuare a mettere gas importato invece di syngas fatto da noi,Che significa che il gas vale il 40% se con il power to syngas posso produrmelo in Italia,Perchp devo licenziare per pagare gas russo o arabo.Chi dice che dall’acqua non si puo’ fare syngas.chi lo afferma è ignorante e distruttore di ricchezza italica.

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