giovedì , 22 febbraio 2018
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“EBPO”: il terzo alfabeto europeo?

Il 10 gennaio al Museo Archeologico di Francoforte è stata presentata ufficialmente la nuova banconota da €5 appartenente alla seconda serie, che entrerà in circolazione a partire dal 2 maggio. Gli articoli e i telegiornali di quei giorni si dilungarono sui nuovi sistemi pensati contro i falsari: la nuova filigrana con il volto del personaggio mitico di Europa, il filo di sicurezza e gli elementi stampati in rilievo. Pochi si accorsero di un cambiamento dai grandi risvolti: la comparsa di un terzo alfabeto. Dopo il l’alfabeto latino (EURO), quello greco (EYPΩ), si aggiunge ora il cirillico (EBPO). Segno di un’Europa in continuo divenire, che si arricchisce comprendendo al suo interno una nuova famiglia linguistica e culturale. Il cirillico era già entrato a far parte dell’Unione nel 2007, quando la Bulgaria era diventata un nuovo membro. Ciò che dovrebbe stupire è che la Bulgaria non ha ancora introdotto l’Euro.

Come leggere quindi questa inclusione del terzo alfabeto sulle nuove banconote? In Italia non se n’è discusso, ma altrove la notizia è stata accolta positivamente e analizzata con cura. Dove? Naturalmente nei Balcani, nel cosiddetto “giardino d’Europa”, in cui Croazia, Montenegro, Serbia, Ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, Albania, Bosnia-Erzegovina e Kosovo hanno da tempo iniziato il lungo percorso di riforme e colloqui che un giorno li porterà ad essere le new entry nell’UE. Qui la comparsa dell’alfabeto cirillico sui nuovi €5 è stata letta come un segno favorevole per un futuro europeo, ridando fiducia nel difficile percorso che stanno attraversando.

La strada per raggiungere lo status di membro dell’Unione è, infatti, tutt’altro che semplice. È formata da tre scalini da superare: prima di tutto la soddisfazione dei “criteri di Copenaghen”: riassumibili in rispetto dei diritti umani, protezione delle minoranze, solide istituzioni democratiche e un’economia di mercato. Una volta superato il primo scoglio, l’Unione procede mettendo in campo diversi negoziati per far sì che il candidato membro possa recepire la legislazione europea in ogni materia: dalla sanità al turismo. Solo in seguito ad anni di lavoro lo Stato potrà accedere all’Unione come membro ufficiale. Il primo Paese balcanico a far parte dell’UE fu la Grecia nel 1981, il prossimo ad aggiungersi sarà la Croazia durante l’estate 2013.

La nuova serie di Euro sembra quasi strizzare l’occhio all’Est Europa: non è solo il cirillico, ma anche la raffigurazione del viso della ninfa Europa, quasi a ricordare che le radici dell’Europa sono da ricercare in un Paese balcanico: la Grecia. Un segno ben augurante? Lo sperano in tanti. Ne è sicura il vicepremier serbo con delega all’Integrazione Europea Suzana Grubjesic, secondo la quale il report dell’Unione previsto nei prossimi mesi sui miglioramenti compiuti dalla Serbia nella difficile strada verso l’UE sarà certamente positivo. Lo spera la Croazia, in attesa che tutti i 27 membri ratifichino l’accordo di adesione: fra i 7 che ancora non hanno dato il proprio assenso c’è la Slovenia, con la quale la Croazia ha alcune questioni irrisolte risalenti alla dissoluzione della Federazione Jugoslava. Lo sperano le popolazioni che vivono sul confine fra Kosovo e Serbia, un’area ancora “calda”, dove la convivenza fra le due nazionalità risulta difficoltosa. I più ottimisti si augurano che presto in Europa compaia una nuova lingua: l’ex-jugoslavo, riportando in vita l’idioma che unisce Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Montenegro.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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12 comments

  1. la lingua che unisce Croazia, Serbia, Bosnia e Montenegro esiste, è stata creata nell’Ottocento (come l’italiano stesso, ed il tedesco) sulla base di un dialetto dell’Erzegovina e tutt’ora rappresenta un continuum linguistico riconosciuto dai linguisti a livello internazionale, ma non da molti a livello regionale per questioni chiaramente politiche. Si può negare quanto si vuole, ma questa è evidenza.

    Tuttavia il Kosovo, il Kosovo etnicamente albanese (perché lo stato multietnico di cui parlano, non esiste), non c’entra nulla.. L’albanese non è una lingua slava e seppure abbia risentito nei secoli di molti slavismi esistenti nella lingua, un albanese non può certo capire un croato o un serbo quando parlano la loro lingua e viceversa.

  2. . . . i più OTTIMISTI citati a fine articolo sono probabilmente i più IGNORANTI,visto ke non esiste un idioma
    ex-jugoslavo perché già la JUGOSLAVIA è stata un’INVENZIONE geopolitica. Infatti fortunatamente ci ha
    pensato la STORIA-come sappiamo-a rimettere le caselle al proprio posto.

  3. Molte aziende che sono nell’est europa sono italiane, e ci sono andate ben prima che ci fosse l’unione, ed hanno dovuto accettare come soci i governi dell’est. Così era e così è.
    Quindi l’europa non ha portato alcun progresso.
    La globalizzazione ha aiutato solo la Cina.
    E la vostra europa oltre a tante altre cose che non ha fatto, non ha parificato i trattamenti salariali unico punto di equilibrio per un unione.
    Voi che andate in quei paesi provate a chiedere ai lavoratori della FIAT quanto vengono pagati e se hanno un sindacato libero.
    Io sarò pure ignorante, non sono laureato o laureando in Scienze Politiche, ma voi siete dei sognatori filocomunisti, spero che possiate andare a lavorare in quei paesi, così avremo qualche pseudo comunista in Italia.
    E con questo chiudo. Cantatevela pure tra di voi. Mi era stato chiesto di leggere quest’articolo e dire cosa ne penso, l’ho fatto quindi basta. Ricordo a voi giovanotti che della gente è morta per difendere i confini italici, chi difende l’europeismo sputa in faccia a quelle persone.

    • Caro Leonardo,
      Io anche sono talvolta in disaccordo con le politiche comunitarie dell’UE e talvolta anche con le opinioni espresse su questo blog, quindi non mi considero uno di quelli – come dici tu – che “se la canta tra di noi”.
      Permettimi però di spiegarti perché secondo me stai sbagliando, soprattutto sui dati economici.
      E’ vero, ciò che ieri costava mille lire, oggi costa un euro. Ma è anche vero che ciò che negli anni ’80 costava mille lire, negli anni ’90 ne costava 200. Il perché di questo fenomeno si chiama “inflazione”, ed è processo normale e spesso inevitabile, e di ben poco danno quando gli stipendi reali si adeguano all’aumento dei prezzi. Se ci pensi bene, se nel 1992 prendevi un milione di lire come stipendio, oggi – a parità di impiego – prendi 1200 euro. Siamo d’accordo sul fatto che un processo inflazionistico c’è stato dall’entrata dell’euro a oggi, ma sicuramente inferiore a quella che abbiamo provato in Italia negli anni ’80 e ’90. E non lo dico io, ti invito a guardare i dati che trovi su internet.

      Certo, oggi il potere d’acquisto è diminuito, cioè “a parità di stipendio puoi comprare meno cose”. Ma la causa di tutto questo io la imputerei al clima recessivo europeo e in particolare italiano. Altrimenti non si spiegherebbe come dal 2000 al 2005 il potere d’acquisto non si sia eroso particolarmente, nonostante l’euro fosse pienamente in funzione.
      Se vogliamo dare la colpa ad alcune delle politiche comunitarie e governative italiane, di questo possiamo discuterne e possiamo anche darci ragione a vicenda. Ma io le dico che l’euro in quanto tale ha giovato enormemente all’Italia, soprattutto per l’abbassamento dei tassi d’interesse sul debito che ha portato al risparmio di parecchi quattrini per lo Stato. E ancora, qui possiamo discutere su come sono stati spesi quei soldi, e convenire ancora una volta sulla cattiva gestione dello Stato.
      Dare la colpa all’euro in quanto tale è estremamente riduttivo. Se basta dire “quando c’era la lira stavo meglio, ora che c’è l’euro sto peggio”, allora posso dedurre che è anche colpa – ad esempio – dello scioglimento delle Spice Girls. Se ci pensi nel ’92 c’erano, e oggi non più…

      Io ammiro e rispetto, come tutti, coloro che hanno combattuto per l’Italia e per la sua sovranità. Ma qui il discorso è profondamente diverso, non c’è nessun nemico da combattere, non c’è un’armata austro ungarica alle porte che vuole privarci della nostra libertà. Si tratta solo di convergere verso un processo d’unione monetaria, economica e politica. E io mi auguro che accada, perché, permettimi una banalizzazione, “l’unione fa la forza”.
      Secondo il tuo ragionamento ci sarebbe anche da far incazzare la memoria di tutti i patrioti che combatterono per i confini della propria città, anziché per l’Italia intera. E quale soluzione dunque? Conservare tanti microcosmi indipendenti come un’anarchia comunista? Visto il tuo odio per i comunisti, credo proprio non sia la soluzione che vorresti.

      • [Il seguente commento è stato moderato]

        Vedi quanto sei e quanto siete ignoranti!!! Io non mi riferivo all’impero austroungarico, ma a quelli che sono morti combattendo sotto il motto “dei sacri confini guardia sicura”. E non sapete neppure chi fossero, il resto è solo becero comunismo.
        Rispondimi, perchè non c’è unione salariale?
        Perchè la Germania detta legge?
        Perchè quel *** di Draghi è lì dopo aver fatto il consigliere economico del governo greco?
        Cosa c’è di comunista in quello che io scrivo?
        Anarchia comunista? Ma quando mai, totalitarismo becero comunista fino a quando esisteva l’URSS, quando la gente faceva la fila per cambiare una lampadina bruciata con una nuova, e adesso ci sono i grandi ricchi che investono nell’ovest e i poveri che continuano a morire di fame, all’ovest investono non nel loro est!!
        [Frase Censurata]

        [Utente Bloccato per ripetuta violazione delle norme di utilizzo del sito. E’ benvenuta e ricercata la libertà di espressione per stimolare interessanti contraddittori, anche duri. Non è tollerato il ricorso a insulti razziali poiché ciò viola, prima che la legge, il comune buongusto]

        • Antonio Scarazzini

          Caro Leonardo,

          io apprezzo particolarmente la vivacità con cui hai approcciato a questo argomento. Personalmente non condivido la tua idea: l’unione salariale e il “dominio” della Germania sono effettivi problemi dell’integrazione europea. Bisogna ammettere che l’unione salariale dipende da una differenza enorme tra i sistemi economici dei singoli Stati: io sono prontissimo a proporre un’unione salariale, basta sapere che gli italiani saranno i primi a pagare se proprio dobbiamo fare una lista di vincenti e perdenti.
          Il mio parere è che si sia imposto a guida dell’integrazione il sistema politico-economico più efficiente, ossia quello tedesco.

          Sulla questione balcanica non voglio invece controbattere perché l’aver tirato in ballo posizioni come il comunismo, denota un fondamento ideologico che non voglio condividere ed alimentare perché assolutamente inutile. Mi basta guardare all’entusiasmo con cui la Croazia aspira ad entrare in Europa e nell’euro, in un momento così “disastrato”, per convincermi che l’integrazione europea sia la scelta giusta.

          Ti richiamo invece su un particolare: pur apprezzando il contribuito il tuo tono è stato sin dall’inizio sopra le righe; noi non vogliamo convincere nessuno delle nostre idee, siamo aperti allo scambio di opinioni, ma potrai comprendere chi non condivide la tua scarsa approvazione per l’Est né la facilità con cui fornisci giudizi sul grado di conoscenza di ognuno. Parlo a titolo personale e a nome di tutti: commenti di stampo marcatamente razzista come quello che hai fornito non sono assolutamente tollerati, non accettiamo lezioni di moralità da chi condivide simili posizioni. Siamo tutti nipoti di una generazione che ha vissuto la guerra: mio nonno personalmente ha visto morire davanti ai suoi occhi centinaia di giovani, uccisi da persone che condividevano purtroppo l’odio per una o più razze. E quando mi ha raccontato che, persino nella miseria di un campo di concentramento, internati polacchi si rifiutavano di parlare con greci e così via, ho creduto che il futuro dell’Europa debba essere diverso da quello che tu in certe misure proponi.

  4. Leonardo Rimbotti

    Sono tutte stronzate, l’est europa deve stare con i Russi, spero solo che si ricostituisca il COMECOM, che ci sia nuovamente un muro tra est e ovest.
    Noi pagheremo più caro il gas ed il petrolio, loro pagheranno molto di più per i prodotti europei che non sanno minimamente come produrre.
    Sono paesi corrotti più dell’Italia, forse che voi giovani vorreste che il fenomeno si espanda?
    Che la mafia Russa e quella dei Balcani si unisca alla mafia di italiche origini e con questo termine voglio comprendere tutte le organizzazioni malavitose, per creare un pool economico trasversale?
    Ricordatevi che oltre al petrolio ed al gas, noi abbiamo importato solo delinquenza da quei paesi.
    Ne abbiamo abbastanza della nostra…..
    Per quanto riguarda le politiche economiche europee, meglio lasciare perdere, hanno creato più danno che profitto, meno che per la Germania, che ha fatto il cambio euro-marco uno a uno….
    Sara, pensa ai problemi sociali dei Balcani, ma lascia stare l’economia, l’euro e tutte le schifezze che si è portato appresso.
    Forse non ricordi che quello che costava 1000 lire il giorno dopo costava un euro ovvero quasi 2000 lire.
    E con la crisi che abbiamo, ci dobbiamo ancora caricare di questa legna verde?
    Ma vadano al diavolo i paesi dell’est, abituati, peggio di noi, a vivere di assistenzialismo garantito dalla grande madre Russia!!!
    SPERO TANTO CHE NON CI SIA IL TERZO ALFABETO!!

    • Giuseppe F. Passanante

      Caro Leonardo,
      Molti prodotti di ogni genere di aziende con sede in Europa Occidentale sono prodotti in Europa Orientale, quindi sanno molto bene come produrli e li producono.
      Il fenomeno che si espande con l’allargamento dell’UE è il buon governo, visto che la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata sono tra le priorità dell’agenda politica, con le quali i governi dei paesi coinvolti dagli allargamenti a Est hanno dovuto fare i conti.
      La mafia russa, balcanica, italiana e tutte le altre mafie del mondo sono unite da molto prima che alcun paese dell’Est si fosse candidato alla mambership. La mafia va combattuta con la cooperazione internazionale, non con l’isolazionismo. Leggiti Misha Glenny su questo argomento.
      Le politiche economiche dell’UE sono un argomento troppo complesso per essere affrontato in un semplice commento. Quindi, come proponi tu, lasciamo da parte l’economia.
      Alcuni paesi dell’Europa dell’Est nell’immediato dopoguerra dovettero pagare onerose riparazioni all’URSS perché ritenuti paesi sconfitti. Mentre che facevano parte del COMECON questi paesi importavano molti beni dall’URSS a prezzi assai più bassi di quelli di mercato e ne importavano molti altri a prezzi assai più alti. Questo tipo di rapporti non lo definirei assistenzialismo.
      Nonostante la tua ignoranza, i tuoi pregiudizi che di essa ne sono il frutto e il tuo odio razziale, il terzo (solo per ordine cronologico) alfabeto ci sarà.

    • Caro Riccardo,
      Lei veramente crede che un “muro tra est e ovest” possa evitare il “pool economico trasversale”? In un mondo globalizzato crede veramente che non sia invece più interessante proporre strategie congiunte di lotta al crimine organizzato?
      L’abbassamento dei costi per petrolio e gas si otterrebbe viceversa da un unione vera degli stati europei, i quali, insieme (più siamo meglio è), avrebbero maggiore potere contrattuale.
      Per quanto riguarda le “politiche economiche europee” la invito a seguire Rivista Europae nei prossimi giorni e settimane, Le garantisco che troverà argomenti per criticare senza disprezzare. Un esempio: se Lei oggi in Italia sta iniziando ad intravedere un barlume di concorrenza nel mercato dell’energia lo deve all’Europa sa? Oppure, se Lei volesse stabilire un’attività economica in Europa oggi lo può fare con facilità, senza che le si frappongano muri ecc..
      Europae è impegnata a dare spazio a tutti i punti di vista, anche quelli acriticamente esclusivi come il suo. Lasci però che chi scrive su questo portale possa esprimere le proprie.

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