giovedì , 16 agosto 2018
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Energia: Barroso e Tusk premono per l’unione energetica

Si è conclusa ieri a Bruxelles la sessione finale della High-level conference “Paving the way for a european energy security”, la conferenza sulla sicurezza energetica in Europa. Dopo una breve introduzione del Commissario all’Energia Gunther Oëttinger, ha preso la parola José Manuel Barroso. Il Presidente, nel suo discorso, ha voluto subito affrontare con toni duri la vicenda Ucraina. Dapprima ha sottolineando come essa rappresenti un serio pericolo per l’Europa – arrivando persino a citare la cortina di ferro – e in seguito ha proseguito affermando che a Bruxelles si predilige la “rule of law” rispetto alla “rule of force”. Un palese riferimento a Putin. Barroso ha poi detto molto chiaramente che l’Unione Europea può uscire da questa impasse ucraina solamente in un modo: unita.

Il Presidente successivamente ha sottolineato come negli anni passati siano stati numerosi gli avvertimenti lanciati dalla Commissione in merito alla sicurezza energetica, ma come essi siano stati poco ascoltati. A suo parere, l’attenzione generale era rivolta ad un problema in quel momento più scottante, ovvero la crisi finanziaria. Tuttavia, adesso l’emergenza più preoccupante per Bruxelles riguarda proprio la sicurezza energetica. Secondo Barroso è necessario un ulteriore passo avanti verso l’indipendenza da Mosca e l’unico modo per compierlo è attraverso una maggiore cooperazione degli Stati membri.

Il Presidente della Commissione ha poi ricordato come le crisi energetiche avvenute dal 2006 al 2009 siano state un serio monito per l’UE. Da quel momento – ha aggiunto – la Commissione ha fatto molto, soprattutto incoraggiando i Paesi membri a migliorare la loro efficienza energetica, seguendo gli obbiettivi prefissati per il 2020.

Tuttavia, per Barroso l’efficienza energetica non è l’unico strumento con cui poter diminuire la dipendenza da Mosca. Sarebbe infatti opportuno sfruttare le risorse di petrolio e gas presenti in Europa, spingendosi soprattutto verso i nuovi giacimenti scoperti nel Mediterraneo dell’Est, non ancora utilizzati, e prendendo anche in considerazione l’utilizzo dello shale gas presente nel sottosuolo di alcuni dei Paesi Membri. Barroso ha poi concluso il suo discorso sottolineando con fermezza come l’energia possa essere il volano con cui arrivare ad una maggiore integrazione europea, citando la medesima funzione che ebbe la CECA a suo tempo.

La parola è passata a Donald Tusk, uno dei principali promotori di un’unione energetica europea. Tusk ha voluto subito chiarire come la dipendenza da Mosca non sia solamente un problema legato all’attuale crisi ucraina. La sicurezza energetica europea, infatti, è fondamentale anche perché è in grado di influenzare Bruxelles in altre delle sue sfere d’azione. La prima è relativa alla debolezza della politica internazionale dell’Unione, evidenziata ancora una volta dai fatti di Kiev e che ha impedito, secondo lo stesso Tusk, di emanare sanzioni più severe verso Mosca. In secondo luogo, la dipendenza dalla Russia restringe notevolmente anche il potere economico dell’UE.

Il Primo Ministro polacco ha in seguito sottolineato come proprio nei momenti di crisi sia possibile trovare nuove soluzioni. Esattamente quanto successo con la recente crisi finanziaria: Bruxelles ne è uscita più forte di prima. Secondo Tusk, se per la crisi finanziaria la soluzione è stata trovata attraverso la creazione di un’unione bancaria, altrettanto può e deve essere fatto in campo energetico.

Secondo il leader polacco, il mercato del gas rappresenta il nodo cruciale della questione dell’energia in Europa. Questo necessita di una maggiore integrazione e trasparenza: troppo spesso l’UE non ha avuto la possibilità di prendere parte ad accordi commerciali nel settore energetico tra compagnie degli Stati membri e Paesi terzi, non avendo così alcun potere decisionale in merito. In chiusura del suo discorso Tusk ha poi voluto ribadire quanto detto in precedenza da Barroso: l’Unione deve sfruttare tutte le risorse energetiche interne, pur di diminuire la dipendenza da Mosca. Il leader polacco ha poi aggiunto che queste risorse possono comprendere anche il carbone.

Resta da capire se il gioco vale la candela: è giusto, per attenuare la dipendenza energetica europea, fare due passi indietro in termini di ambiente e inquinamento?

In foto Donald Tusk e José Manuel Barroso discutono prima della Conferenza (Foto: European Commission) 

L' Autore - Nicola Costanzo

Responsabile Energia - Laureato magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino con una tesi sul ruolo che Aldo Moro ebbe nella politica mediorientale italiana e nei relativi rapporti con gli Stati Uniti. Appassionato di relazioni internazionali, geopolitica e politica energetica, nutro un forte interesse verso le relazioni che l’Europa intesse con il resto del mondo. Orgoglioso di fare parte di questa rivista.

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