mercoledì , 21 febbraio 2018
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Acciaio, energia, innovazione: Tajani rilancia un’industria a tre punte

«Dopo anni di amore per la finanza, con la crisi si è scoperto che senza politica industriale non c’è crescita e c’è il rischio di continuare a perdere lavoro». Con queste parole il Vice Presidente della Commissione, Antonio Tajani, ha introdotto alle commissioni attività produttive e politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati, a Roma, il Piano d’azione della Commissione Europea per una siderurgia competitiva e sostenibile.

Anche in occasione di questa audizione alla Camera, il Commissario Tajani non ha perso l’occasione per sottolineare l’importanza e l’urgenza di questo Piano d’azione che, dopo decenni di silenzio in materia da parte dell’UE, ha l’obiettivo ambizioso di reindustrializzare l’Europa, ovvero di avviare una politica industriale moderna, non inquinante, che punti sul vero valore aggiunto della produzione europea: la qualità. Con il Consiglio Europeo del prossimo febbraio dedicato alla politica industriale, l’Unione Europea finalmente affronterà il tema in maniera omnicomprensiva e sarà in grado, o per lo meno così si spera, di affiancare al fiscal compact un “industrial compact”, che andrà a toccare settori strategici come quello dell’acciaio, della cantieristica navale, delle automobili e delle eco-costruzioni.

Il Piano d’azione per l’acciaio è stato approvato il 12 giugno e si basa su sei pilastri: rilancio della domanda, l’accesso ai mercati, un quadro normativo più favorevole, il problema dell’energia, il dialogo con le parti sociali, il tema della ricerca e l’innovazione. Sicuramente tra questi, la questione dell’energia tocca un nervo scoperto: mentre negli Stati Uniti grazie allo sfruttamento del gas di scisto il costo dell’energia è calato del 4%, nell’UE i prezzi sono aumentati ben del 38%. Per cercare di arginare questo problema, la Commissione ha presentato le “Linee guida per i piani di incentivo alle energie rinnovabili” volte a cercare di armonizzare gli aiuti verso questo settore, che spesso hanno avuto un effetto distorsivo, portando ad un aumento del costo dell’energia. Allo stesso tempo, il Piano prevede un esame volontario dei contratti di energia a lungo termine.

Sul tema delle materie prime, invece, il Vice Presidente ha evidenziato come una particolare attenzione vada dedicata al rottame, sempre di più esportato, ma che in realtà costituirebbe un’importante materia prima. Il Piano punta quindi a creare un sistema di monitoraggio in modo da evitare il traffico illegale di rottami e da poter creare statistiche ed evidenziare best practices (come la certificazione per le strutture di riciclaggio per la quale verrà avviata una consultazione pubblica) in modo da favorire l’uso interno di questa materia. Infine, il tema dell’innovazione è indubbiamente un pilastro importantissimo per una politica industriale che voglia stare al passo con i tempi e che voglia essere complice del raggiungimento degli obiettivi UE in materia di riduzione dell’inquinamento. In tal senso, indubbiamente, il Piano d’azione andrà di pari passo con il programma Horizon 2020 che presenta anche azioni dedicate al settore dell’acciaio.

Ancora una volta, come in suoi altri interventi, il Commissario Tajani ha sottolineato come per agevolare la reindustrializzazione europea sia necessario anche un aggiornamento delle regole in materia di concorrenza, in quanto quelle in vigore risalgono ancora al 1957, quando la realtà all’interno e all’esterno dell’Unione Europea era ben diversa. E ovviamente il pensiero e le parole sono andati alla questione dell’acciaieria Ast di Terni, il cui destino è stato influenzato proprio dalle regole europee anti-trust. Allo stesso modo, parlando di acciaio, non si è potuto non parlare di ILVA: Tajani ha dichiarato che si tratta di un sito di importanza strategica per l’Europa ed è quindi necessario che si lascino da parte iniziative di tipo speculativo e si metta in moto un piano industriale efficace che tenga conto anche dell’impatto ambientale.

Ogni Stato membro meriterebbe un discorso a parte anche quando si parla di politica industriale. Se l’Italia presenta indubbiamente punte di eccellenza, identificate dal Commissario nel capitale umano e in alcuni istituti di ricerca, allo stesso tempo i segnali di ripresa che la riguardano sono flebili rispetto al resto dell’UE. Ciò significa che, anche in questo caso, l’Italia deve essere in grado di mediare e soprattutto di farsi valere, se vuole ottenere qualcosa per rilanciare la sua politica industriale, la sua crescita e la sua occupazione.

Nell’immagine, il Commissario Antonio Tajani durante un intervento all’Università La Sapienza di Roma,in cui ha parlato di materie prime (photo: European Commission – multimedia)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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