giovedì , 22 febbraio 2018
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Photo © Senado Federal - www.flickr.com, 2014

Banda ultralarga, Italia prova a raggiungere l’Europa

Una “rivoluzione digitale”, anche con l’ausilio della banda ultralarga, per riattivare la competitività europea in un mercato unico sempre più completo e competitivo: sono queste le priorità uscite dal Consiglio Competitività tenuto a Bruxelles gli scorsi 2-3 marzo. L’UE sembra spesso arrancare di fronte alla leadership digitale statunitense, come recentemente dimostrato dalle prudenti proposte del Consiglio a guida lettone su una “net neutrality” europea, meno libera dall’influenza delle compagnie di telecomunicazioni rispetto a quella d’oltreoceano. Ma la vera “digital divide” è interna all’Unione stessa, che vede uno dei membri più grandi, l’Italia,  in fondo a tutte le classifiche sulla digitalizzazione e ultima nella diffusione della banda ultralarga. A questo proposito, lo stesso 3 marzo il governo Renzi ha presentato un piano per far recuperare terreno al Paese, tentando di allargare la copertura di internet ad alta velocità.

Italia, fanalino di coda dell’UE

Le statistiche della digitalizzazione della società italiana sono quantomeno problematiche in relazione alla media UE. Difatti, l’Italia è ultima nell’Unione Europea per accesso della popolazione alla banda ultralarga, con appena il 21% degli utenti ad avere accesso ad internet a più di 30 Mbps, contro il 64% della media europea. Il tutto in un contesto in cui solo il 64% delle famiglie italiane dispone di un accesso a internet, a fronte di una media europea dell’81%.

La disponibilità di una connessione internet veloce e diffusa sul territorio è universalmente percepita come un fattore fondamentale di crescita economica di una Paese: un fatto che spingerebbe a cercare soluzioni durevoli per l’Italia, come la creazione di una rete a fibra ottica che – pur con l’avvicendarsi di tecnologie future – garantirebbe un’infrastruttura avanzata in grado di durare per molti decenni.

La strategia del governo

Il documento approvato dal Consiglio dei Ministri definisce una “Strategia italiana per la banda ultralarga” e punta come minimo a soddisfare alcuni obiettivi definiti dall’Agenda Digitale per l’Europa, portando entro il 2020 il 50% della popolazione a collegarsi almeno a 100 Mbps ed il 100% ad avere accesso a internet a non meno di 30 Mbps. In realtà, l’obiettivo individuato è addirittura di portare la connessione a 100 Mbps all’85% degli utenti entro la stessa scadenza. Per fare questo, il governo mette sul tavolo 6 miliardi tra fondi di coesione europei e fondi statali e regionali, ai quali si sommerebbero da 2 a 6 miliardi di investimenti delle aziende.

In pratica, verranno messo in campo un sistema di incentivi per la realizzazione degli interventi, nonché dei voucher per l’adozione della fibra ottica, lasciando poi agli operatori la possibilità di scegliere in libertà le tecnologie e le relative infrastrutture per raggiungere gli obiettivi indicati e intervenendo solo nelle aree di “fallimento del mercato”. Questa azione dovrebbe essere coadiuvata dalla creazione di un catasto unico degli interventi e delle infrastrutture esistenti, per un monitoraggio e un coordinamento più efficienti.

Un piano “moderato”

Il piano del governo non forza troppo la mano e, anzi, rinuncia a imporre una data per lo “switch-off” (lo ‘spegnimento’) della rete in rame, decidendo così di non costringere le aziende a passare alla fibra obbligatoriamente. A beneficiare della scelta sarebbe prima di tutto Telecom, che sembra avere pianificato un volume di investimenti ben minore di quello che servirebbe per rinnovare il sistema di infrastrutture e garantire la banda ultralarga, e che versa già in condizioni di forte indebitamento per il piano attuale.

A perderci sono però cittadini e imprese, che probabilmente dovranno aspettare decenni prima che si mandi in soffitta la rete in doppino di rame costruita alla fine degli anni Sessanta, che, anche se si trovasse in perfette condizioni, presenterebbe comunque dei limiti strutturali rispetto alla velocità e “larghezza” della fibra. Come anche ribadito dalla Commissione Europea nel suo ultimo report sugli obiettivi dell’Agenda Digitale, l’Italia resta l’ultimo Paese in Europa per l’adozione della fibra ottica.  La sua istallazione per tappe forzate avrebbe costituito un investimento a lungo termine per il Paese, che ancora una volta proverà invece a mettere delle toppe dove possibile, lasciando al sistema di incentivi deciso dal governo il compito di spingere al rinnovamento delle infrastrutture.

L' Autore - Riccardo Trobbiani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche - Studi Europei presso l’Università di Bologna (Polo di Forlì) nel 2015 e in International Relations (MSc) presso la University of Bristol (UK) nel 2014. Romano, europeista e appassionato di politica europea e geopolitica. Mi interesso attualmente di politiche regionali e di coesione dell’UE alle quali ho dedicato la mia tesi magistrale italiana – incentrata sul tema del lobbying regionale nei confronti delle istituzioni europee – che è stata in parte ricercata e scritta durante un tirocinio di quattro mesi a Bruxelles presso l’ufficio di rappresentanza della Regione Emilia-Romagna. Felice di poter collaborare con Rivista Europae, iniziativa molto interessante in un periodo di grande disinformazione sulle politiche europee in Italia.

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