venerdì , 23 febbraio 2018
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Bratusek: il vice Presidente dell’Unione Energetica

Il 10 settembre il nuovo Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha ufficialmente proposto la slovena Alenka Bratušek per il ruolo di Vice-Presidente della Commissione per l’unione energetica. Bratušek è un’esponente del partito liberal-democratico Slovenia Positiva, di cui divenne Presidente nel gennaio 2013 in seguito al passo indietro di Zoran Jonković. Pochi mesi dopo, a marzo, Bratušek venne proclamata Primo Ministro, prima donna a ricoprire questo incarico in Slovenia. Il suo mandato, tuttavia, è durato soltanto fino allo scorso agosto, quando, dopo aver perso la leadership del partito a favore, nuovamente, di Jonković, ha rassegnato le proprie dimissioni.

Agli inizi di settembre, quando il suo nome ha iniziato a circolare tra i papabili futuri Commissari, si sono sollevate numerose obiezioni, in particolare dalla Slovenia. Bratušek è infatti stata accusata di essersi auto-nominata, quando ancora era Primo Ministro, per un futuro in Commissione. Un iter di nomina che insospettisce molti a Bruxelles, a Strasburgo e, soprattutto, a Lubiana, tanto da aver spinto l’attuale Primo Ministro sloveno Miro Cerar a proporre a Juncker altri candidati. Se questi dubbi non porteranno l’Assemblea a giudicarla non idonea, come successo per Rocco Buttiglione nel 2004, Alenka Bratušek erediterà in parte il difficile compito del Commissario all’energia uscente Günther Oëttinger.

Il politico tedesco venne eletto Commissario Europeo per l’energia nel febbraio del 2010 sotto la Presidenza Barroso. Durante il suo mandato hanno fatto discutere alcune dichiarazioni, per lo più rivolte contro la Grecia, verso la quale invocò il commissariamento, contro l’Italia, da lui giudicata ingovernabile al pari di Romania e Bulgaria, e la sua proposta di issare le bandiere a mezz’asta per i Paesi membri con eccessivo deficit di bilancio pubblico. Malgrado queste esternazioni che lo hanno reso ben poco popolare, le critiche a Oettinger non si estendono ai risultati ottenuti da Commissario.

Sotto il suo mandato infatti l’UE ha saputo rispettare quegli obiettivi in campo energetico che si era prefissata con il “2020 Climate and Energy Package”, che prevedeva la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, l’aumento del 20% nell’utilizzo delle rinnovabili e un miglioramento del 20% nell’efficienza energetica. Per quanto riguarda la sicurezza energetica però, molti problemi non sono stati risolti definitivamente. Malgrado l’Unione, come dimostrato da uno studio del think tank CEPS, sia oggi meglio preparata rispetto a prima del 2010 (ovvero prima della nomina di Oettinger) ad affrontare eventuali crisi energetiche causate dalla Russia, il problema della dipendenza energetica permane.

Porvi rimedio sarà uno dei principali compiti della futura Vice Presidente Bratušek. Ciò che la aspetta è stato sintetizzato nella Mission Letter inviatale dal Presidente Juncker. Innanzitutto, durante il suo mandato, dovrà saper guidare e coordinare il lavoro di molti Commissari (come Vice-Presidente), creare un’unione energetica forte, coesa, con un occhio alle politiche relative al cambiamento climatico. Dovrà inoltre saper raggruppare tutte le risorse di cui l’Unione dispone, costruire infrastrutture e aumentare il potere di negoziazione con i Paesi terzi, diversificando così le forniture energetiche e riducendo la dipendenza di molti Paesi Membri da un solo fornitore.

Nella Mission Letter, Juncker, pur senza nominarla, fa un chiaro riferimento alla Russia. Per il Presidente, infatti, la Bratušek dovrà mantenere aperto il mercato energetico dell’Unione con l’Est, ma, nel caso in cui i costi dovessero salire troppo sia economicamente che politicamente, la Vice-Presidente dovrà impegnarsi a trovare nuovi fornitori e lavorare al fine di invertire i flussi di energia europei, per lo più nei gasdotti. La futura Commissaria, secondo le direttive di Juncker, dovrà impegnersi a portare l’UE ad avere il primato nel mondo in termini di energie rinnovabili utilizzate e, allo stesso tempo, raggiungere e superare l’obiettivo del 30% dell’efficienza energetica entro il 2030.

Per il bene dell’Unione sarà infatti necessario migliorare ulteriormente il mercato interno dell’energia, sia nelle infrastrutture che a livello legislativo. Compiti non facili, e soprattutto la crisi ucraina e l’imminente arrivo dell’inverno saranno un arduo banco di prova per Bratušek.

Photo © Number 10, 2014, www.flickr.com

L' Autore - Nicola Costanzo

Responsabile Energia - Laureato magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino con una tesi sul ruolo che Aldo Moro ebbe nella politica mediorientale italiana e nei relativi rapporti con gli Stati Uniti. Appassionato di relazioni internazionali, geopolitica e politica energetica, nutro un forte interesse verso le relazioni che l’Europa intesse con il resto del mondo. Orgoglioso di fare parte di questa rivista.

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