lunedì , 19 febbraio 2018
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Croazia: i rapporti di “buon vicinato” sono il prezzo per l’energia

Lo scorso gennaio Ivan Vrdoljak, Ministro dell’Economia croato, aveva annunciato che a breve la Croazia sarebbe diventata una “piccola Norvegia”, ovvero “un gigante energetico della regione, se non di tutta l’Europa”. La dichiarazione è arrivata dopo cinque mesi di ricerche svolte nel fondo marino dell’Adriatico settentrionale dall’azienda norvegese Spectrum, che ha confermato la presenza di giacimenti di petrolio e gas lungo le coste croate.

A seguito di queste ricerche, il governo di Zagabria il 2 aprile ha indetto un bando pubblico per la gestione delle concessioni relative alle 29 aree in cui è stata suddivisa la zona estrattiva, ma all’ottimismo dei politici croati fanno da contraltare le obiezioni sollevate della Slovenia e dal Montenegro. L’ambasciata slovena a Zagabria non concorda circa il metodo utilizzato per la ripartizione delle mappe del fondale dell’Adriatico, perché di fatto pregiudicherebbero “in maniera unilaterale” la soluzione della questione territoriale riguardante la demarcazione del confine tra Slovenia e Croazia lungo la Baia di Pirano. La disputa è infatti ancora pendente e attualmente oggetto di arbitrato internazionale dinanzi alla Corte permanente di arbitrato dell’Aja, che dovrà prendere una decisione entro l’estate del 2015, dopo aver sentito le argomentazioni dei due Paesi tra il 2 e il 13 giugno 2014.

Il governo di Lubiana ha infatti reso noto che le aree dell’Adriatico settentrionale individuate dal governo croato come luogo di estrazione verranno esaminate con perizia e, se necessario, saranno prese adeguate misure a tutela degli interessi sloveni. Si parla di possibile violazione dell’art. 10 dell’intesa sull’arbitrato riguardante la Baia del Pirano. Tale intesa, siglata nel 2009, stabilisce espressamente che le parti devono agire in buona fede ed “astenersi dal compiere azioni che possano intensificare la disputa o metterne a rischio la soluzione”. La zona discussa è quella a nord del 45° parallelo e 10′, dove cominciano le acque territoriali slovene, che Lubiana chiede di escludere immediatamente dal bando di gara.

Le obiezioni del Montenegro sono state invece rese note in un comunicato stampa del Ministero degli Esteri: l’operato della Croazia potrebbe pregiudicare la questione dei confini, essendo attualmente ancora in vigore tra i due Paesi il protocollo siglato con il governo dell’ex Unione Statale di Serbia e Montenegro sul regime provvisorio dei confini. La portavoce del Ministero degli Esteri croato, Danijela Barisic, ha replicato alle affermazioni dei Paesi vicini, affermando che la Croazia rispetta gli accordi internazionali. A sua volta, il governo croato ha fatto sapere alla stampa che una quarantina di compagnie petrolifere hanno immediatamente espresso interesse in merito allo sfruttamento dei giacimenti, che dovrebbero cominciare tra 5 anni. Nella lista delle compagnie interessate compare anche il colosso petrolifero russo Gazprom.

A non essere felici delle future trivellazioni sono anche alcuni settori della società civile ed in particolare gli ambientalisti, i quali avvertono che lo sfruttamento di idrocarburi potrebbe irreparabilmente danneggiare il turismo croato, un’industria che alimenta le casse croate con almeno sette miliardi euro l’anno. Ma l’euforia dei politici è tale da mettere in secondo piano ogni “effetto collaterale”. Sempre secondo il Ministro croato Vrdoljak, i possibili profitti derivanti dai contratti di concessione dello sfruttamento dei giacimenti potrebbero risanare l’economia croata, dando ossigeno a casse statali pressoché disastrate. Permettendo soprattutto di porre rimedio ad un debito verso l’estero in continua crescita e prossimo ormai ai 50 miliardi di euro. Il tutto, ovviamente, Slovenia, Montenegro e ambientalisti permettendo.

Nell’immagine, una piattaforma per l’estrazione di gas nell’Adriatico (© Enrico Strocchi, www.flickr.com)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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