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La cerimonia di firma dell'accordo per la realizzazione del gasdotto Lituania-Polonia (© European Union, 2015)

Energia: via libera al gasdotto tra Polonia e Lituania

È stato firmato lo scorso giovedì 15 ottobre a Bruxelles l’accordo per l’assegnazione dei fondi della Connecting Europe Facility (CEF) al progetto GIPL (Gas Interconnector Poland – Lithuania), gasdotto che contribuirà notevolmente a diminuire l’isolamento energetico dei Paesi baltici. Il progetto avrà un costo totale di 558 milioni di euro, più della metà dei quali finanziati dall’UE. Il GIPL sarà completato entro il 2019 e costituirà un progetto importante sia per l’economia della regione che per la sicurezza energetica europea, nel tentativo di diminuire la dipendenza di Estonia, Lettonia e Lituania dal gas russo.

Il piano per la regione baltica

L’ accordo di giovedì affonda le sue radici nel Piano di Interconnessione del Mercato Energetico Baltico (BEMIP), finanziato per più di mezzo miliardo di euro dallo European Economic Recovery Plan (EERP) – iniziativa lanciata dalla Commissione Barroso nel 2008 per creare una risposta di stimoli fiscali e investimenti alla crisi economico-finanziaria. Il BEMIP tenta di rispondere alla grave mancanza di connessioni energetiche nella regione baltica: sia tra i tre Paesi interessati, sia all’interno della regione stessa, sia con il resto dell’Unione Europea, collegata solo da due serie di cavi elettrici sottomarini tra Estonia e Finlandia. Per sopperire a questa situazione, il piano ha individuato alcuni progetti prioritari nell’ambito della produzione e distribuzione dell’energia elettrica e per lo stoccaggio e connessione transfrontaliera del gas.

Lo scorso giugno un memorandum d’intesa con i Paesi confinanti ha allargato il BEMIP anche a settori come l’efficienza energetica, la sicurezza dell’approvvigionamento e le energie rinnovabili. Oltre ai fondi provenienti dall’EERP, la Commissione Europea ha dato la possibilità di accedere ad ulteriori finanziamenti tramite la politica di coesione e includendo alcuni di questi interventi infrastrutturali come il GIPL tra i ‘progetti di interesse comune’ del CEF. Sarà proprio quest’ultimo a cofinanziare la costruzione del gasdotto tra Polonia e Lituania.

305 milioni dall’Unione Europea

A firmare l’ accordo del 15 ottobre sono stati il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il Commissario europeo per l’energia Miguel Arias Cañete, i Primi Ministri di Polonia, Estonia e Lettonia e la Presidente lituana, dopo che i rappresentanti dei soggetti coinvolti avevano definito definito la struttura finanziaria del progetto il mese scorso.

Il GIPL sarà il primo gasdotto a collegare Lituania e Polonia e la prima interconnessione di gas tra la regione orientale del Mar Baltico e l’Europa continentale. Il finanziamento totale della CEF di 305 milioni di euro andrà a coprire una sovvenzione per gli studi di circa 10 milioni di euro e un contributo per le opere di 295 milioni. La struttura sarà lunga 534 km, dei quali 357 in Polonia e 177 in Lituania, con una capacità iniziale di 2,4 miliardi di metri cubi l’anno verso la Lituania e un miliardo di metri cubi l’anno in direzione opposta.

Un passo verso la sicurezza energetica europea

Juncker ha osservato che la firma segna “un momento storico”, votato a “porre fine all’isolamento energetico dei Paesi baltici e alla loro dipendenza da un unico fornitore”, un chiaro riferimento alla Russia. Estonia, Lettonia e Lituania importano infatti la totalità del loro gas da quest’ultima, fatto preoccupante in termini geopolitici, che garantisce a Mosca una forte leva nei confronti di una delle regioni economicamente più promettente dell’UE, minando la sicurezza energetica europea.

Anche per questa ragione, l’accordo va letto all’interno della più ampio piano per il raggiungimento dell’Unione dell’Energia, iniziativa lanciata a febbraio dalla Commissione Juncker e basata, tra gli altri punti, sulla creazione di un mercato integrato dell’energia in Europa e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

L’Unione dell’Energia ha l’ambizione di attingere – perlomeno in termini narrativi – alle radici stesse delle Comunità Europee, proponendo l’integrazione e l’interdipendenza del settore energetico come un passo fondamentale per il benessere dei cittadini e un settore di importante collaborazione e reciproco sostegno tra i Paesi membri. Lo stesso Juncker ha segnalato come l’accordo firmato giovedì fosse prima di tutto una questione di “solidarietà europea”.

L' Autore - Riccardo Trobbiani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche - Studi Europei presso l’Università di Bologna (Polo di Forlì) nel 2015 e in International Relations (MSc) presso la University of Bristol (UK) nel 2014. Romano, europeista e appassionato di politica europea e geopolitica. Mi interesso attualmente di politiche regionali e di coesione dell’UE alle quali ho dedicato la mia tesi magistrale italiana – incentrata sul tema del lobbying regionale nei confronti delle istituzioni europee – che è stata in parte ricercata e scritta durante un tirocinio di quattro mesi a Bruxelles presso l’ufficio di rappresentanza della Regione Emilia-Romagna. Felice di poter collaborare con Rivista Europae, iniziativa molto interessante in un periodo di grande disinformazione sulle politiche europee in Italia.

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