martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Rendy Heinitz, 2013, www.flickr.com

Gas: e se la Russia dicesse “stop”? Gli stress test

La scorsa settimana la Commissione Europea ha pubblicato un report riguardante i risultati ottenuti in seguito agli Stress Test relativi a ipotetiche interruzioni di forniture di gas dalla Russia. Questo studio era una delle misure contenute nell’European Security Strategy adottato dalla Commissione il 28 maggio scorso, e ha coinvolto, oltre ai Paesi Membri e quelli facenti parte della Comunità Energetica, anche Georgia, Svizzera, Turchia e, in parte, Norvegia.

Si tratta di una pubblicazione attesa da settimane, soprattutto in seguito agli ultimi sviluppi riguardanti la Russia e le forniture energetiche. In settembre ed ottobre infatti, alcuni Paesi Membri, in particolare Polonia e Austria, hanno registrato una diminuzione di flussi di gas provenienti da Mosca. Una riduzione non tale da compromettere la sicurezza energetica dell’Unione, ma comunque preoccupante se si considera l’inverno ormai alle porte. Il report mitiga solamente in parte queste paure.

Gli Stress Test sono stati condotti sulla base di due possibili scenari: nel primo si considera esclusivamente una possibile interruzione delle forniture di gas da Mosca verso l’Ucraina. Nel secondo, invece, una completa sospensione dei flussi all’intera Europa. Entrambe le possibilità, poi, sono state analizzate considerando il prolungarsi dell’interruzione per un periodo di un mese oppure di un semestre. Ulteriore dato essenziale per meglio capire la portata di questo report è la formulazione di due ulteriori scenari, ovvero quello cooperativo o quello non-cooperativo. La differenza è che, nel primo caso, si assume che il deficit di gas venga egualmente redistribuito tra i Paesi Membri confinanti, agevolando così quelli maggiormente colpiti, ovvero quelli dell’Est dell’Unione e quelli appartenenti alla Comunità Energetica.

Secondo il report, considerando un’interruzione estesa a tutta l’Europa per la durata di sei mesi, malgrado il “rimpasto” di forniture, all’Unione e alla Comunità energetica (esclusa l’Ucraina) verrebbero a mancare tra i 5 e i 9 miliardi di metri cubi di gas. Una cifra significativa. In altri termini, l’UE non riuscirebbe a rimpiazzare il 22% del gas di cui attualmente beneficia. Non sarebbe possibile, quindi, sostituire totalmente le forniture da Mosca. Nel report tuttavia sono state prese in considerazione alcune contromisure volte a mitigare gli effetti di una completa interruzione.

Uno degli strumenti proposti è lo stoccaggio. In linea teorica appare una precauzione adeguata, ma guardando i dati risulta evidente che, nel caso di un’interruzione prolungata, sarebbe poco efficace e le risorse di gas accumulate andrebbero comunque ad estinguersi in breve tempo. I Paesi Membri sono inoltre già vicini al limite della loro capacità di stoccaggio, con una media del 90%. Il margine di manovra per incrementarla ulteriormente nei prossimi mesi è scarsa. Una misura la cui utilità è giudicata decisamente irrilevante è l’aumento della produzione domestica, in quanto poco realistica nel breve periodo, visti i limiti tecnici delle infrastrutture europee.

Il discorso appare invece diverso per quanto riguarda le importazioni. Nel report si legge che un aumento dell’import di gas dal Nord Africa sembra al momento poco praticabile. Questa valutazione è probabilmente motivata dall’instabilità regionale, che non permette di fare affidamento su Paesi come la Libia, proprio in questi giorni interessata da un periodo di tensione tra il governo centrale e le forze anti-governative sulla gestione di centrali e condutture. La stessa Norvegia non può garantire un massiccio incremento delle forniture, in quanto già vicina ai limiti di produzione.

Ecco allora che l’LNG diventerebbe la migliore alternativa al gas russo, sostituendone fino al 33%. Il prezzo al momento è basso, ma verosimilmente con l’aumentare della domanda andrebbe ad aumentare. Sono poi da considerare anche i tempi di attesa, almeno una settimana prima che le navi arrivino sulle coste europee. L’ultima parte del report pone poi l’attenzione sulle logiche di mercato in caso di un’eventuale crisi, in particolare nei Paesi meno colpiti. Il rispetto delle stesse, insieme alla cooperazione, avrebbe effetto benefico su tutta l’UE e la Comunità energetica.

L' Autore - Nicola Costanzo

Responsabile Energia - Laureato magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino con una tesi sul ruolo che Aldo Moro ebbe nella politica mediorientale italiana e nei relativi rapporti con gli Stati Uniti. Appassionato di relazioni internazionali, geopolitica e politica energetica, nutro un forte interesse verso le relazioni che l’Europa intesse con il resto del mondo. Orgoglioso di fare parte di questa rivista.

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