mercoledì , 19 settembre 2018
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Un sito di produzione Gazprom © kremlin.ru

Gazprom, sanzione da 2,5 miliardi: si riapre la faida tra Russia ed Ucraina

La temperatura, quella politica s’intende, si surriscalda nuovamente fra Ucraina e Russia. Ultimo atto di uno scontro politico-militare e diplomatico in realtà mai sopito è la sentenza del Tribunale Arbitrale di Stoccolma, emessa il ventotto febbraio, che condanna la russa Gazprom a pagare alla società ucraina Naftogaz la notevole somma di 2,56 miliardi di dollari per le forniture di gas non consegnate. La somma in realtà è frutto di una sottrazione fra il valore di gas non consegnato a Kiev e i pagamenti arretrati che la stessa Ucraina deve alla società russa.

La reazione di Gazprom

La tensione tra i due Paesi impegnati in una guerra d’attrito nella regione russofona del Donbass dal 2014 non accenna quindi a smorzarsi. La reazione di Gazprom alla sentenza è stata durissima. Alexey Miller, amministratore delegato della società e uomo vicinissimo al Cremlino, ha parlato di una sentenza sbilanciata che non ha tenuto conto degli interessi di entrambe le parti coinvolte. Per tale motivo Gazprom, ritenendo i contratti non più economicamente sostenibili, ha deciso la cancellazione del contratto di fornitura di gas all’Ucraina insieme all’avvio delle procedure di rescissione degli accordi che regolano il passaggio di gas diretto in Europa occidentale. La dura presa di posizione russa ha sorpreso le cancellerie europee, anche se le forniture di gas verso l’Europa restano garantite considerando che ci vorrà almeno un altro anno per la pronuncia delle sentenze di appello.

Colpo basso per Kiev

La scelta russa rappresenta l’ennesimo durissimo colpo all’economia ucraina già in frantumi. Basti pensare che i 2,56 miliardi di dollari che Kiev ora esige rappresentano il 2,3% del PIL nazionale, mentre i diritti di transito del gas verso l’Europa valgono da soli il 3% del PIL ucraino. Per il governo di Kiev, la mossa di Gazprom è l’ennesimo tentativo russo di screditare il Paese agli occhi degli alleati europei fornendo prova di come Mosca utilizzi le esportazioni di gas come arma politica di ricatto. Lo stesso presidente Poroshenko ha ammonito l’UE in merito la costruzione del gasdotto Nord-Stream 2 che, bypassando Ucraina e Paesi Baltici, porterebbe il gas russo direttamente in Germania.

La situazione in Ucraina resta, così, tesa. Per sopperire alla mancanza, Kiev ha acquistato gas dai mercati europei di Polonia, Ungheria e Slovacchia. Si tratta in gran parte di ‘gas inverso’, ossia gas sempre russo ma pagato circa il 34% in più. In particolare, è stata la Polonia a soccorrere Kiev con un accordo tra Naftogaz e PGNiG che ha previsto sino a fine marzo una fornitura di sessanta milioni di metri cubi di gas. Kiev ha assicurato che per il mese di aprile le forniture di gas saranno sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale, tuttavia ciò non ha impedito la chiusura di scuole e di uffici pubblici.

La mediazione di Bruxelles ed il futuro di Nord-Stream 2

Nel nuovo scontro energetico fra Russia e Ucraina, l’Unione Europea si è ritagliata da subito un ruolo di mediazione. All’indomani dell’annuncio di Gazprom, il Commissario europeo all’energia Maros Sefcovic si è affrettato nel comunicare la piena disponibilità di Bruxelles a mediare fra Mosca e Kiev come già accaduto in passato. Lo stesso Commissario ha rassicurato che le forniture di gas russo dirette in UE sarebbero state regolarmente garantite come da accordi.

La situazione non è ancora bene definita. Il contratto che regola il transito di gas attraverso il territorio ucraino sarebbe comunque scaduto nel 2019. Secondo diversi analisti dietro la scelta di Mosca ci sarebbe la volontà di spingere Bruxelles ad appoggiare canali alternativi di approvvigionamento, primo fra tutti il gasdotto Nord Stream 2. Le ultime ondate di freddo in Europa settentrionale hanno dato prova di come solo il gas russo sia garanzia di rifornimenti sicuri e stabili. A Bruxelles non tutti appoggiano pienamente il progetto, nonostante sia Germania sia la Finlandia abbiano già dato il loro appoggio. Sono numerosi i timori dei membri UE ex sovietici, fra cui la Polonia, che interpretano la costruzione del gasdotto come uno strumento di condizionamento su Bruxelles. Anche la Casa Bianca ha dato un giudizio totalmente negativo sul progetto che offrirebbe a Mosca un nuovo strumento per far leva sugli alleati europei. D’altra parte, a oggi Gazprom difficilmente potrà rinunciare ai proventi che pur giungono da Kiev.

La vicenda ucraina si rivelerebbe solo come una piccola parte di una complessa serie di relazioni geopolitiche molto più ampie capaci di condizionare processi non solo economici ma anche politici e militari.

L' Autore - Federico Vetrugno

Classe 1991, pugliese. Ho conseguito la laurea magistrale con lode in Studi geopolitici ed internazionali presso l’Università del Salento. Sono da sempre un appassionato di storia, di geografia e di politica. Fra i temi che più mi interessano: le relazioni internazionali, la geopolitica e ovviamente l’Europa in tutte le sue possibili declinazioni, è per questi motivi che sono felice di poter contribuire a Europae.

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