martedì , 14 agosto 2018
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HS2: la Gran Bretagna alla prova dell’Alta Velocità

Fra 4 anni aprirà uno dei cantieri più grandi d’Europa. Si tratta del progetto britannico HS2 (High Speed 2), che mira in una prima fase a collegare con tratte ad alta velocità Londra e Birmingham. Successivamente sono previste altre due tratte: Birmingham-Manchester e Birmingham-Leeds. Uno sviluppo a forma di Y che sappia avvicinare il centro dell’Inghilterra con il Sud economicamente più dinamico. L’opera fu concepita nel 2009 dal governo laburista di Gordon Brown e successivamente adottata anche dal governo liberal-conservatore di David Cameron. L’obiettivo è generare 48,2 miliardi di sterline di benefici per cittadini e imprese, che si avvarranno dell’utilizzo dell’alta velocità, più altri 15,4 miliardi di sterline di benefici generali per l’economia. Il costo dell’operazione ammonterà a 42,6 miliardi di sterline con eventualità programmata di maggiori spese per 14,4 miliardi di sterline.

Insomma, costi e benefici paiono pareggiarsi tra loro: tuttavia, l’investimento avrà il valore di lasciare al Paese un’infrastruttura utilizzabile per un gran numero di anni, oltre che a strizzare l’occhio agli economisti keynesiani. L’opera infatti dovrebbe riuscire a generare nella prima fase (2017-2026) 9.000 posti di lavoro nell’indotto delle aziende costruttrici, 1.500 posti permanenti per impiegati delle ferrovie e 30.000 posti per le attività commerciali nelle quattro stazioni (Euston, Old Oak Common, Birmingham Interchange e Birmingham EastSide) che verranno rimesse a nuovo. Nella fase 2 (fino al 2033) si prevedono invece tra i 100.000 ed i 150.000 posti di lavoro, perchè verranno incluse la costruzione 5.200-7.600 nuove abitazioni e inoltre sarà avviata l’operazione di ammodernamento delle linee regionali.

È questa la grande scommessa dell’opera britannica: cercare di coniugare l’alta velocità con il massimo sviluppo delle linee regionali in modo da creare le massime sinergie. Dopo il caso “Royal Mail”, contrapposto alle Poste Italiane, è evidente che anche nel settore ferroviario la Gran Bretagna si mostra molto più lungimirante dell’Italia. Una delle più grandi critiche del movimento NO TAV in Italia è appunto quella di voler puntare tutto sull’alta velocità, mentre la rete locale garantisce un servizio totalmente insufficiente. Il progetto britannico mira a scansare in anticipo le eventuali critiche su questo versante, intervenendo su entrambi i settori.

Nonostante queste precauzioni, anche in Gran Bretagna è nato un movimento contrario al progetto, chiamato “Stop HS2”. Le critiche al progetto hanno motivazioni ambientali ed economiche. Secondo il comitato del movimento, l’HS2 oltre che ad essere enormemente energivoro rispetto ai treni tradizionali, sarà incredibilmente costoso e aumenterà il debito pubblico. Vengono ridimensionati dal movimento anche i benefici previsti e tra le righe compare una critica al progetto piccatamente regionalista. Si accusa il governo di voler portare la Gran Bretagna a diventare Londra-centrica ed economicamente dipendente dalla capitale.

Il governo britannico per affrontare le critiche ha reagito in modo molto aperto, lanciando una consultazione pubblica nazionale sul progetto. Ed anche in questo caso ha agito su uno dei punti critici sulla TAV in Italia: la mancanza di consultazione con il territorio.Insomma l’opera britannica pare essere un investimento a tutto campo di modernizzazione del Paese, dai trasporti all’edilizia, dal commercio all’occupazione. Un modo di agire che ancora una volta getta cattiva luce sulle modalità italiane di intervento pubblico nell’economia.

In foto un tratto ferroviario a Southall (Foto: Basher Eyre – Wikimedia Commons)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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