martedì , 14 agosto 2018
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Il progetto TAP: l’Italia hub energetico per il Mediterraneo?

Il 13 febbraio 2013 un accordo tra Italia, Grecia e Albania ha attuato un memorandum d’intesa, tra le stesse parti del settembre 2012, sulla costruzione di un gasdotto che dai giacimenti dell’area del Caspio dovrebbe portare il gas in Italia, lungo un percorso di quasi 900 km, di cui un centinaio offshore nel Mar Adriatico. Si tratta del TAP, Trans-Adriatic Pipeline, di cui si discute animatamente all’interno del Parlamento italiano, in particolare da ottobre, quando il Senato ha approvato la ratifica del trattato in oggetto, passando la patata bollente alla Camera.

Già dalla fine di giugno 2013 è stato chiaro che il consorzio Shah Deniz, proprietario dell’omonimo giacimento dal quale si rifornirà il TAP, avesse optato per il gasdotto TAP piuttosto che per il noto progetto Nabucco. Il Nabucco, già rinominato Nabucco West dopo aver subito un forte ridimensionamento, sembra aver ceduto definitivamente il passo al TAP, un progetto i cui azionisti sono la norvegese Statoil, l’inglese BP, l’azera SOCAR, la belga Fluxys, la francese TOTAL, la svizzera Axpo Holding e la tedesca Eon-Rhurgas.

La decisione azera di appoggiare il progetto TAP, a scapito del progetto fortemente sostenuto dall’UE, Nabucco West, è stata comunque salutata dalla Commissione Europea con un certo favore, essendo anche il TAP inserito nel programma TEN-E, le reti transeuropee dell’energia, la cui realizzazione gode di un cofinanziamento europeo. Quanto il fallimento del progetto Nabucco possa ledere la visibilità e credibilità della Commissione, che tante parole e tanto sforzo diplomatico aveva profuso in questo progetto, non è valutabile. Anche perché, la Commissione l’ha più volte ribadito, il Nabucco non ha mai rappresentato una possibilità unica e insostituibile, quanto piuttosto una tra le opzioni in mano all’Europa per diversificare il canale delle fonti e dei fornitori energetici.

Soddisfazione, quindi, è stata espressa anche dalla Commissione Europea, che vede di certo di miglior occhio la realizzazione del TAP rispetto a quella del South Stream, nell’ottica della costruzione di un “corridoio meridionale”. Il tutto nonostante la stessa Commissione, in ottobre, abbia chiesto esplicitamente al consorzio del gas azero Shah Deniz di “lavorare per un’infrastruttura che tocchi l’Europa centro-orientale”, volendo con ciò risvegliare, apparentemente, il dormiente Nabucco West.

Al momento, però, qualsiasi avanzamento nella realizzazione concreta del progetto è subordinato agli esiti delle votazioni all’interno del Parlamento italiano circa la ratifica dell’accordo con Grecia e Albania. In Italia, il progetto TAP raccoglie sia grandi sostenitori che forti opposizioni. Le voci contrarie alla costruzione del gasdotto all’interno del Parlamento si identificano con SEL e il Movimento 5 Stelle, che temono l’impatto ambientale che il gasdotto potrebbe determinare sul territorio pugliese. I rappresentati dei due movimenti contestano inoltre l’utilità di un’ulteriore fornitura di gas sul territorio italiano, dove le stime di consumo previste, sostengono, sono in leggera, ma sostanziale caduta.

Tuttavia, di segno opposto sono le previsioni della Commissione Europea che, prendendo in prestito i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha stimato un aumento della domanda di gas di 100 miliardi di metri cubi entro il 2030. Se anche la domanda italiana non fosse destinata ad aumentare, è probabilmente destinata a crescere quella europea e, d’altronde, il TAP non rappresenta un progetto esclusivamente italiano, ma europeo, dal momento che il gas una volta approdato in Puglia verrà distribuito in Europa.

All’approvazione al Senato dell’accordo, è seguita, a fine novembre, la discussione in commissione Affari Esteri della Camera, cui farà seguito il voto in aula. L’intervento del relatore di maggioranza Vincenzo Amendola del PD sintetizza in modo piuttosto efficace i punti più delicati della questione: “aldilà degli aspetti tecnici – ha dichiarato l’On. Amendola – mi preme sottolineare come l’accordo rafforzi la vocazione del nostro Paese a porsi quale vero e proprio hub energetico per il Mediterraneo: trattandosi di una infrastruttura in progress, andranno attentamente valutati i profili ambientali connessi alla realizzazione di quest’opera sul territorio nazionale, ma vanno parimenti compresi i rilevanti benefici economici, che avranno impatto soprattutto sulla Puglia, dove il gasdotto si connetterà alla rete nazionale dopo l’attraversamento del mare Adriatico”.

Nell’immagine, una veduta di Baku, capitale dell’Azerbaijan, nelle cui acque si trova il giacimento Shah Deniz (photo: Wikimedia Commons, CC Moonsun1981).

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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