venerdì , 26 maggio 2017
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Iran
Gli impianti del giacimento South Pars © Hamed Malekpour

Iran, Total ritorna con 2 miliardi in South Pars

Un’azienda europea tornerà ad investire nel mercato energetico iraniano. La francese Total ha siglato infatti un accordo preliminare da 6 miliardi di dollari per accaparrarsi i diritti di sfruttamento del giacimento di gas South Pars, detenendo il 50% di un consorzio stipulato con il colosso cinese China National Petroleum Corporation-CNPC (30%) e l’iraniana Petropars, una branca della compagnia di bandiera NIOC (20%).

L’investimento in South Pars

South Pars, il giacimento in cui Total farà il suo ritorno a 6 anni dall’interruzione delle attività a seguito del peggiorare della crisi diplomatica, è considerato il più grande giacimento mondiale di gas – parzialmente offshore e condiviso con il Qatar –  con una capacità potenziale di 51 miliardi di metri cubi. Dal mese di marzo sono già entrate in funzione tre nuove piattaforme, che hanno già incrementato la capacità estrattiva di almeno un miliardo di metri cubi, e altre 10 sono in fase di progettazione e costruzione, per un aumento complessivo di output stimato in ulteriori 5 miliardi di metri cubi. Con un investimento di 2 miliardi, Total gestirà la fase 11 dello sfruttamento del giacimento: oltre trenta trivelle e due condotti sottomarini che porteranno ogni giorno nelle reti iraniane oltre 28 milioni di metri cubi di gas naturale.

Tornano così a fluire capitali verso l’economia iraniana, chiara conseguenza dell’allentamento delle sanzioni da parte dei Paesi europei dall’inizio dell’anno, a seguito del raggiunto accordo sul programma nucleare della Repubblica Iraniana. I capitali franco-cinesi sono un’iniezione di fiducia per Teheran che, secondo il Wall Street Journal, necessita di investimenti per circa 30 miliardi di dollari per riportare a regime un’industria che siede sulle seconde più grandi riserve di gas naturale al mondo.

L’Iran si riapre al mondo: le intese con Francia e Italia

L’accordo aggiunge un tassello alla strategia di apertura al mondo che il presidente Rouhani sta cercando di applicare in Iran, con l’intento di ammorbidire anche le sanzioni che gli Stati Uniti continuano ad applicare in riferimento alle attività terroristiche ed al commercio di armi, impedendo alle banche USA di operare nel Paese e garantire quindi un’ulteriore canale di liquidità. Eppur qualcosa si muove: già a settembre il dipartimento del Tesoro americano aveva autorizzato Boeing ed Airbus (che pure è europea ma utilizza componenti made in USA) la vendita di oltre 100 velivoli.

E proprio da Airbus – e dalla Francia – era partito a gennaio il tour europeo del presidente Rouhani, che a Parigi chiuse un accordo da 26 miliardi di dollari per l’acquisto di 118 aerei Airbus, incassando anche l’ok del gruppo Peugeot-Citroen per una joint-venture da 436 milioni di dollari con l’azienda automobilistica Iran Khodro. Quel tour toccò anche l’Italia e – oltre alle polemiche per le statue di nudo coperte al passaggio del presidente Rouhani – portò con sé nuove opportunità per Saipem e contratti per 6 miliardi di dollari con la Danieli per forniture di meccanica pesante.

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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