lunedì , 19 febbraio 2018
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Lavrov: South Stream libero da norme UE

Lunedì scorso il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, si è recato in visita in Bulgaria. Il capo della diplomazia russa ha incontrato il Presidente Rosen Plevneiliev, il premier dimissionario Plamen Orešarski e il Ministro degli Esteri Kristijan Vigentin.

Il Ministro russo è stato accolto da proteste organizzate dal Blocco Riformatore, partito di opposizione non presente in parlamento, così come da un’associazione di cittadini ucraini residenti in Bulgaria e dalla “Rete di protesta”. Quest’ultima è un’organizzazione sorta dal movimento di protesta #DANSwithme, nato l’anno scorso in seguito alla nomina a capo dei servizi segreti di Deljan Peevski, politico dalla pessima reputazione.  C’è stata però anche una contro-protesta del partito ultranazionalista Ataka, che fornisce l’appoggio esterno al governo Orešarski. Insieme ad altri partiti di estrema destra, Ataka è uno dei principali sostenitori europei di Putin.

Il motivo ufficiale della visita era il 135° anniversario dell’instaurazione di rapporti diplomatici tra i due Paesi, ma è evidente che la ragione principale erano gli intensi rapporti economici tra i due Paesi e in particolare la questione inerente South Stream. Il tratto bulgaro del gasdotto è stato bloccato a seguito di pressioni da Bruxelles e da Washington, ma le autorità bulgare la considerano un’opera strategica e si dichiarano intenzionate a riprendere i lavori al più presto possibile e nel rispetto delle normative europee.

Dagli sviluppi della vicenda, però, pare che si stia cercando di raggirare le leggi, più che di rispettarle. I primi di giugno la Commissione aveva avviato una procedura d’infrazione contro la Bulgaria per aver violato le normative sugli appalti, assegnando in maniera poco trasparente i lavori alla compagnia russa Stroytranzgaz, parte dell’omonimo consorzio, che detiene il 50% delle azioni di South Stream Bulgaria. L’impresa, inoltre, è di proprietà di Timchenko, oligarca vicino a Putin finito sulla lista nera delle persone coinvolte da sanzioni per le vicende ucraine.

Per risolvere la situazione, si sta pensando di sostituire la compagnia con Centrgaz, di proprietà di Gazprom, che è già stata scelta per i lavori del tratto serbo del gasdotto. La sostituzione però avverrebbe, secondo quanto ipotizzato dalla stampa russa e bulgara, non con un appalto pubblico, bensì modificando la composizione del consorzio Stroytranzgaz. Il quotidiano bulgaro Kapital addirittura ipotizza che in questo modo il consorzio Stroytranzgaz potrebbe iniziare da subito lavori per infrastrutture provvisorie, potendo dimostrare che il contratto era già entrato in vigore, così da chiedere compensazioni per un’eventuale revoca. L’altro partner del consorzio Stroytranzgaz è un’unione di imprese bulgare denominata Gazproekt Jug. Alcune delle aziende che lo compongono sono collegate con il già citato Deljan Peevski, esponente del partito di governo DPS.

Nel corso della visita Lavrov ha fatto appello alla Commissione Europea, affinché South Stream venga esentato dalla normativa vigente, come già avvenuto con il gasdotto TAP. Il Ministro ha fatto notare che gli accordi con i Paesi coinvolti sono stati firmati prima dell’adozione del terzo pacchetto sull’energia e che questo non dovrebbe avere effetti retroattivi. Già martedì la commissione energia del parlamento bulgaro, su proposta dei socialisti, ha apportato delle modifiche legislative che esentano il tratto marittimo del South Stream dalla legislazione europea. Tutta questa fretta desta sospetti: l’esponente del partito Blocco Riformatore, Radan Kănev, ha accusato l’esecutivo di Orešarski di ritardare le dimissioni proprio per riuscire ad avviare i lavori, visti i legami che i partiti di governo hanno con le aziende coinvolte nel progetto.

Da un lato ci sono dunque forze politiche che cercano di favorire imprese amiche tentando di raggirare in ogni modo la legislazione europea, ma dall’altro c’è la Commissione che applica la legislazione in maniera parziale. Come sottolineato da Lavrov, per il gasdotto TAP non è stata applicata la normativa del terzo pacchetto, dato che l’azienda azera SOCAR ha comprato la società greca per la distribuzione. La politica energetica viene comprensibilmente usata per mettere pressioni alla Russia per via della vicenda ucraina. Non è però coerente garantire un trattamento preferenziale all’Azerbaijan, nelle cui carceri sono detenuti più di 130 prigionieri politici.

(Foto: brianc – www.flickr.com, 2010)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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