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Photo © Beat Kung / Flickr 2008

Progetto TEN-T, per un’Europa sempre più interconnessa

Collegare 94 porti e 38 importanti aeroporti con treni e strade, migliorare la percorrenza di 15.000 km di autostrade e attuare 35 progetti transfrontalieri per ridurre i tempi di percorrenza da uno Stato europeo all’altro. Tutto questo con un costo stimato di 700 miliardi di euro da qui al 2030.

Si tratta dei corridoi TEN-T, che collegheranno l’Europa da nord a sud e da est a ovest. La Commissione Europea ha infatti pubblicato 9 studi sull’implementazione di questo grandioso progetto, studi che hanno messo in luce la necessità di un sistema di trasporti molto più integrato, l’ottimizzazione delle infrastrutture presenti e la promozione di soluzioni per la riduzione dell’inquinamento. È la prima volta che viene effettuata un’analisi così approfondita su un numero così elevato di porti e grandi città da collegare tramite gomma e rotaia. Questi 9 studi saranno inoltre fondamentali per allocare i fondi europei per il periodo 2014-2020 all’interno della Connecting Europe Facility. Entro la prossima primavera i coordinatori di ognuno dei 9 corridoi europei individuati dovranno presentare il progetto di lavoro al Parlamento Europeo, al Consiglio e alla Commissione, prima di passare all’approvazione dei Paesi membri coinvolti.

Quali sono, nel dettaglio, e come si configurano alcune di queste arterie? Quello Scandinavo-Mediterraneo sarà l’asse cruciale che taglierà da nord a sud il Vecchio Continente partendo dalla Finlandia, passando per la Svezia e attraversando prima la Germania e infine le Alpi per collegare i maggiori porti del nord con le aree industrializzate della Germania meridionale e dell’Italia settentrionale. Il corridoio Mare del Nord – Mar Mediterraneo partirà dall’Irlanda per arrivare nel sud della Francia attraversando Olanda, Belgio e Lussemburgo. Uno degli assi principali sarà poi rappresentato dal corridoio Baltico-Adriatico, che taglierà la Polonia meridionale, Vienna, Bratislava e il Nord-Est italiano.

Una delle vie più trafficate del trasporto merci del Vecchio Continente è il corridoio Reno-Alpi che si estenderà dal porto di Rotterdam a quello di Genova passando per le aree più floride della Svizzera, della Ruhr e dell’Italia del Nord. In quest’ultimo progetto sono compresi una serie di tunnel alpini, alcuni anche già completati. Non poteva poi mancare il Danubio, vero e proprio corridoio naturale che taglia il cuore dell’Europa. Vi è poi il corridoio Mediterraneo, collegamento tra la penisola iberica e i confini ungheresi e ucraini. Quest’ultimo passa dal Nord Italia ed è quello che, come è noto, chiama in causa la spinosissima questione della TAV, vicenda che vede contrapposti i fautori di un’opera ritenuta strategica per l’Italia e l’Europa e quelli che pongono seri problemi di tipo ambientale e di sostenibilità.

Senza nulla togliere a queste obiezioni, considerando i progetti TEN-T nel loro complesso è facile però rendersi conto dell’importanza strategica di disporre di una più efficiente e rapida rete di trasporto di merci e persone. I vantaggi sono soprattutto di tipo economico, dal momento che la mancanza di collegamenti transfrontalieri, la scarsa qualità delle connessioni intermodali (quelle che consentono, ad esempio, alle merci di attraversare senza particolari ostacoli il continente), i nodi rappresentati dalle città e le infrastrutture spesso non funzionali sono tutti aspetti che un mercato realmente unico non può permettersi. Non sono trascurabili nemmeno i vantaggi occupazionali che progetti così ambiziosi portano con sé, aspetto che in un periodo come questo non può che essere accolto con un indiscusso favore. Infine, un altro obiettivo dichiarato è quello di aumentare la sicurezza sulle strade e sulle ferrovie.

Le critiche e le speculazioni su come saranno spese le ingenti somme necessarie per il progetto non mancheranno e si dovrà vigilare attentamente affinché i fondi non vengano sperperati, soprattutto in Italia. Ma il 2030 è dietro l’angolo e basta guardare la mappa che questo progetto delinea all’orizzonte per allontanare, almeno per un attimo, il funesto pensiero di un’Europa rassegnata al suo inevitabile declino.

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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