martedì , 20 febbraio 2018
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Matteo Renzi in visita in Turkmenistan © Palazzo Chigi - www.flickr.com, 2014

Renzi in Turkmenistan: il gas al centro dell’incontro

Lo scorso 18 novembre Matteo Renzi, di ritorno dal G20 in Australia, si è recato in visita ad Ashgabad, in Turkmenistan, in veste sia di capo del governo italiano, sia di Presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Nella stampa occidentale non se ne parla quasi mai, ma il Turkmenistan è un Paese molto particolare e interessante.

Il crollo dell’URSS per il Turkmenistan non segnò l’inizio di un processo di democratizzazione, anzi venne instaurato un regime per certi versi ancor più autoritario di quello sovietico. Non vi fu alcun avvicendamento al potere: la sezione locale del PCUS venne rinominata in Partito Democratico del Turkmenistan e il suo leader Sparmyrat Nyyazov ottenne una facile vittoria alle “elezioni” del 1992 nelle quali era l’unico candidato, e si autoproclamò Türkmenbaşy, cioè padre dei turkmeni. Nei 15 anni al potere, consolidò un regime caratterizzato da un ossessivo culto della personalità e da una politica estera fortemente isolazionista che limitava le possibilità di sviluppo di un Paese ricchissimo di risorse naturali.

Il dittatore turkmeno venne a mancare nel dicembre 2006 e due mesi dopo venne eletto come nuovo presidente Gurbanguly Berdimuhammedov. Con l’avvicendamento al potere, è iniziata una lenta transizione. Pur essendo stata confermata la dottrina della neutralità permanente, si è passati a una politica multivettoriale simile a quella del Kazakhstan. Questo si è tradotto in un ruolo più attivo nella regione e soprattutto nella diversificazione delle esportazioni di gas. Fino ad allora il Paese esportava gas solo alla Russia (che a sua volta lo riesportava in Europa) e paradossalmente anche all’Iran, che, pur essendo il secondo Paese al mondo per giacimenti di gas, ha problemi ad avviare attività estrattive per via delle sanzioni. Nel dicembre 2009 è stato aperto un nuovo gasdotto che porta il gas turkmeno in Cina, che conta di importare il 40% del proprio fabbisogno di gas dal Turkmenistan entro il 2020. Un mese dopo è stato aperto un nuovo gasdotto verso l’Iran. Berdimuhammedov però vuole diversificare ulteriormente le esportazioni e per questo motivo è in cantiere il colossale gasdotto TAPI che attraverso Afghanistan e Pakistan dovrebbe rifornire l’enorme mercato indiano a partire dal 2017.

L’intensificarsi dei legami con Cina e India però non ha una connotazione anti-occidentale. Negli ultimi anni sono infatti migliorati anche i rapporti con l’Occidente, in particolare con la Turchia che vanta con Ashgabad anche un forte legame culturale che affonda le proprie origini nel panturchismo. Nonostante i parziali fallimenti degli anni ’90, recentemente Erdogan ha rilanciato il ruolo della Turchia nella regione, molto importante per la politica energetica europea, in particolare per il corridoio meridionale che dovrebbe ridurre la dipendenza dalla Russia.

Il gasdotto TAP trasporterà verso la Puglia il gas proveniente dai giacimenti azeri del Mar Caspio, ma ha una portata limitata. Se si riuscisse ad allacciargli un gasdotto trans-caspico che portasse il gas turkmeno, l’importanza del progetto aumenterebbe molto. L’ostacolo principale al progetto è l’annosa disputa sullo status giuridico del Mar Caspio, ancora irrisolto dopo quattro vertici, l’ultimo dei quali due mesi fa ad Astrakhan’.

E’ questo dunque il contesto in cui si colloca la visita del premier Renzi, il primo rappresentante della Presidenza di turno del Consiglio UE a visitare il Turkmenistan. L’Italia è il terzo partner UE del Turkmenistan per volume di scambi. I settori più attivi sono l’arredamento, gli interni, l’agroalimentare e soprattutto le attività legate all’estrazione di idrocarburi. Durante la visita infatti i due Presidenti hanno firmato un accordo tra ENI e Turkmengaz per le attività esplorative ed estrattive nel giacimento di Nebit Dag, a largo delle coste turkmene del Mar Caspio fino al 2032.

I rapporti tra Turkmenistan e UE dunque stanno crescendo velocemente e l’Italia ha un ruolo di rilievo. Come spesso accade in Asia Centrale, la nota dolente è il rispetto dei diritti umani. Le grandi prospettive di crescita del Paese potrebbero essere vanificate se non accompagnate da un vasto programma di riforme per le quali il Paese guarda all’UE come un modello virtuoso. L’auspicio è che grazie alla crescente interdipendenza il Turkmenistan sviluppi non solo un’efficiente economia di mercato, ma anche istituzioni trasparenti e il rispetto dei diritti fondamentali.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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