mercoledì , 22 febbraio 2017
Il commissario per l'Energia e Azione per il Clima, Miguel Arias Cañete a Riga - © European Commission 2015

Unione energetica: la Commissione propone nuovo piano

In un periodo in cui il futuro dell’energia è quanto mai insicuro e incerto, indissolubilmente legato a vicende e intrecci geopolitici, fermarsi e controllare lo stato dell’Europa su questo tema è assolutamente prioritario. Questo è stato lo scopo della Conferenza sullo stato dell’Unione energetica in Europa, tenutasi a Riga il 6 febbraio. Una conferenza interlocutoria, caratterizzata da una fase privata per gli “addetti ai lavori”, principalmente Ministri dei vari Stati e una seconda parte aperta al pubblico. Conferenza passata in secondo piano visti i ben più pressanti problemi internazionali del momento (Ucraina e ISIS in primis), ma che comunque permette di fare considerazioni su quale sia lo status dell’energia in Europa.

I numeri dell’energia in Europa

Secondo i dati Eurostat, per quanto riguarda il fabbisogno energetico europeo, è stato sottolineato come un timido successo il fatto che abbia raggiunto nel 2013 circa i livelli del 1990, scendendo del 9% rispetto al picco registrato nel 2006. Un successo frutto delle politiche ambientali europee e, parzialmente, della crisi. Leggermente più preoccupante è la dipendenza energetica complessiva dell’Europa: il 53% dell’energia è d’importazione. Guardando all’Italia, il fabbisogno è certamente sceso, ma non ai livelli del 1990, e la dipendenza energetica è al 76% del fabbisogno complessivo, un dato che dovrebbe fare riflettere. Perlomeno, il 63% della (poca) energia che viene prodotta in Italia deriva da fonti rinnovabili. Per il momento, infine, solamente l’Olanda produce energia principalmente da gas, con una quota di circa l’88% della produzione nazionale.

I 10 punti di Cañete per l’Unione energetica

Miguel Arias Cañete, Commissario per l’Ambiente e l’Energia, intervenuto durante la Conferenza, ha posto al primo posto della sua azione la sicurezza energetica. Dopo aver riconosciuto l’eccessiva dipendenza, soprattutto da singoli produttori come la Russia, ha ipotizzato un piano in 10 punti per risolvere tale situazione, i cui elementi principali sono lo sviluppo di nuove infrastrutture per il trasporto di gas, la creazione di un mercato unico per il gas liquido e il consolidamento dei rapporti con altri fornitori come la Norvegia (a meno che non ci si ravveda anche in Europa circa l’utilizzo dello shale gas). Ulteriori spunti programmatici elencati da Cañete sono lo sviluppo delle rinnovabili, con gli importanti obiettivi individuati dalla Commissione Juncker, l’aumento dell’efficienza e del risparmio energetico, nonché una struttura di governance capace di gestire le sfide del futuro.

Successo locale, fallimento sistemico

Un programma che sembra, quindi, ambizioso e ben articolato. Gli obiettivi posti sono sicuramente all’altezza della sfida che il contesto globale impone, ma bisognerà capire se vi sono mezzi adeguati e sufficienti per attuarlo.

Difatti, non sono arrivati solo giudizi positivi: la Direttrice dell’International Energy Agency, Maria van der Hoeven, ha definito la politica energetica dell’Unione Europea come un “successo locale, ma fallimento sistemico”. Per questo motivo è stata rilanciata l’idea di una governance multilivello, che coordinasse i vari attori in gioco. In particolare, sta assumendo sempre più importanza la “Covenant of mayors”, un’associazione di enti locali in rapida ascesa, che si propone di lavorare insieme per aumentare l’energia rinnovabile prodotta e l’efficienza energetica in generale.

Le proposte avanzate a Riga sono sicuramente interessanti e programmatiche di un’azione politica che il Commissario Cañete dovrà portare avanti nei prossimi anni. I mutamenti geopolitici in atto e le pressioni sul petrolio hanno portato a una ridefinizione del futuro energetico. Non si contano i rapporti su tale argomento che vengono pubblicati in questi mesi e, c’è da sperare, tengono occupati Ministri e governi. Sicuramente l’Unione energetica permette di affrontare questo problema da un punto di vista europeo, il che renderà sicuramente più forte ogni singolo Stato di fronte alle sfide che si proporranno negli anni a venire.

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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