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Photo © Diogo Martins, 2008, www.flickr.com

Rinnovabili: Spagna e Francia ora sono più unite

Il 20 febbraio scorso è stata inaugurata, con grande rilievo, la nuova connessione energetica tra Spagna e Francia. Per l’occasione erano presenti il Commissario Europeo per l’Azione per il clima e l’Energia Miguel Arias Cañete, il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy, il Primo Ministro francese Manuel Valls e Mario Monti, coordinatore del progetto. Il  collegamento si presenta come un primo passo verso il raggiungimento dell’Unione energetica, che prevede l’obiettivo di un’interconnessione energetica tra i Paesi UE di almeno il 10% entro il 2020, come previsto dal Pacchetto clima approvato nell’ottobre 2014. Il significato del progetto è in realtà ben più ampio.

L’ insistenza di Madrid

La Spagna ha da tempo una sovrabbondante produzione di energie rinnovabili che, non potendo essere esportata verso la Francia a causa dei collegamenti mancanti, veniva sprecata. Per questo ha più volte accusato la Francia di usare i Pirenei come barriera per proteggere la produzione di energia nucleare nazionale. Molte erano state le iniziative di protesta per cercare di cambiare la situazione, inclusa una paventata connessione con il Regno Unito.

Lo scontro aveva raggiunto il culmine proprio durante le negoziazioni per il Pacchetto clima dell’ottobre 2014, con la Spagna che aveva minacciato di abbandonare le trattative in caso non si fosse raggiunto un accordo sull’interconnessione energetica. Non è un caso, quindi, che il progetto sia stato dichiarato d’interesse europeo e abbia ricevuto 255 milioni di finanziamento dall’UE, su un costo totale di 700 milioni, necessari a costruire i 65 km di rete che separavano Santa Llogaia in Spagna da Baixàs in Francia.

L’interconnessione come obiettivo

L’interconnessione energetica rimane comunque un obiettivo fondamentale dell’Unione energetica, soprattutto in un periodo in cui i rapporti con fornitori importanti, quali Russia e Libia, sono tesi e incerti. Oltre a una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti, l’Unione Energetica permetterebbe un risparmio sul costo dell’energia, calcolato in circa 40 miliardi, e un maggior rispetto dell’ambiente. L’obiettivo del 10% è un obiettivo minimo rispetto al 15% richiesto dalla Spagna, eppure potrebbe essere comunque difficilmente raggiungibile. Mentre i Paesi dell’Europa centrale, per ragioni geografiche e storiche, hanno una elevata interconnessione energetica, altri Paesi ancora arrancano.

L’Italia poco interconnessa

Guardando all’Italia i dati Terna mostrano come abbia una solida connessione energetica con la Francia, grazie alle 4 grandi arterie per il trasporto dell’energia, alle quali si aggiungono altre connessioni con la Svizzera, la Slovenia, l’Austria e la Grecia. Nel 2012 l’Italia ha importato solo dalla Francia 12,5 miliardi di kWh, che hanno coperto il 4% della domanda di energia elettrica nazionale. Tale interconnessione è aumentata ulteriormente dopo l’accordo del 2007 tra Enel e EDF per la costruzione di nuove infrastrutture che dovrebbero aumentare di un ulteriore 60% i livelli di interconnessione esistenti. Un progetto parzialmente finanziato dall’Unione Europea.

Di fronte alla patologica dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture energetiche esterne, l’Unione energetica potrebbe essere la cura definitiva. Un maggiore tasso di interconnessione e una maggiore coordinazione tra i singoli Paesi potrebbe essere fondamentale per raggiungere tale obiettivo. Servirebbero tuttavia nuove infrastrutture, ammodernare le più obsolete e smantellare quelle troppo inquinanti. L’Unione Energetica potrebbe essere la svolta necessaria nel mercato energetico europeo, un piano strategico per i consumatori e l’industria.

Una volta avviati questi grandi progetti transnazionali non bisogna tuttavia dimenticare i problemi e le arretratezze dei singoli Stati, come le ancora evidenti carenze infrastrutturali che separano il Nord e il Sud dell’Italia. Come sempre serve un giusto bilanciamento e un’efficiente allocazione delle risorse in un contesto ancora caratterizzato da pressanti interessi nazionali.

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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