lunedì , 19 febbraio 2018
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Gasdotto in Ucraina @ World Bank - Flickr 2011

Sicurezza energetica, prime risorse dal Connecting Europe Facilty

di Elisa Pulvino

L’approvazione del nuovo Pacchetto Clima-Energia 2030 lo scorso 24 ottobre da parte del Consiglio Europeo dimostra che l’approvvigionamento energetico e la diversificazione delle fonti continuano ad essere considerati una priorità per la prosperità dell’Unione. Attualmente, l’UE consuma un quinto dell’energia prodotta nel mondo, pur possedendo una percentuale molto ridotta di riserve energetiche. Inoltre, importa più della metà dei propri consumi di energia e nel solo settore del gas naturale dipende da fornitori esterni per il 66 per cento del proprio fabbisogno.

Nella Comunicazione della Commissione al Parlamento e al Consiglio Europeo del 28 maggio si legge che l’obiettivo fondamentale da perseguire è la creazione di un mercato realmente paneuropeo dell’energia, ma ancora oggi ci si trova ad affrontare un ostacolo rilevante: i temi dell’approvvigionamento energetico vengono affrontati principalmente a livello nazionale, con scarsa attenzione all’interdipendenza tra gli Stati membri. Secondo le prospettive della Commissione, non sarà possibile raggiungere l’obiettivo di un mercato competitivo e sicuro, se non diventando player competitivi a livello europeo, anziché soggetti dominanti a livello nazionale.

Per questo motivo, il Pacchetto Clima-Energia 2030 è indirizzato principalmente ad accelerare il processo di integrazione del mercato interno attraverso la moltiplicazione delle interconnessioni e a colmare il gap di sicurezza degli approvvigionamenti presente tra gli Stati membri. Ben sei Stati dell’Unione dipendono dal colosso russo Gazprom per il totale delle loro importazioni ed Estonia, Lettonia e Lituania dipendono da un unico operatore anche per la gestione delle rispettive reti elettriche. Inoltre, non essendo connesse al mercato energetico europeo, creano un mercato isolato e per nulla competitivo.

Alla luce dell’attuale instabilità politica in Ucraina e delle previsioni di crescita della domanda di energia su scala mondiale, l’obiettivo fondamentale è scongiurare il pericolo di nuove interruzioni delle forniture di gas come quelle che hanno colpito i Paesi Baltici negli inverni del 2006 e 2009 e ridurre la loro totale dipendenza dal Cremlino.

Nell’ambito del programma Connecting Europe Facility (CEF), la Commissione Europea ha formalizzato un elenco di Progetti a Interesse Comune (PIC) da realizzarsi entro il 2020, che otterranno un finanziamento per la costruzione di ventisette infrastrutture relative al gas naturale e sei all’energia elettrica ubicate principalmente nell’Europa orientale e sud-occidentale, per un totale di 5,85 miliardi di euro.

Tra le infrastrutture strategiche che hanno ottenuto l’assistenza finanziaria del Connecting Europe Facility, emerge il GIPL, gasdotto di 594 chilometri che collegherà la Polonia alla Lituania entro la fine del 2019, con una portata iniziale di 2,4 miliardi di metri cubi (bcm) di gas naturale. Il GIPL ha ottenuto un finanziamento di 295 milioni di euro, che, seppur lontano dalle iniziali richieste delle società Gaz System SA e Amber Grid di ricevere una copertura economica pari al 70 per cento del costo totale di 558 milioni, porterà la Lituania a svincolarsi, almeno in parte, da Gazprom, che le fornisce tutto il gas naturale di cui necessita (circa 3,4 miliardi di metri cubi all’anno).

In questo contesto, non è da sottovalutare il potenziale della Polonia, che, grazie alle sue molteplici interconnessioni con il mercato europeo, potrebbe rappresentare per i Paesi Baltici un’alternativa al monopolio energetico russo. Per non parlare dell’enorme capacità legata alle riserve polacche di shale gas stimate tra i 600 e i 2 mila miliardi di metri cubi, che, nonostante l’enorme peso ecologico derivante dalla sua estrazione, potrebbe fornire gas naturale per i prossimi 360 – 440 anni, secondo le dichiarazioni dell’ex Ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski.

Forse, GIPL e gli altri progetti supportati dal Connecting Europe Facility non risolveranno del tutto il principale problema del mercato del gas naturale, ovvero l’essere un mercato regionale, ma permetteranno l’accelerazione imposta dal Consiglio Europeo per la creazione di un mercato paneuropeo dell’energia, sostituendo parte dei collegamenti ad est, divenuti politicamente insostenibili, con nuovi hub energetici dei partner europei.

L' Autore - Elisa Pulvino

Laureata in Scienze Politiche - percorso di Cultura Politica presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi sulle politiche energetiche europee relative al gas naturale. Da sempre appassionata di geopolitica, storia contemporanea e difesa dei diritti umani. Nutro un forte interesse per le politiche energetiche adottate dall’ Unione Europea in vista di uno sviluppo sostenibile per le generazioni future. Dopo la laurea, ho frequentato un corso di perfezionamento della lingua inglese a Newcastle Upon Tyne e mi piace definirmi cittadina del mondo. Orgogliosa di scrivere per Europae.

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