lunedì , 19 febbraio 2018
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tassa sui condizionatori
Photo © Choo Yut Shing - www.flickr.com, 2008

Tassa sui condizionatori: polemiche inutili

Nelle scorse settimane ha tenuto banco sulle pagine dei quotidiani, sui social networks e nei talk show televisivi una notizia allarmante, secondo la quale quest’anno insieme all’estate sarebbe arrivata anche una nuova tassa sui climatizzatori. La notizia si è diffusa velocemente in un periodo in cui quasi chiunque si sta avvalendo del loro ausilio. Il condizionale è d’obbligo, perché, nonostante molti articoli allarmisti e le dichiarazioni di qualche politico, in realtà la questione riguarda il recepimento di direttive europee che, oltre ad essere risalenti nel tempo, escludono gli impianti di climatizzazione più piccoli.

La direttiva europea

Si può infatti risalire al Decreto del 10 febbraio 2014, con il quale viene creato il cosiddetto “libretto d’impianto per la climatizzazione”. In realtà, con questa normativa viene esteso agli impianti di raffreddamento un modello simile, cioè quello già previsto per il riscaldamento, introdotto dal governo Berlusconi fin dal 2005. Tali scelte legislative seguono una normativa europea corposa, visto che il governo e il Parlamento non hanno fatto altro che recepire le indicazioni derivanti da più direttive europee. Il tutto con il fine di preservare e promuovere l’efficienza energetica, con la conseguente riduzione delle emissioni inquinanti.

Il risultato è che gli impianti di climatizzazione di potenza superiore ai 12 KW (equivalenti a circa 40000 BTU), oltre ad essere dotati di una propria documentazione, dovranno essere sottoposti a controlli periodici, con il fine di controllarne l’efficienza e la sicurezza. La scelta del limite di potenza non è discrezionale: al contrario, era prevista già nella direttiva 2010/31/UE, mentre sarà onere di ciascuna regione stabilire con quale periodicità dovranno essere effettuati i controlli.

La tassa servirà per l’emissione della certificazione di conformità e dovrà essere corrisposta in occasione degli accertamenti regolari.

L’inutile polemica sulla tassa sui condizionatori

Stupisce quindi notare come la notizia di questa finta nuova tassa si sia diffusa velocemente nel web, grazie all’ausilio della cassa di risonanza di alcuni partiti politici, in alcuni casi addirittura coinvolti nel suo meccanismo d’approvazione. Contraddizioni e strumentalizzazioni politiche che davvero non servono per il tanto professato “bene del Paese”.

L’efficienza e il corretto uso dei condizionatori è un tema d’attualità, visti i gravi blackout che stanno interessando tutta Italia. Ogni anno l’arrivo dei turisti e l’aumento delle temperature provocano un utilizzo indisciplinato dei climatizzatori, comportando disservizi energetici anche gravi e duraturi. A nulla servono le raccomandazioni di ambientalisti, ingegneri e medici sulle controindicazioni che possono derivare da un uso scorretto di tale strumentazione.

Più tasse, meno consumi?

La vera questione è se l’aumento dei controlli e delle tasse possa ridurre tali problemi. Di fronte a una innegabile volontà di “fare cassa” da parte dello Stato, effettivamente si presenta una questione rilevante come quella della riduzione delle emissioni, non quelle inquinanti dei climatizzatori, ma quelle delle centrali che li alimentano.

Tuttavia sembra più che altro un palliativo, una scelta marginale, che non può e non potrà mai sostituire il senso civico e la buona educazione delle persone. Lo spreco è evidente in molti luoghi non solo privati, ma anche pubblici: centri commerciali, negozi, uffici statali. La verità è che il problema non si risolve semplicemente con controlli e tasse, ma serve un salto di qualità educativo e di responsabilità.

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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