martedì , 17 ottobre 2017
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Total entra in South Pars, Macron rompe isolamento Iran

Il gigante petrolifero francese Total ha siglato un accordo da 4,8 miliardi di dollari con l’Iran per lo sfruttamento del giacimento di gas di South Pars. La notizia era nell’aria da tempo ed è stata resa ufficiale dai media iraniani domenica due luglio.

L’accordo incrementerà dal 2021 la capacità di estrazione del bacino di South Pars per lo sviluppo del mercato interno iraniano. L’intesa assegna a Total una quota del 50,1% del consorzio in associazione con la compagnia di bandiera cinese CNPC (China National Petrolium Corporation) che avrà il 30%, mentre il resto sarà dell’iraniana Petropars. In particolare, Total finanzierà il progetto con un miliardo di dollari.

La nuova verve macroniana in politica estera

La notizia ha una forte valenza economica e geopolitica. Dopo la progressiva fine delle sanzioni europee imposte all’Iran in seguito l’accordo sul nucleare del 2015, la francese Total, tra le quattro aziende più forti al mondo nel settore petrolifero e del gas naturale, è la prima impresa europea che dopo dieci anni rompe l’isolamento internazionale di Teheran. Il governo iraniano guidato del moderato Hassan Rouhani non ha nascosto l’entusiasmo per un accordo che si spera possa riaprire la strada al ritorno d’imprese e investimenti occidentali. Non è mistero che anche l’olandese Shell e l’italiana ENI puntino al rientro in Iran.

L’intesa su South Pars, già fortemente sponsorizzata dalla presidenza Hollande, era stata rinviata nel febbraio 2017 quando si attendeva di capire quale sarebbe stato l’atteggiamento di Trump verso Teheran dopo le dure prese di posizione della campagna elettorale. Il nuovo corso di politica estera francese, dinamico e intraprendente, inaugurato dal presidente Macron ha accelerato notevolmente i tempi spingendo i vertici Total a siglare l’accordo. L’ennesima sfida lanciata a Trump da parte del presidente francese è la prova di una politica estera francese sempre meno condizionata dalle scelte dell’alleato oltreoceano con il ritorno a quell’ideale di grandeur francese di eco gollista declinato anche nei rapporti internazionali extraeuropei. Solo poche settimane fa, il Senato americano ha approvato nuove sanzioni all’Iran e si attende ora la loro conferma da parte della Camera dei Rappresentanti e della Casa Bianca. L’asse franco-iraniano conosce un nuovo rafforzamento dopo gli accordi economici già siglati in passato nel settore automobilistico con la Peugeot-Citroen ritornata a produrre autoveicoli in Iran e il patto tra Airbus e Iran Air per la vendita a Teheran di cento aerei passeggeri.

La nuova politica francese in Medioriente appare sempre più alternativa alle scelte americane. Se Trump ha consolidato l’asse con i sauditi, la posizione di Macron sulla Siria avvicina notevolmente Parigi a Teheran poiché l’Eliseo non considera più la presenza di Bashar Al Assad come un ostacolo alla risoluzione del conflitto siriano. Da non sottovalutare nell’accordo è l’inedito asse franco-cinese.

Sfida a distanza con Trump

L’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump e le tante incognite politiche sul futuro della Gran Bretagna hanno lasciato alla Francia e in particolare al nuovo presidente francese la possibilità di ritagliarsi un nuovo posto nello scacchiere internazionale. Emmanuel Macron, forte di un successo elettorale schiacciante, non sembra voler perdere questa possibilità facendosi carico di indicare alla nazione che guida le scelte da compiere anche in politica estera. La stampa francese parla non a caso di un Macron jupitérien con evidente richiamo a Giove, dio romano a capo di tutti gli altri dèi.

Le scelte francesi sono da inserire in un contesto di progressiva pragmatizzazione della politica estera di Parigi. Coltivare buoni rapporti con Teheran è interesse primario per molte aziende francesi ed europee che ambiscono a entrare in un mercato, come quello iraniano, che non ha ancora sviluppato tutte le sue grandi potenzialità e al tempo stesso permetterà alla Francia di ritagliarsi un nuovo ruolo nella regione asiatica centro-meridionale, in cui da tempo Stati Uniti, Russia e Cina vogliono ritagliarsi un’influenza sempre più importante.

Sull’accordo della Total pesa infine l’incognita della reazione americana. Se gli americani decidessero di punire le compagnie e le banche europee per aver siglato accordi con l’Iran è probabile che la reazione di Unione Europea, Russia e Cina, tutti favorevoli a mantenere gli accordi di Vienna sul nucleare, isolerà ulteriormente l’ambizione di Donald Trump nel prolungare l’isolamento internazionale di Teheran.

L' Autore - Federico Vetrugno

Classe 1991, pugliese. Ho conseguito la laurea magistrale con lode in Studi geopolitici ed internazionali presso l’Università del Salento. Sono da sempre un appassionato di storia, di geografia e di politica. Fra i temi che più mi interessano: le relazioni internazionali, la geopolitica e ovviamente l’Europa in tutte le sue possibili declinazioni, è per questi motivi che sono felice di poter contribuire a Europae.

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