lunedì , 19 febbraio 2018
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Photo © United Nations Photo, 2010, www.flickr.com

Unione dell’Energia: il ruolo della politica di coesione

Presentata dalla Commissione Europea lo scorso 25 febbraio, la strategia quadro per l’Unione dell’Energia chiama in causa l’ormai consolidato ruolo della politica di coesione in settori come la decarbonizzazione dell’economia europea, la promozione dell’efficienza energetica, la creazione di infrastrutture sostenibili e la ricerca e l’innovazione nel campo. Alla presentazione della comunicazione ha reagito positivamente il Comitato delle Regioni che, tramite il suo presidente, ha tuttavia fatto notare l’assenza di una definizione specifica del ruolo delle regioni e degli enti locali e la mancata menzione del contributo che i loro progetti ‘su piccola scala’ possono apportare agli obiettivi promossi dall’Unione dell’Energia, ad esempio in termini di efficienza energetica.

Unione dell’Energia: un intreccio di priorità interdipendenti

L’Unione dell’Energia riprende priorità già affrontate dall’Unione Europea, inserendole in un nuovo progetto di integrazione delle politiche energetiche degli Stati membri. La strategia appena presentata si sviluppa su cinque pilastri che se sviluppati contribuiscono a realizzarsi reciprocamente, vale a dire: efficienza energetica, ricerca e innovazione, decarbonizzazione dell’economia, mercato unico dell’energia e sicurezza e solidarietà nell’approvvigionamento. Alla attuazione di queste priorità devono concorrere tutti i livelli decisionali con competenze nel settore, regioni ed enti locali compresi.

Il ruolo della politica di coesione

Questi ultimi possono contribuire in particolare a quelle priorità nelle quali hanno già accumulato responsabilità ed esperienza tramite la gestione e spesa dei fondi europei, vale a dire efficienza energetica, decarbonizzazione e sviluppo di infrastrutture sostenibili. A questi fini sono infatti già dedicati parte dei fondi strutturali 2014-2020 tramite gli Obiettivi Tematici 4 e 7, che orientano la spesa da parte delle regioni verso progetti finalizzati rispettivamente a ‘sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio’ ed a ‘promuovere sistemi di trasporto sostenibili’.

Inoltre, le regole del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale vincolano per la prima volta le regioni a destinare una percentuale minima dei fondi – dal 12% al 20% a seconda del loro grado di sviluppo – a progetti per un economia a basse emissioni di carbonio. Le regioni dovrebbero dedicare questi fondi all’investimento per l’efficienza energetica di edifici e infrastrutture pubbliche e private, per la produzione di energia rinnovabile, per sviluppare reti di distribuzione energetica intelligenti e per una mobilità urbana sostenibile.

Le sinergie con altri fondi

La spesa dei fondi strutturali è sempre più vincolata all’individuazione di sinergie di obiettivi con altri fondi europei di vario genere. Un criterio osteggiato da molte regioni per la sua difficile attuazione, ma che potenzialmente permetterebbe loro di contribuire agli obiettivi energetici dell’UE anche con progetti che non rientrano solamente nell’ambito delle politiche di coesione. Questo può avvenire ad esempio con i fondi del programma quadro Horizon 2020 per quanto riguarda la ricerca e l’innovazione in ambito energetico. Fondamentale per Unione dell’Energia sarà anche coordinare i progetti finanziati dalla Connecting Europe Facility – il principale strumento UE per investire nelle infrastrutture energetiche trans-europee – con quelli possibili al livello regionale tramite fondi strutturali per la distribuzione, lo stoccaggio e la trasmissione dell’energia su più piccola scala.

Regioni ed enti locali: un contributo importante

Questi investimenti costituiscono uno strumento importante sia per aiutare gli Stati membri a conseguire la strategia di Europa 2020 – compresi gli obiettivi principali su clima ed l’energia – che per contribuire alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico, altro tema fondamentale della recente strategia per l’Unione dell’Energia. Le regioni e degli enti locali assumono quindi un ruolo centrale in ambito energetico, che si esplicita sia tramite la gestione e spesa dei fondi al livello territoriale, sia tramite il loro impegno al livello europeo nell’ambito, testimoniato da progetti internazionali come ELIH-MED, incentrato sulla promozione dell’efficienza energetica nei contesti meno sviluppati delle regioni mediterranee – che vede un’attiva partecipazione di regioni e città italiane.

L' Autore - Riccardo Trobbiani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche - Studi Europei presso l’Università di Bologna (Polo di Forlì) nel 2015 e in International Relations (MSc) presso la University of Bristol (UK) nel 2014. Romano, europeista e appassionato di politica europea e geopolitica. Mi interesso attualmente di politiche regionali e di coesione dell’UE alle quali ho dedicato la mia tesi magistrale italiana – incentrata sul tema del lobbying regionale nei confronti delle istituzioni europee – che è stata in parte ricercata e scritta durante un tirocinio di quattro mesi a Bruxelles presso l’ufficio di rappresentanza della Regione Emilia-Romagna. Felice di poter collaborare con Rivista Europae, iniziativa molto interessante in un periodo di grande disinformazione sulle politiche europee in Italia.

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