giovedì , 16 agosto 2018
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Photo © European Commissione, 2014

Erasmus+: una nuova opportunità per i giovani europei

L’Erasmus come simbolo dei valori e delle aspirazioni più essenziali del progetto europeo: così Androulla Vassiliou, il Commissario europeo per l’Istruzione, la Cultura, il Multilinguismo e la Gioventù, ha scelto di descrivere il programma che da 30 anni permette a studenti universitari di formarsi all’estero. L’ha fatto in occasione del lancio di Erasmus+ in Francia, lo scorso lunedì 29 settembre, durante la conferenza organizzata presso la Cité Internationale Universitaire di Parigi.

L’incontro è stato per il Commissario Vassiliou un’occasione per riassumere le caratteristiche del programma e fare allo stesso tempo un bilancio del proprio mandato, ormai vicino al termine. Particolare attenzione è stata posta sul budget: con i suoi 14,7 miliardi di euro stanziati (il 40% in più rispetto a quanto previsto in precedenza), Erasmus+ può estendere le possibilità di partecipazione a più di 4 milioni di persone. Oltre agli studenti universitari, ne beneficeranno giovani intenzionati a svolgere periodi di tirocinio o di volontariato, insegnanti che vogliano arricchire la propria formazione e giovani sportivi.

“Durante il mio intero mandato ho lavorato per porre l’educazione e la formazione professionale al cuore dei programmi europei per crescita e lavoro” – ha affermato Androulla Vassiliou. “È il nostro capitale umano […] che darà vita a quella crescita intelligente, sostenibile e inclusiva alla quale noi tutti vogliamo assistere”.

Nel suo intervento, spazio è stato riservato anche alle maggiori sfide che attendono quanti si occuperanno di educazione nell’immediato futuro: prematuro abbandono scolastico, capacità di lettura e comprensione insoddisfacenti, scarsa conoscenza delle lingue straniere e uso ridotto delle nuove tecnologie sono i principali punti deboli della scuola europea su cui bisognerà insistere. Perché se è pur vero che ogni ministero nazionale continuerà ad avere il ruolo cardine nelle politiche educative, va tenuto a mente che il nuovo programma europeo ha i mezzi economici per aiutare gli Stati membri a fronteggiare quelle problematiche che gli effetti della globalizzazione portano in campo educativo.

Tra queste trova ovviamente posto l’annosa questione dell’inserimento nel mondo del lavoro una volta terminati gli studi. Un campo però in cui le politiche europee già hanno dato un contributo con, neanche a dirlo, proprio il programma Erasmus.

Secondo un recente studio sull’impatto dell’Erasmus, i laureati con esperienza internazionale se la cavano infatti meglio degli altri nel mercato del lavoro. Lo studio, realizzato da un consorzio indipendente di esperti, guidati dagli specialisti di CHE Consult di Berlino, insieme con il Brussels Education Service, il Compostela Group of Universities e l’Erasmus Student Network, rileva che l’incidenza della disoccupazione di lunga durata è dimezzata per i giovani che studiano o si formano all’estero e che a 5 anni dal conseguimento della laurea il tasso di disoccupazione degli studenti Erasmus è inferiore del 23%.

Risultati significativi arrivano anche sul versante dei datori di lavoro, i cui pareri e testimonianze sono stati indagati insieme a quelli degli studenti. Il 92% di loro afferma di ricercare nei futuri dipendenti quelle competenze trasversali potenziate dal programma Erasmus, quali curiosità, problem solving, tolleranza e fiducia in se stessi. Il 64% considera l’esperienza internazionale importante per le assunzioni e il 63% dichiara di attribuire maggiori responsabilità professionali ai laureati con esperienza internazionale.

Il miglioramento delle prospettive professionali investe anche quanti hanno scelto il programma Erasmus per svolgere un periodo di tirocinio all’estero. Quasi un tirocinante Erasmus su dieci ha avviato una sua azienda e tre su quattro progettano, o non escludono, di farlo. Inoltre, più di un tirocinante su tre riceve un’offerta di lavoro dall’azienda ospitante.

Senza dubbio, il nuovo programma Erasmus+ punterà a fare ancora meglio. “Abbiamo il dovere” – ha dichiarato a tal proposito la Vassiliou- “di aiutare i giovani nella transizione da una fase all’altra del proprio percorso educativo e, da ultimo, al mondo del lavoro. […] Dobbiamo dare ai nostri giovani gli strumenti che permettano loro di trovare la propria strada verso la felicità, la realizzazione personale e un posto nella società. […] Lottiamo per un’Europa che sia aperta ai suoi vicini e aperta al mondo. Questa è la mia speranza per i giovani europei. Questa è la mia idea di Erasmus+”.

L' Autore - Giulia Ferrero

Responsabile Istruzione e Politiche giovanili - Iscritta al corso di laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana presso l’Università degli Studi di Torino, frequento allo stesso tempo la Scuola di Studi Superiori di Torino, ricoprendo all’interno del Comitato Scientifico di quest’ultima il ruolo di rappresentante degli studenti. Quest’incarico, un semestre di studi nel cuore dell’Europa presso l’Université Catholique de Louvain (Belgio) e la collaborazione ad alcune attività dell’EUCA (European University College Association) mi hanno portato ad interessarmi di politiche europee a sostegno della cultura e dell’istruzione, certa che la vera integrazione europea debba passare innanzitutto per i banchi di scuola.

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