sabato , 24 febbraio 2018
18comix

ETA: quell’ascia deposta per sempre

Ormai del simbolo dell’ETA, un serpente avvolto intorno a un’ascia, rimane ben poco e con la fine del 2014 potrebbe diventare solo un ricordo, dopo oltre 40 anni di battaglia. La lotta politica, rappresentata dal rettile, dopo l’annuncio il 3 gennaio 2013 dello scioglimento del partito Batasuna, braccio governativo dell’ETA, si è arrestata con forza. L’ascia della lotta armata, ferma dal 2010, potrebbe non conoscere un domani: l’ETA ha iniziato la consegna del proprio arsenale.

L’obiettivo dell’ETA sin dalla sua nascita nel 1958 è stato la creazione di uno Stato autonomo socialista denominato Euskal Herria, che comprenda le tre province della comunità autonoma di Euskadi, la regione di Navarra e le tre province basche del sud ovest della Francia, la Labourd, la Soule e la Bassa Navarra. Nel corso di quattro decenni l’organo per l’autonomia del popolo basco ha compiuto numerose azioni terroristiche, provocando la morte di oltre 800 persone tra civili e militari. Nonostante le idee di uno Stato autonomo e dell’autodeterminazione del popolo basco non siano state messe in discussione, l’azione dell’ETA negli ultimi anni ha assunto una nuova direzione, facendo ben sperare per una risoluzione positiva, almeno sulla lotta armata.

Dal 20 ottobre 2011 l’organo basco ha infatti annunciato la deposizione delle armi e la cessazione di ogni azione violenta. Ma è solo da dicembre del 2013 che è stata concretizzata l’intenzione di far tacere per sempre le armi, consegnando l’arsenale. Il processo sarà comunque lento e avverrà soltanto sotto il controllo della Commissione Internazionale di Verifica (Civ). L’ETA rifiuta infatti qualsiasi intromissione del governo spagnolo e delle istituzioni basche, vista la loro immobilità per quanto riguarda l’indipendenza dei Paesi Baschi.

Due settimane fa la svolta e l’annuncio del Civ: “una quantità dettagliata di armi munizioni ed esplosivi” è stata messa fuori uso. Un video diffuso sul web documenta la consegna: una stanza spoglia, il quadro di Guernica alle spalle dei due membri incappucciati dell’ETA e dei rappresentanti del Civ, Ram Manikkalingam dello Sri Lanka e Ronnie Kasrils del Sud Africa. Sul tavolo pistole, granate, temporizzatori, esplosivo e proiettili, cavi per detonatori ed elementi chimici per fabbricare esplosivi.

Come divulga l’Efe, un’agenzia stampa spagnola, lo smantellamento avverrà in due fasi: la prima, quella che dovrebbe iniziare nelle prossime settimane, si limiterà all’inventario delle armi e degli esplosivi, e dell’ubicazione delle basi della guerriglia. Per la custodia totale dell’armamento bisognerà invece attendere direttive che, ad oggi, non sono state ancora emesse.

Il governo spagnolo dal canto suo continua con la linea dura: “L’ETA deve solo annunciare il suo dissolvimento, senza alcuna condizione”, mentre il Ministro dell’Interno spagnolo, Jorge Fernandez Diaz, dichiara che non servono troppe cerimonie, è sufficiente consegnare le armi alla polizia e alla guardia civile spagnola.

Sull’altro piatto della bilancia pesa la richiesta dell’ETA del riavvicinamento di circa 400 detenuti in strutture nel territorio basco. Finora la dispersione penitenziaria, volta ad impedire qualsiasi contatto tra i carcerati, ha costretto amici e parenti a compiere viaggi anche di più di mille chilometri. Ma il governo spagnolo anche su questo punto non fa un passo indietro. Inoltre in base alla linea da sempre attuata dall’ETA, i detenuti non hanno mai potuto fare richiesta dei benefici penitenziari. Con la resa della lotta armata, molti etarras (membri dell’ETA) in carcere da oltre vent’anni, potrebbero iniziare a negoziare i termini per una scarcerazione preventiva. Viene quindi abbandonata del tutto l’idea di un accordo con il governo su un trattamento valido per tutti i detenuti.

Il destino dei reclusi potrebbe essere deciso anche in base all’applicazione della dottrina Parot, già condannata dal Tribunale dei Diritti Umani di Strasburgo e considerata illegale. La norma impiegata fino a oggi prevede infatti che gli sconti di pena vengano applicati non sul numero effettivo degli anni di condanna, ma sul totale di quelli inflitti ai detenuti. Si parla in certi casi anche di 3000 anni. Con l’abolizione di questo sistema 50 etarras potrebbero uscire dal carcere presto.

Indubbiamente la situazione del disarmo è tuttora confusa e sembra proseguire senza troppa attenzione da parte di Madrid, ma quel che è certo è che nei Paesi Baschi tira un’aria nuova, che non vuol dire però rinuncia al sogno dell’Euskal Herria.

In foto il simbolo dell’ETA in Navarra (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Redazione Europae

Check Also

Fake news: la Commissione Europea prova a reagire

La Commissione Europea si attiva contro la diffusione delle fake news. Dopo l’avvio della consultazione …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *