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Francia e laicità (parte 3): corte EDU e utero in affitto

La sentenza emessa il 25 giugno scorso dalla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo potrebbe cambiare in profondità il diritto di famiglia francese, sempre che la Grande Chambre, se adita da una delle parti come organo di Appello (nel rispetto dell’articolo 43 del regolamento), si uniformi al verdetto della quinta sezione della Corte. L’affaire Mennesson vs Francia è innanzitutto la storia di una famiglia un po’ particolare. La coppia di cittadini francesi Dominique e Sylvie Mennesson non riesce ad avere figli, nemmeno tramite la procreazione medicalmente assistita in vitro, sia omologa che eterologa, a causa della sterilità della signora.

Nel 2000 i coniugi decidono di recarsi in California e di concludere un contratto di utero in affitto: la pratica delle madri surrogate lì è infatti legale e molto ben regolamentata, mentre in Francia questa procedura è vietata espressamente. La madre in affitto, secondo la legge USA, non può essere pagata per il suo servizio, al massimo la coppia che vuole avere bambini può pagarle le spese mediche. Il 14 luglio 2000, adita dai coniugi Mennesson, dalla madre surrogata e dal rispettivo marito, la Corte Suprema della California ha decretato che ogni neonato messo al mondo dalla madre in affitto nei successivi quattro mesi avrà il signor Dominique come padre genetico e la signora Sylvie come madre legale. La madre surrogata ha ricevuto quindi un ovulo da un’anonima donatrice e i gameti del signor Mennesson, in modo da dare alla luce il 25 ottobre due gemelle: Valentina e Fiorella.

Nonostante il rifiuto del consolato francese di iscrivere i loro nomi sul passaporto del padre, le bambine riescono comunque ad entrare in Francia grazie a due passaporti forniti dagli Stati Uniti. I problemi però sono appena iniziati. L’articolo 18 del Code Civil vieta infatti categoricamente la pratica dell’utero in affitto, ritenendo che portare avanti una gravidanza per conto terzi sia contrario all’ordine pubblico. Molte coppie prima dei signori Mennesson erano riuscite nel proprio intento perché la norma non proibisce direttamente il riconoscimento del legame di filiazione: alla fine degli anni novanta, l’intera amministrazione si era dimostrata disponibile a “chiudere un occhio”.

Così non è stato per la famiglia Mennesson, che si è ritrovata ben presto nel mirino dell’autorità: nonostante avesse ricevuto il benestare del procuratore per la trascrizione dell’atto di nascita delle bambine, il 16 maggio 2003, lo stesso procuratore ha citato in giudizio i genitori dinanzi al Tribunale di Grande Instance di Créteil, chiedendo l’annullamento della trascrizione dell’atto di nascita di Valentina e Fiorella, in quanto la gestation pour autrui è contraria ai principi di ordine pubblico, di indisponibilità del corpo umano e dello stato civile delle persone.

Ne è seguita una vera e propria odissea giudiziaria, finché nel 2010 la Cassazione ha conferma il giudizio della Corte di Appello di Parigi che aveva dato ordine di cancellare la trascrizione della terza e quarta ricorrente (le due gemelle, sempre citate in ogni grado di giudizio). In base all’articolo 34 del regolamento della Corte EDU, i ricorrenti agiscono nel 2011 contro la Francia per violazione degli articoli 8, 14 (in combinato disposto con il precedente), 6, 12 e 41. La Corte ha ritenuto all’unanimità, tenendo conto della sentenza Wagner, che in gioco c’è un aspetto essenziale dell’identità della persona.

Le bambine, essendo loro negata la possibilità di acquisire la cittadinanza francese, si trovano in una situazione di incertezza giuridica enorme: non possono succedere ai propri genitori, non possono votare e in base alla giurisprudenza restrittiva della Cassazione, al loro padre biologico di riconoscerle come figlie. Si concretizza quindi una violazione della vita privata solo delle due ragazze, non dei genitori, in conformità a quanto stabilito dall’articolo 8 della CEDU. Ancora una volta, le biotecnologie e la globalizzazione ridefiniscono concetti dati per immutabili, come quello di maternità e paternità, rendendo sempre più difficile per uno Stato trincerarsi dietro prese di posizione ideologiche. Meglio ancora, quest’ultimo potrà ancora imporre la sua etica solo alle persone che non hanno risorse sufficienti per affrontare una saga giudiziaria del genere e che sono purtroppo la maggioranza.

Photo © Joe Fruckey, 2008, www.flickr.com

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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