mercoledì , 21 febbraio 2018
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Gas: l’accordo tra Russia e Cina mette nei guai l’Europa

Le trattative, in corso da settimane, si sono concluse l’altro ieri a Shanghai. Gazprom e Pechino hanno firmato un accordo per le forniture di gas russo. Un accordo storico, come testimonia la presenza di Vladimir Putin in persona durante le firme. Storico per diverse ragioni. Innanzitutto per le cifre da capogiro: durata trentennale, un flusso di 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno verso la Cina e un incasso totale di 400 miliardi di dollari per Mosca. Tuttavia, quello che rende la firma davvero importante è che essa potrebbe spostare gli equilibri internazionali nettamente a favore della Russia, cambiando uno status quo consolidato da decenni.

Fino a due giorni fa, il mercato euroasiatico del gas era in una fase di stallo: la Russia nei panni del maggior fornitore di gas naturale e l’Europa in quelli dell’unico grande acquirente. Un equilibrio che non risultava conveniente alterare a nessuno dei due protagonisti, legati da un sistema di interdipendenza, che garantiva ad entrambi la sopravvivenza economica. Proprio per questo motivo, le minacce di tagli dei flussi di gas dalla Russia non hanno mai realmente preoccupato i leader europei, se non per brevi periodi. Un inverno al gelo poteva spaventare l’Europa, ma rimaneva la consapevolezza che non si sarebbe andati oltre la stagione fredda. Stringere la cinghia e attingere alle riserve d’emergenza interne non sarebbe stato uno scenario ingestibile. Seccante, ma non ingestibile.

Ora la situazione è stata stravolta. Come dimostrano alcuni dati, con questo accordo Putin si è aggiudicato il manico del coltello e la lama è rivolta verso Bruxelles. La Federazione Russa esporta ogni anno verso l’Europa circa 130 miliardi di metri cubi di gas naturale. L’accordo con la Repubblica Popolare Cinese prevede un’esportazione, dal 2018, di 38 miliardi di metri cubi di gas che potrebbe addirittura raddoppiare negli anni. Avere un nuovo acquirente come Pechino metterà Mosca in una posizione di forza, permettendole così finalmente di rendere più che credibili le minacce di chiudere i rubinetti del gas verso l’Europa o di alzare i prezzi a suo piacimento. Si infrange così quel sistema di interdipendenza che aveva garantito a Bruxelles una certa sicurezza e stabilità, ma che già l’aveva resa pressoché impotente nei contenziosi internazionali, a Kiev in primis.

L’Unione Europea si è fatta trovare impreparata. Distratta dalla crisi finanziaria, è tornata ad occuparsi della propria condizione di dipendenza energetica soltanto grazie alla crisi ucraina. Paralizzata da divergenze interne e da una mancata integrazione nel settore energetico, non ha saputo agire per tempo, lasciando così la prima mossa a Mosca. Se infatti pochi mesi fa l’Europa, di concerto con Obama, aveva solo paventato la possibilità di futuri accordi per importazioni dagli Stati Uniti, Mosca gli accordi li ha firmati. Come se non bastasse, la recente crisi libica rischia di mettere in discussione un altro importante fornitore europeo, complicando ulteriormente la situazione e mettendo il Vecchio Continente in una posizione scomoda su più fronti.

All’Europa rimangono 3 anni di tempo per non essere totalmente vulnerabile. È infatti questo il lasso di tempo necessario prima che l’accordo Mosca-Pechino entri in vigore. Senza contare i ritardi del caso. Infatti non è certo che la Russia sia in grado di completare in tempo le infrastrutture necessarie per portare il gas in Cina. Ma a Bruxelles non possono più permettersi ritardi e tentennamenti. Va definita una strategia chiara per ridurre la dipendenza energetica e va attuata nel minore tempo possibile. Se però il tempismo è una condizione imprescindibile, non sembra confortante che il Presidente della Commissione Barroso abbia sostenuto pubblicamente che l’Europa era l’unico partner commerciale di Mosca proprio quando, dall’altra parte del mondo, Putin siglava un accordo in grado di cambiare le carte in tavola.

 In foto un impianto di trattamento del gas naturale in Cina (Foto: Russel Neches – Flickr)

L' Autore - Nicola Costanzo

Responsabile Energia - Laureato magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino con una tesi sul ruolo che Aldo Moro ebbe nella politica mediorientale italiana e nei relativi rapporti con gli Stati Uniti. Appassionato di relazioni internazionali, geopolitica e politica energetica, nutro un forte interesse verso le relazioni che l’Europa intesse con il resto del mondo. Orgoglioso di fare parte di questa rivista.

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