martedì , 14 agosto 2018
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Germania e NSA: espulso Capo servizi segreti USA

Se sei “un” signor Nessuno e vieni espulso da un Paese europeo, la cosa non farà certo notizia. Se però sei “il” signor Nessuno, o meglio, se devi essere “il” signor Nessuno, l’uomo più in ombra di tutti, quello che lavora e si muove sotto traccia, la cui identità è conosciuta solo nei palazzi che contano di più, in sostanza, se sei il capo dei servizi segreti USA in Germania e vieni espulso, pardòn, invitato a lasciare il Paese dal governo tedesco, la notizia si leggerà sicuramente su tutti i giornali. Nonostante l’assenza del tuo nome, nonostante non ci sia una tua foto, nonostante nessuno ti cerchi per un’intervista. Perché il fatto è alquanto grave, succede raramente e se succede a farne le spese sono Paesi come l’Iran o la Corea del Nord, non certo la prima (prima?) potenza mondiale, miglior alleato di tutti i Paesi occidentali.

La drastica decisione è stata presa dopo che un altro uomo era stato arrestato con accuse di spionaggio: se la settimana scorsa era capitato direttamente ad uno 007 tedesco dover ammettere il doppio gioco con la CIA, questa volta un funzionario del Ministero della Difesa è stato scoperto a passare informazioni riservate. Forse neanche troppo riservate, visto che De Maizière, Ministro degli Esteri tedesco, ha dichiarato candidamente che se le cose rimangono così come sono, le informazioni passate dal funzionario infedele alla CIA sono «ridicole».

Non è però di certo l’entità delle informazioni a irritare il Bundesregierung: per spiegarlo con le parole del portavoce del Governo «per la Germania è fondamentale, nell’interesse della sicurezza dei propri cittadini e delle proprie forze armate all’estero, lavorare in stretto contatto e in piena fiducia con i partner occidentali, in particolare con gli USA. Per fare ciò sono però necessarie una reciproca fiducia e franchezza». Oppure, se si preferisce la retorica tagliente di chi sa di poter esercitare il potere: «qualsiasi persona di sana coscienza capirebbe che lo spionaggio di alleati è uno spreco di risorse», ha dichiarato una “not amused” Angela Merkel. E il suo portavoce, per rendere ancora più chiaro il concetto e l’umore della Kaiserin ha dichiarato: «C’è una profonda divergenza di opinioni tra la Germania e gli Stati Uniti riguardo l’equilibro tra sicurezza e intrusione nelle libertà civili».

Per capire meglio il motivo di una decisione così drastica bisogna però rifarsi alla storia tedesca, soprattutto della Germania dell’Est, dove la STASI, il temutissimo servizio segreto della DDR, aveva un controllo capillare e paranoico delle comunicazioni. Markus Ferber, un europarlamentare della CSU (il braccio bavarese della CDU al governo), paragonò qualche mese fa il programma della NSA ai metodi utilizzati dalla STASI prima della caduta del muro di Berlino. I tedeschi hanno troppo rispetto dei propri errori e orrori del passato per permettere a qualcun altro di commetterli, soprattutto se nel proprio territorio ed a spese loro. Anche se i motivi dell’attività di spionaggio non sono proprio facili da capire e un certo dibattito si è aperto sui giornali tedeschi e internazionali. C’è chi sostiene che non fosse tanto il governo tedesco ad essere controllato, quanto le attività russe in Germania, oppure i rapporti sempre più stretti tra la Cina e i palazzi di Berlino.

Per ora gli Stati Uniti non rispondono: ci sono stati ovviamente dei contatti tra John Brennan, direttore della CIA, e il Cancellierato, ma si è preferito rimandare tutto ad un faccia a faccia mercoledì prossimo tra il Ministro degli Esteri tedesco e l’Ambasciatore americano per cercare di limitare i danni. Perché c’è anche chi inizia a temere che le distanze tra Germania e Stati Uniti possano aumentare ulteriormente, mettendo a rischio non solo le strategie congiunte a livello di politica estera (specialmente l’Ucraina), ma anche minando le già fragili basi dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti.

Photo: © Andreas Gerhold, 2014, www.flickr.com

L' Autore - Daniele Marchi

Studente presso l'Università di Torino, laureato a Trento in Studi Internazionali con una tesi su Alexander Langer ed il suo progetto per un corpo civile di pace europeo. Sono volontario di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace, con cui ho partecipato al progetto in Colombia, presso la Comunità di Pace di San Josè de Apartadò. Mi occupo di risoluzione pacifica dei conflitti, confidando che un giorno l'Unione Europea diventi potenza di pace.

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