martedì , 20 febbraio 2018
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Antiriciclaggio: c’è l’accordo per una nuova direttiva

I rappresentanti del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’UE hanno raggiunto l’accordo sulla quarta direttiva antiriciclaggio, che punta ad allineare l’UE agli standard internazionali elaborati dalla Financial Action Task Force. La proposta era stata avanzata dalla Commissione già nel 2013: in quell’occasione l’allora Commissario agli Affari interni Cecilia Maelström aveva dichiarato che l’obiettivo era quello di “proteggere l’economia legale e impedire che le nostre banche diventino lavanderie automatiche dei soldi del crimine o siano usate per finanziare il terrorismo”. Ci sono voluti due anni per trovare l’intesa. Il testo dovrà comunque essere votato dal Parlamento in sessione plenaria a Strasburgo a gennaio.

Riciclare denaro sporco significa investire in operazioni lecite denaro proveniente da attività illecite: per farlo i gruppi criminali spesso si avvalgono di società registrate in diversi Paesi e collegate tra loro come “scatole cinesi”, in modo da nascondere la provenienza del denaro. Questi fenomeni alterano la libera economia di mercato e impediscono una concorrenza leale. Per questo l’UE è sempre stata in prima fila nella lotta al riciclaggio, elaborando strategie per risalire al titolare effettivo di tali imprese-facciata.

In particolare l’intento di questa direttiva è rendere le transazioni più trasparenti e combattere l’evasione fiscale, migliorando la tracciabilità dei trasferimenti di fondi all’interno dell’Unione. È stata infatti prevista l’istituzione di un registro pubblico centrale di cui dovrà dotarsi ogni Stato membro, nel quale dovranno essere registrati i dati riguardanti la proprietà effettiva delle società e ogni operazione finanziaria che coinvolga le aziende. Tali registri dovranno essere immediatamente accessibili alle forze dell’ordine ed alle autorità governative competenti. Un accesso parziale è garantito anche al pubblico, come nel caso di giornalisti investigativi o anche di cittadini qualunque, sempre che sia dimostrata, da parte loro, la titolarità di un interesse legittimo. La direttiva inoltre prevede dei meccanismi di collaborazione sovranazionale tra le Unità di informazione finanziaria (UIF) e di supervisione da parte della Commissione Europea, che dovrà formulare delle raccomandazioni per gli Stati membri.

Non mancano tuttavia delle perplessità: da più parti è stato infatti sottolineato come permettere l’accesso a tali dati solo a chi riesca a dimostrare di avere un interesse legittimo sia in contraddizione con l’idea stessa di trasparenza che si vuole promuovere. L’accesso “condizionato” potrebbe essere un pretesto per impedire la conoscenza di dati importanti sulle strutture proprietarie delle società. Non è poi ancora chiaro come gli Stati membri valuteranno il requisito dell’interesse legittimo. Il meccanismo del registro pubblico potrebbe inoltre creare problemi burocratici per la gestione delle richieste che rischiano di rallentare le indagini. Ammonterebbe a circa il 2-5% del PIL mondiale il denaro riciclato ogni anno e, secondo i dati di Global Financial Integrity, nel 2011 l’evasione fiscale in Europa ha raggiunto circa i 70 miliardi di euro.

Si può individuare una stretta relazione tra questi fenomeni e il reato di corruzione, da cui spesso deriva il denaro poi “ripulito”: l’accordo sulla direttiva è stato trovato proprio poco dopo la pubblicazione del Corrumption Perception Index 2014 e la Transparency International ha definito il progetto europeo un grande passo in avanti. Questa organizzazione internazionale contro la corruzione ha inoltre esortato tutti i Paesi membri a recepire la direttiva, quando verrà definitivamente approvata. Il rapporto della Transparency International premia i Paesi dell’Europa del Nord mentre è desolante per l’Italia: è la prima in Europa per corruzione. In materia di riciclaggio va tuttavia registrata una nota positiva: all’inizio del mese di dicembre è stato finalmente introdotto nel nostro ordinamento il reato di autoriciclaggio e sono state aggravate le sanzioni per i delitti di riciclaggio. Un segnale positivo, anche se rimane ancora molto da fare.

L’accordo raggiunto a livello europeo rappresenta un buon compromesso tra chi, come la Germania, era più favorevole a restringere l’accesso alle informazioni per tutelare la riservatezza dei titolari effettivi e chi, come invece il Regno Unito, parteggiava per una trasparenza piena. Adesso non resta che attendere l’approvazione del testo definitivo.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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