giovedì , 16 agosto 2018
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La sede dell'intelligence britannica, l'MI6 © George Rex - www.flickr.com, 2014

Antiterrorismo: a Londra nuove misure restrittive

Da poco più di un mese la normativa antiterrorismo inglese si è arricchita di nuove stringenti previsioni. Si tratta del Counter-Terrorism and Security Act, la cui portata si estende dall’aggiunta di casi legittimanti il sequestro di documenti di identità fino al capillare controllo dei trasporti aerei, marittimi e ferroviari, inclusi quelli di natura commerciale.

Il difficile rapporto fra libertà individuale e sicurezza

La tendenza del mondo anglossassone al sacrificio, quantomeno parziale, delle garanzie individuali in nome del rafforzamento della sicurezza domestica è un dato di partenza del tutto certo. Una tendenza più volte sanzionata da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte Edu) e giudicata non conforme ai principi fondamentali dell’UE da parte della Corte di Giustizia (CGUE). La storia legislativa della materia si può riassumere in tre fasi, dall’affiancamento del Terrorism Act 2000 alla già vigente legge di regolazione di tutte le forme di intercettazione.

La scelta del legislatore inglese fu subito chiara: in fatto di terrorismo e criminalità organizzata ogni garanzia individuale cede istantaneamente il passo alle esigenze di tutela della comunità. Il controllo delle utenze in via di prevenzione di reati di tal natura era consentito a fronte di un’autorizzazione da parte di un membro dell’esecutivo e per non meglio identificate ragioni di tutela della sicurezza nazionale e di quella del benessere economico del Paese. Il controllo giurisdizionale (quello svolto da un magistrato) veniva richiesto esclusivamente in caso di intercettazioni ambientali, in onore all’antica property doctrine, ossia alla maggior rilevanza accordata alla proprietà privata rispetto alla privacy.

In un secondo momento, la normativa divenne ancor più stringente e, con il Prevention of Terrorism Act 2005, il governo Brown confermò l’orientamento del partito laburista già affermato sotto l’egida di Tony Blair in materia. Infatti, vennero istituiti quei control orders tanto criticati dalla Camera dei Comuni e oggetto di un acceso dibattito politico trasversale e internazionale. Lo strumento consentiva agli organi inquirenti di porre in essere il controllo globale di tutte le utenze e di tutti gli account di un soggetto sospettato, attraverso l’emanazione di un unico provvedimento do autorizzazione, ancora una volta sottratto al controllo del potere giudiziario e consegnato al solo esecutivo.

Una normativa antiterrorismo più garantista?

È stato solo a partire dal 2011 e, in modo abbastanza sorprendente, grazie ad alcune proposte del partito conservatore, che il Regno Unito ha conosciuto i primi emendamenti in senso garantista della materia antiterroristica. Così con il Terrorism Prevention and Investigations Measures Act 2011 è divenuto possibile divulgare in sede di processo i contenuti delle intercettazioni preventive disposte (pur continuando a non costituire elemento di prova) e con il Protection of Freedoms Act 2012 è invece stato introdotto un controllo giurisdizionale finalizzato all’autorizzazione delle intercettazioni. Nondimeno, il Justice and Security Act 2013 ha posto in capo al governo e ai servizi di intelligence una maggiore responsabilità in fatto di captazioni, dovendo risponderne di fronte alle Corti inglesi e al Parlamento, senza poter addurre la “sicurezza nazionale” come legittima causa di secretazione di attività e risultati.

L’ultimo intervento legislativo

Il punto cruciale dell’ultimo aggiornamento legislativo, tuttavia, inverte nuovamente la rotta, riportando il Regno Unito alla tendenza dei primi anni 2000, soprattutto data l’introduzione dello screening di default di ogni tipo di trasporto e a ipotesi non ben delimitate di sequestro di documenti d’identità. Inoltre, la normativa torna ad arricchirsi dello strumento del “monitoraggio strategico” delle comunicazioni provenienti e dirette verso l’Inghilterra, nonché delle navigazioni internet, attraverso la predisposizione di particolari filtri lessicali e ambientali, già sanzionato nel 2008 dalla Corte EDU.

Ancora meno rassicurante risulta l’ipotesi di poter disporre il divieto di accesso nel Paese a un individuo, quando un membro dell’esecutivo lo reputi necessario, in quanto potenzialmente collegato ad attività terroristiche all’estero. Tali innovazioni vanno senza dubbio ricondotte all’intenzione dell’esecutivo Cameron di uscita dalla CEDU: un’uscita considerata necessaria per il perseguimento degli scopi preventivi di tutela dalla sicurezza domestica, in ogni modo contrastanti con i principi generali CEDU e dell’UE. Un’intenzione la cui legittimazione stride sempre meno all’orecchio dell’opinione pubblica inglese.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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