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Photo © Simone, 2009, www.flickr.com

Caso Kolft: l’obesità negli ambienti di lavoro

A partire dal Trattato di Lisbona del 2009, il diritto dell’Unione Europea è diventato, grazie all’articolo 6 del TUE, più ricco e attento ai diritti delle persone, attraverso due rinvii: il primo alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, il secondo alla CEDU (Carta per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali). L’articolo 6 è però solo l’epilogo di un lungo percorso che ha visto sia la Corte di Giustizia, sia il legislatore europeo protagonisti nella costruzione di un vero e proprio Bill of Rights. In particolare, la direttiva n. 78/2000 è fondamentale per la tutela dei lavoratori contro le discriminazioni dirette e indirette per motivi legati ad handicap, età, e tendenze sessuali, con la finalità di eliminare la disparità di trattamento in termini di condizioni di lavoro.

Questi riferimenti normativi hanno costituito il quadro nel quale si son mossi giudici di Lussemburgo per risolvere le disavventure del signor Kolft, un impiegato del comune danese di Billund. Dopo essere stato assunto a tempo indeterminato dal comune danese, Kolft è stato impiegato per quindici anni come baby sitter di quattro bambini all’anno, avendo l’abilitazione a svolgere un servizio di “garderie” nella propria abitazione.

Kolft ha però un problema: non semplicemente ha qualche chilo di troppo, è fortemente obeso, situazione che può mettere gravemente a rischio la sua salute. Riesce ad ottenere tra il 2008 e 2010 dei sussidi dal comune per svolgere attività di fitness, perdendo inizialmente un po’ di peso, ma riacquistandolo poi in tempi molto brevi. A partire dal 2010 una responsabile degli assistenti dell’infanzia del comune gli fa frequentemente visita per chiedergli se è riuscito a perdere peso. A un certo punto il comune si trova a dover effettuare dei tagli del personale e decide di licenziare Kolft, che all’epoca si occupa di tre soli bambini. A fronte di una poco chiara motivazione nella comunicazione preliminare di licenziamento, Kolft ritiene che il vero motivo del suo licenziamento sia l’obesità, visto che nessuno dei suoi colleghi ha ricevuto un trattamento simile.

Decide di fare causa sostenuto da un sindacato dei lavoratori FoA presso il tribunale di Kolding. Il comune di Billund decide di resistere e viene rappresentato dall’Ente dei comuni danesi. Il Giudice decide, ex articolo 267 del TFUE, di effettuare un rinvio pregiudiziale perché le circostanze del licenziamento non sono chiare e perché l’articolo 19 del TFUE sulle discriminazioni non sembra contenere il caso dell’obesità, che, secondo il signor Kolft è il vero motivo del licenziamento.

La Corte, utilizzando un’interpretazione letterale, esamina l’articolo 19 del TFUE e non individua l’obesità tra le varie cause di discriminazione elencate. Tuttavia, è possibile ricomprendere il caso dell’obesità all’interno della parola “handicap”, contenuta nella direttiva n.78/2000, qualora questa determini una limitazione, risultante segnatamente da menomazioni fisiche, mentali o psichiche durature, la quale, in interazione con barriere di diversa natura, possa ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale su un piano di uguaglianza con gli altri lavoratori. Alla discrezionalità del giudice nazionale rimane il compito di valutare se tali condizioni ricorrano nel procedimento principale.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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