mercoledì , 21 febbraio 2018
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Scontri al G8 di Genova nel 2001 @ Oriana Elicabe - Flickr

CEDU: “Tortura alla Diaz”. Sentenza della vergogna per l’Italia

21 luglio 2001, Genova. Le scuole Diaz-Pertini e Pascoli ospitano rispettivamente dormitorio e media center del Genoa Social Forum, unione di movimenti, partiti ed esponenti della società civile che contestano la globalizzazione capitalista. Nel corso della giornata la città è divenuta triste palcoscenico di scontri tra i manifestanti e la polizia, ma verso le 22, almeno nei dormitori, regna la calma. È verso le 23.30 che il primo reparto mobile di Roma, guidato da Vincenzo Canterini, irrompe nelle due scuole per eseguire una perquisizione regolarmente autorizzata ai sensi del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. L’esito della perquisizione è di 93 arresti e 82 feriti, tra i quali spiccano 3 prognosi riservate tra i 63 soggetti accompagnati in ospedale. In modo indistinto, tutti i presenti nelle scuole vengono arrestati con accusa di resistenza a pubblico ufficiale e associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio.

Nei giorni immediatamente seguenti la vicenda è stata riassunta in termini tanto semplicistici quanto poco chiari: gli agenti delle forze dell’ordine coinvolti hanno dichiarato di essere stati aggrediti da una sassaiola (uno di loro, in particolare, addirittura accoltellato da un soggetto non identificato) e che le ferite dei soggetti arrestati fossero tutte pregresse, mentre nella scuola Diaz-Pertini erano state rinvenute armi, oggetti da offesa e altri materiali che avrebbero fatto ricondurre i soggetti ai gruppi dei Black Block.

Dall’assoluzione all’ “ingiustificabile massacro”

Il processo di primo grado presso il Tribunale di Genova si è concluso nel novembre 2008 e ha visto l’assoluzione di 16 dei 29 funzionari di polizia coinvolti e la condanna dei restanti, vale a dire gli operativi. Tra gli assolti, infatti, figurano esclusivamente i quadri alti e altissimi. Sono trascorsi quasi 2 anni e 310 pagine di sentenza da parte della Corte d’Appello di Genova stravolgono la prima sentenza: 25 imputati vengono condannati e la responsabilità dei soggetti gerarchicamente sovraordinati emerge in modo lampante. Un video inchioda i vertici della polizia mostrandoli intenti in un fitto conciliabolo nel cortile della Diaz, muniti di bottiglie di vetro, poco prima dell’irruzione. Esattamente 2 anni dopo, a confermare le 25 condanne è la Corte di Cassazione, che ha sottolineato “l’odiosità” delle scelte di chi, pur ricoprendo ruoli apicali, una volta compresa la trasformazione delle perquisizione in un “ingiustificabile massacro”, invece di “emarginare i violenti denunciandoli” avevano preferito “persistere negli arresti creando una serie di false circostanze”.

Il 7 aprile 2015 a coronamento della vicenda giudiziaria è giunta la sentenza della Corte Europea dellUomo, frutto del ricorso di Arnaldo Cestaro, cittadino italiano 60enne all’epoca dei fatti, che uscì dalla Diaz con un braccio, una gamba e 10 costole rotte, oltre a diversi ematomi cranici. La scuola era stata segnalata come dormitorio a lui e altri militanti di Rifondazione comunista delle sezioni di Vicenza e Montecchio Maggiore. La Corte EDU ha riconosciuto dunque a Cestaro un diritto al risarcimento da parte dello Stato italiano. Ma il punto cruciale della sentenza è un altro: le forze dell’ordine hanno agito in totale violazione dellart. 3 della CEDU, che vieta la tortura e i trattamenti contrari alla dignità umana. Comportamenti posti in atto in un Paese sprovvisto di un quadro giuridico adeguato al contrastare simili condotte e sanzionarne gli autori.

Il reato di tortura

L’assenza del reato di tortura nel nostro ordinamento dovrebbe far riflettere non esclusivamente da un punto di vista morale e giuridicamente “laico”, scaturente da un comune senso di humanitas. Infatti, a sostegno dell’indispensabilità dell’introduzione di una simile fattispecie, si ergono non solo la ratifica della CEDU, ma anche, e prima ancora, quella della Convenzione di New York del 1984. Nel marzo 2014 i vari disegni di legge in proposito sono stati riunificati in un testo organico con voto quasi unanime. A distanza di più d’un anno, tuttavia, il progetto non si è evoluto. Amnesty International, Antigone, Arci, Cild e Cittadinanzattiva hanno così rinnovato l’invito al Parlamento nel 66° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il 10 dicembre scorso. Il testo è poi approdato alla Camera, dove tuttora giace in attesa dell’approvazione che lo riporterebbe al vaglio del Senato e, in caso di un’approvazione di questo, alla definitiva introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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