mercoledì , 15 agosto 2018
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Consiglio GAI: la sfida italiana sull’immigrazione

La presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea non sarebbe potuta arrivare in un momento più opportuno. Una bella mela lucente delle opportunità per un governo nato dalle ceneri del Bel Paese ed oggi guidato dal primo partito socialista del nuovo Parlamento Europeo. Le priorità italiane per il semestre di Presidenza riavvicinano finalmente Bruxelles al Mediterraneo, un mare che bagna Paesi uniti da gravi difficoltà economiche, sociali e politiche.

“Una presidenza di risultati e speranza”. Questo l’auspicio consegnato dal Commissario europeo per la Giustizia, Viviane Reding, al Guardasigilli Andrea Orlando poco prima dell’intervento di quest’ultimo al Consiglio Giustizia e Affari Interni, conclusosi il 6 giugno in Lussemburgo. In questa occasione, il Ministro Orlando ed il Ministro per gli Affari Interni Angelino Alfano hanno presentato i temi centrali che saranno discussi nel prossimo semestre in materia di giustizia e affari interni.

Duri e critici i toni di Alfano che – promette – metterà l’immigrazione in cima all’agenda di ogni Consiglio GAI, declinandola in tre priorità già lungamente discusse in questi mesi: agire direttamente all’origine dei flussi per evitare le partenze, passare il controllo dei soccorsi in mare interamente a Frontex (Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea) e rivedere la politica d’asilo dell’UE. Esattamente le stesse richieste avanzate nell’ottobre del 2013, all’indomani della tragedia di Lampedusa. Parole dirette e concrete come quelle pronunciate appena qualche giorno avvertendo che se l’UE non aiuterà l’Italia nella gestione dell’emergenza del Mediterraneo, il governo chiederà di sottrarre i costi dell’operazione Mare Nostrum dai contributi versati nelle casse di Bruxelles.

L’operazione Mare Nostrum, avviata proprio a seguito della tragedia del 3 ottobre, ha salvato ad oggi più di 43.000 persone provenienti da 12 Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Il suo costo, 9,3 milioni di euro al mese, è insostenibile nel lungo termine. Irrisori i contributi ricevuti dall’UE, circa 30 milioni di euro da ottobre. L’opinione del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, è che l’operazione debba necessariamente diventare europea.

Il semestre di presidenza italiano potrebbe facilitare il raggiungimento di queste priorità. Per Alfano, ad esempio, la sede di Frontex (attualmente in Polonia) dovrebbe essere ricollocata nel Mediterraneo e possibilmente in Italia, per affidare all’Agenzia il ruolo centrale di gestione dell’emergenza. Allo stesso modo, l’Italia lavorerà per promuovere la revisione del principio del “primo ingresso”, che di fatto riversa la maggior parte del peso della gestione delle richieste di asilo sui Paesi di confine. Parallelamente, afferma Orlando, l’Italia riporterà sotto la lente europea la grande sfida della lotta alla criminalità organizzata, che alimenta la tratta degli esseri umani nel Mediterraneo.

La bella mela lucente offerta dalla presidenza potrebbe però facilmente trasformarsi in un boccone avvelenato o quantomeno indigesto. Se ad oggi questi passi non sono stati intrapresi, la responsabilità a chi va attribuita? Per l’Italia è la Commissione Europea ad aver offerto un aiuto ridicolo e ad aver inviato una “letterina” provocatoria per cercare di comprendere l’evidente. Per la Commissione, nascostasi dietro i limiti posti dai Trattati ai suoi poteri, sono gli Stati membri a doversi attivare. Un’altra priorità per Alfano ed Orlando dovrebbe dunque essere quella di porre termine a questo rimbalzare di responsabilità al quale il mondo politico ci ha ormai abituati e ritrovare la perduta concretezza. Un compito non facile nell’UE a tratti nazionalista di Marine Le Pen, Nigel Farage, Beppe Grillo e Geert Wilders.

In foto il Ministro degli Affari Interni Angelino Alfano (Foto: EPP Group in the European Parliament – www.flickr.com)

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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