domenica , 25 febbraio 2018
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Il palazzo della Corte di Giustizia UE © katarina_dzurekova / Flickr 2015

Corte UE, annullati tre bandi EPSO

Il 24 settembre scorso, la Corte di giustizia dell’UE ha annullato tre bandi di concorso organizzati dall’EPSO, l’Ufficio europeo di selezione del personale, in seguito ai ricorsi presentati dall’Italia e dalla Spagna. Secondo la Corte, la conoscenza di una delle tre lingue di lavoro, necessaria per la partecipazione al concorso, compromette la partecipazione dei cittadini alla vita democratica dell’Unione.

Il ricorso presentato da Italia e Spagna

I concorsi miravano alla costituzione di elenchi di riserva per l’assunzione di assistenti e amministratori in settori tecnici, quali contabilità, biologia, chimica, fisica e ingegneria delle tecniche edili. L’Italia e la Spagna definivano discriminatorie le condizioni di ammissione ai concorsi, poiché si richiedeva al candidato di indicare, come prima lingua, la sua lingua madre e, come seconda lingua, una a scelta tra francese, inglese e tedesco da utilizzare per la corrispondenza con EPSO e le prove di selezione.

A sostegno del ricorso, l’Italia e la Spagna invocavano principalmente la violazione degli articoli 1 e 2 del regolamento n. 1 del Consiglio, in virtù del quale la comunicazione tra i cittadini europei e le istituzioni dell’Unione deve avvenire nella lingua ufficiale del cittadino. di conseguenza, tale limitazione costituiva una discriminazione per i cittadini degli Stati membri che non hanno come lingua ufficiale francese, inglese o tedesco.

La posizione della Commissione europea

Nel testo della sentenza, la Commissione sosteneva che i candidati ad una procedura di concorso si trovano in una «posizione intermedia»: in quanto cittadini di uno Stato membro, hanno il diritto di leggere nella propria lingua il bando di concorso ma, una volta che decidono di candidarsi, sarebbe legittimo attendersi da loro la padronanza di almeno una lingua ufficiale diversa dalla propria lingua madre.

Secondo una prassi consolidata nelle istituzioni dell’Unione europea, il francese, l’inglese e il tedesco sono le lingue maggiormente utilizzate nella comunicazione interna ed esterna e, secondo un’indagine effettuata, sarebbero le lingue maggiormente scelte dai partecipanti ai concorsi quando la scelta della seconda lingua è libera.

La padronanza di almeno una lingua tra francese, inglese e tedesco deve essere considerata un requisito per candidarsi a un posto di lavoro nelle istituzioni UE. Inoltre, ai fini della parità di trattamento, tutti i partecipanti al concorso, quindi anche coloro la cui prima lingua è una delle tre lingue ufficiali, devono sostenere le prove nella loro seconda lingua (scelta tra queste tre). Un esame delle competenze specifiche così condotto permette alle istituzioni dell’Unione di valutare se i candidati saranno in grado di essere immediatamente operativi.

La posizione italiana

Tuttavia, la Repubblica italiana afferma che il concorso per l’assunzione di funzionari o agenti dell’Unione deve costituire una forma di partecipazione dei cittadini alla vita democratica dell’UE. Un procedimento di concorso e la sua lingua di comunicazione sono «gli elementi costitutivi di un rapporto intersoggettivo di natura costituzionale tra il cittadino interessato e l’Unione». La Repubblica italiana ne deduce che «la lingua del concorso deve essere quella propria del cittadino».

Secondo la Commissione, non sarebbe ammissibile sostenere che le competenze linguistiche dei candidati a un concorso rivestono importanza secondaria. La Commissione invoca a sostegno delle proprie affermazioni alcune statistiche relative ad uno dei concorsi per la costituzione di una lista di riserva per assistenti, che dimostrerebbero che i candidati di nazionalità italiana erano in testa alla lista delle candidature valide.

Le implicazioni della sentenza

EPSO sto attualmente esaminando la sentenza della Corte e le sue possibili implicazioni e si impegna ad informare i candidati sull’evoluzione della situazione, assicurando ai vincitori del concorso che la validità delle liste di riserva non sarà compromessa dalla sentenza.

L' Autore - Marta Minotti

Laureata al corso magistrale in Lingue e Traduzione presso l’Università di Roma, La Sapienza, vive attualmente a Bruxelles, dove è iscritta al Master in Traduzione multidisciplinare dell’ISTI, Istituto superiore per interpreti e traduttori. Appassionata di lingue, traduzione, scrittura e lettura e affascinata dal mondo variegato delle Istituzioni europee, decide di collaborare con Europae per mettere in luce il tema del multilinguismo.

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