martedì , 14 agosto 2018
18comix
Delegati degli Stati membri a margine dei lavori del Consiglio UE del 9 ottobre (EU Council)

Dati personali: progressi sul “pacchetto sicurezza”

Il 9 ottobre scorso a Lussemburgo, il Consiglio UE nella sua formazione Giustizia e Affari interni ha chiarito le sue posizioni in merito al progetto di direttiva sulla protezione dei dati personali, approvando il proprio approccio generale (general approach). Potranno ora aprirsi i negoziati con il Parlamento Europeo per l’attuazione della seconda parte del pacchetto normativo. La prima parte del pacchetto sicurezza, costituita dal regolamento generale sulla protezione dei dati, è oggetto già da giugno di confronto e trattative tra Consiglio e Parlamento.

Il progetto di direttiva ha l’obiettivo di proteggere i dati personali trattati con finalità di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento dei reati per l’esecuzione di sanzioni penali, nonché di prevenzione delle minacce alla sicurezza pubblica. In particolare, l’Europa sente la necessità di facilitare lo scambio dei dati personali tra i servizi giudiziari e di polizia degli Stati membri, rafforzando quegli aspetti trascurati dai precedenti interventi normativi in questo ambito. Alla base dell’iniziativa c’è la consapevolezza dell’importanza di questi strumenti anche al fine di prevenire e contrastare il terrorismo, in particolare in un contesto di preoccupante frammentazione e diffusione di cellule terroristiche.

Migliorare la cooperazione giudiziaria

La direttiva dovrebbe così applicarsi sia al trattamento transfrontaliero dei dati, sia al trattamento da parte delle autorità giudiziarie e di polizia competenti a livello nazionale, laddove invece l’attuale disciplina prevede che le norme europee si applichino solo al trasferimento transfrontaliero.

Questo elemento aveva rallentato e talvolta ostacolato lo sviluppo della cooperazione giudiziaria tra Stati membri. L’intervento normativo in discussione mira invece a rafforzare la fiducia reciproca tra le autorità giudiziarie tra i vari Paesi. Rimane in vigore il sistema delle autorità di controllo nazionali e le nuove norme si continuerebbero ad applicare anche nei confronti dei Paesi terzi e delle organizzazioni internazionali.

Il caso Stati Uniti e la dimensione internazionale

Proprio in relazione a questi aspetti, mentre il Consiglio dava il via libera alla discussione del progetto con il Parlamento Europeo, la Corte di Giustizia dell’UE pronunciava una sentenza storia, per certi versi già anticipata dalle dichiarazioni dell’Avvocato generale rese alcuni mesi fa. Il 6 ottobre scorso infatti la Corte di Giustizia ha dichiarato l’invalidità della decisione della Commissione europea, secondo cui gli Stati Uniti d’America garantiscono un adeguato livello di tutela dei dati personali.

La questione è complessa ma indicativa dei problemi che si intrecciano nella materia del trattamento transfrontaliero dei dati personali. La vigente direttiva dispone infatti che il trattamento di tali dati verso un Paese terzo possa avvenire solo se questo garantisce un adeguato livello di protezione. La Commissione può constatare che un Paese terzo, in considerazione della sua legislazione nazionale o dei suoi impegni internazionali, garantisce un livello di protezione adeguato.

Tuttavia la decisione della Commissione non ha valore vincolante in termini assoluti: in particolare non può precludere alle autorità pubbliche designate in ogni Stato membro di verificare le condizioni di protezione dei dati nello Stato terzo. Questo principio, in base al progetto di direttiva, verrebbe mantenuto.

PNR: approvazione entro l’anno?

Non resta che aspettare l’evoluzione dei negoziati, con la speranza che questo iter di approvazione trovi meno ostacoli rispetto a quello del dossier sul Passenger Name Record (database sui passeggeri dei voli), ancora in stallo ma che le istituzioni europee sperano di approvare entro la fine dell’anno.  Anche il progetto sui PNR è infatti considerato uno strumento importante per la lotta ai reati di terrorismo, traffico di esseri umani, abusi sessuali sui minori, traffico di droga, di armi o esplosivi, riciclaggio di denaro sporco e i crimini informatici.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

Check Also

Richiedenti asilo: l’UE sempre più divisa sui ricollocamenti

Il dibattito sulle quote obbligatorie per la ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *