martedì , 14 agosto 2018
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Dati PNR: in stallo la proposta UE sui dati dei passeggeri

Tra le tante voci che si sono innalzate a seguito degli attacchi alla redazione del settimanale francese Charlie Hebdo, una delle più lucide ha riportato alla ribalta il tema del Passenger Name Records System (PNR), muovendo dal solido presupposto che tanto la comune criminalità organizzata, quanto le cellule terroristiche ricorrano a viaggi internazionali per la realizzazione dei propri obiettivi.

Cosa sono i dati PNR

I dati PNR sono costituiti da tutte le informazioni che i passeggeri forniscono ai vettori aerei al momento della prenotazione e del check-in, a partire dai nominativi dei clienti, passando attraverso il metodo di pagamento prescelto, il tour operator consultato, le specifiche del bagaglio, dell’itinerario e delle dati di volo e dei biglietti, nonché estremi di contatto e numero di posto. La totalità di questi elementi è accessibile da parte della maggior parte degli Stati, a livello nazionale, per scopi di lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. Prima di chiedersi quanto incisiva possa essere questa facoltà, se raffrontata al diritto alla privacy individuale, serve ricordare come il medesimo controllo sia stato operato per quasi 60 anni dalle autorità doganali, seppur manualmente.

La direttiva europea sui PNR

Al fine di agevolare tale sorveglianza a livello europeo, nel 2011 la Commissione aveva presentato una proposta di direttiva che consentisse la raccolta dei dati PNR da parte dello Stato membro dell’UE verso il quale fosse diretto un volo proveniente da un Paese terzo o viceversa. La proposta lasciava aperta la questione circa l’acquisizione dei medesimi dati relativi invece a voli interni all’UE e proprio tale dilemma ha afflitto, e continua ad affliggere, il Parlamento Europeo. La commissione LIBE di quest’ultimo, infatti, nel 2013 aveva già respinto la proposta, abbandonando sostanzialmente la discussione a partire da quell’estate. Nell’agosto scorso il Consiglio Europeo si era poi rivolto al Consiglio dell’UE e al PE auspicando la conclusione dei lavori in merito entro la fine dell’anno.

Tuttavia, ancora l’11 novembre passato la Commissione LIBE del PE si trovava divisa sul punto, unanime solo nel richiedere che la Corte di Giustizia (CGUE) annullasse la vigente direttiva sui dati personali, al fine di fondare un nuovo corso chiaro e organico per la materia. In ciò, le posizioni dei membri del PE rispecchiano spiccatamente la tradizione giuridica dei propri Paesi.

Da un lato il Regno Unito è ben disposto a sacrificare la privacy individuale pur di soddisfare esigenze di prevenzione di reati di grave entità, a livello comunitario così come a livello nazionale. La ragione giace nella convinzione inglese che solo laddove vi sia un “physical trespass”, cioè un’interferenza materiale della sfera privata, allora si concretizzi una violazione della stessa. In realtà, il legislatore inglese dal 2012 a oggi ha parzialmente rivisto tale impostazione, benché al vaglio della House of Lords vi sia ad oggi un nuovo counter-terrorism act, pronto a inasprire nuovamente i poteri d’indagine, a discapito delle garanzie individuali. Di avviso opposto i Paesi di matrice di civil law, come Francia, Germania, Spagna e Italia, non propensi a infrangere la sfera di riservatezza compiutamente edificata dalle giurisprudenze nazionali e da quella CEDU.

Mentre in seno all’UE la soluzione dell’arcano dilemma tra sicurezza e privacy pare ancora lontana, lo stesso non avviene nei rapporti con gli Stati Uniti: dal 26 aprile 2012, infatti, un accordo sullo scambio dei dati PNR vige in forza di una decisione assunta dal Consiglio a seguito dell’approvazione del PE.

Le ragioni dello stallo sui PNR

Attualmente i problemi da risolvere sono fondamentalmente due: da un lato la scelta di una posizione solida riguardo al quantum di riservatezza sacrificabile per motivi di sicurezza, dall’altro il chiarimento circa il trattamento, la conservazione e la distruzione dei dati PNR. La prima risulta evidentemente più aleatoria, dato che un ampio consenso sul tema viene a costituirsi perlopiù in seguito a eventi drammatici come il recente attacco alla redazione del settimanale Charlie Hebdo, andando però sbiadendosi in poco tempo, con lo smorzarsi del clamore suscitato nell’opinione pubblica. Il secondo, invece, appare di immediata soluzione teorica, specialmente considerando come la Commissione proponga non tanto un accesso diretto degli Stati ai database delle compagnie aree, quanto l’applicazione di un “metodo push” di inoltro e la predisposizione di appositi centri di gestione, custodia ed eliminazione dei dati PNR.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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