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Frontex Plus: nasce a novembre, con quale ruolo?

L’incontro del 27 agosto tra Angelino Alfano e Cecile Malmstrom ha confermato un maggior coinvolgimento dell’UE nella gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo. A novembre nascerà Frontex Plus, che consisterà nel rafforzamento di due missioni già attive nel Mediterraneo e guidate da Frontex, agenzia europea incaricata, tra l’altro, del coordinamento operativo per la gestione dei confini esterni dell’UE. I governi di Germania, Spagna e Francia sono pronti a partecipare, ma la questione sarà sottoposta ai Ministri dell’Interno dei 28 in sede di Consiglio. Il Ministro francese Creuzeneuve incontrerà alcuni leader europei al fine di promuovere un piano comune, che si focalizzerà su tre punti: rafforzamento, con mezzi aerei e navali, dell’operazione Hermes, rafforzamento delle relazioni con i Paesi di transito e creazione di un coordinamento tra Stati membri, Paesi di origine e UNHCR.

Malgrado il nome Frontex Plus possa far pensare ad un ruolo accresciuto per l’agenzia comunitaria, sembra esserci una discordanza di obiettivi tra Commissione e governo italiano. Alfano ha infatti dichiarato che l’operazione italiana Mare Nostrum verrà sostituita da Frontex Plus. Malmstrom ha subito ridimensionato tale interpretazione, affermando che la nuova operazione sarà “autre chose” rispetto a Mare Nostrum e che, comunque, l’Italia manterrà le proprie responsabilità nella gestione della frontiera mediterranea.

Inoltre, Mare Nostrum è nata come risposta ad un’emergenza umanitaria, legata al gran numero di profughi che, causa i disordini in corso nei Paesi dell’area mediterranea, nello scorso anno hanno attraversato il Canale di Sicilia. Secondo l’UNHCR, le navi di Mare Nostrum hanno tratto in salvo circa il 70% dei migranti e dei richiedenti asilo sbarcati da gennaio ad oggi in Italia, svolgendo un ruolo fondamentale sotto il profilo umanitario. La futura operazione di Frontex presenta invece connotati e obiettivi ben diversi, volta semmai ad una vigilanza più solida della frontiera meridionale dell’Unione: aumenteranno i mezzi navali ed aerei, si preciseranno le operazioni di registrazione degli entranti e si tenterà di garantire un rispetto più puntuale delle norme europee ad oggi in vigore in tema di domande di asilo.

Frontex Plus, inoltre, rimarrà operativa solo nell’area marittima sotto giurisdizione italiana, senza spingersi sino ad acque internazionali o sotto la giurisdizione di Paesi instabili, come la Libia, o altri incapaci di gestire la propria zona di ricerca e salvataggio, come Malta. Qualora Mare Nostrum dovesse essere smantellata, rimarrebbe il problema dei naufraghi in queste acque. Ci si chiede poi quali saranno le effettive conseguenze dell’europeizzazione del controllo della frontiera mediterranea. Sarà necessario capire se ad essa si accompagnerà una diversa gestione delle politiche di immigrazione oppure se si manterrà il principio per cui il Paese responsabile della procedura di richiesta d’asilo sarà il primo Paese d’approdo. E se a controlli più attenti corrisponderanno anche maggiori garanzie per i migranti.

Da ultimo, il rafforzamento di Frontex solleva la questione relativa alle competenze UE in tema di gestione delle sue frontiere esterne. I Paesi UE hanno determinato il proprio percorso di integrazione abbattendo le frontiere interne, consentendo ai cittadini europei di muoversi e di stabilirsi liberamente su tutto il territorio dell’Unione. La creazione di uno spazio unico europeo deve però corrispondere ad una gestione più concertata delle frontiere esterne dell’Unione. La cancellazione delle barriere interne dovrebbe logicamente condurre ad un’unificazione di quelle esterne. Il passo non è però così immediato. Gli Stati membri non sono sempre disponibili ad ulteriori cessioni di sovranità, soprattutto quando si parla di politiche sensibili come quelle relative all’immigrazione, che influenzano e sono fortemente influenzate dalle caratteristiche del proprio tessuto economico e sociale.

Se la strada intrapresa è però quella che porta verso un’unica cittadinanza europea, l’UE deve promuovere l’integrazione delle politiche migratorie, chiedendo, per esempio, un maggior rispetto dei propri standard procedurali e di garanzia e permettendo una diversa mobilità a coloro che ricevono la protezione internazionale. Un Plus effettivo nella gestione comune delle frontiere UE potrebbe contribuire a definire l’orientamento del processo di integrazione in atto, conferendo caratteri potenzialmente differenti all’identità stessa dell’Unione. Potrà la nuova missione di Frontex condurre ad un qualche avanzamento in questa direzione?

Photo © Rock Cohen, 2010, www.flickr.com

L' Autore - Giulia Riedo

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (SID) a Gorizia. Profondamente affezionata al progetto dell'Unione Europea ed al continente africano, ove ha passato parte della sua infanzia. Da ottobre 2013 a marzo 2014 stagista presso il SEAE, si è occupata del progetto di accorpamento delle sedi diplomatiche e di Africa dell’Ovest. In precedenza ha svolto diversi periodi di stage: a New York presso la Missione Permanente dell’Italia all’ONU, assegnata alla sezione crisi politiche di Africa ed Europa, presso l’ambasciata di Francia a Roma e presso lo United Nations Staff College di Torino.

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