venerdì , 23 febbraio 2018
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Il caso Ventimiglia: Schengen e Dublino, tra regole e buon senso

La Francia ha reintrodotto i controlli lungo le frontiere. A Ventimiglia i gendarmi bloccano il passaggio degli immigrati, lasciando passare solamente i cittadini dell’Unione. Centinaia di uomini e donne provenienti soprattutto da Sudan, Eritrea e Somalia sono bloccati sul confine in attesa di entrare in Francia. Tra loro vi sono sia vittime di persecuzione, sia migranti economici. E questo la Francia non l’accetta.

Cazeneuve: “rispettati Dublino III e Schengen”

Il regolamento di Dublino stabilisce che sia l’Italia, primo Paese in cui sono arrivati gli immigrati, a farsi carico della loro identificazione e in seguito della loro eventuale analisi di domanda di asilo o espulsione. Se rispettano i requisiti per ottenere la protezione internazionale allora potranno rimanere, se si tratta invece di migranti irregolari in cerca di lavoro verranno rimpatriati.

L’Italia sta predisponendo diversi centri in cui accogliere coloro che da una settimana ormai cercano di passare la frontiera in treno, ma vengono fermati a Mentone e riaccompagnati indietro, e coloro che invece sostano stabilmente sulla scogliera di Ponte San Ludovico. Si resta in attesa di una “risposta politica dall’Europa”, come si legge su uno striscione.

Nel frattempo, la risposta della Francia è piuttosto chiara: no categorico al passaggio dei migranti. Il ministro francese dell’interno Bernard Cazeneuve insiste nel voler far rispettare Dublino III e nel rifiutarsi di aprire le frontiere. L’Italia, invece, accusa la Francia di aver sospeso gli accordi di Schengen del 1985, oggi integrati nel quadro del diritto dell’Unione Europea, che aboliscono i controlli sulla circolazione delle persone.

In realtà gli accordi prevedono la libera circolazione solo per i cittadini degli Stati appartenenti all’area Schengen. Essa comprende ventidue paesi dell’Unione, quattro Stati terzi (Norvegia, Liechtenstein, Islanda e Svizzera) e infine San Marino, Principato di Monaco e Città del Vaticano. L’ingresso in Francia per i cittadini di questi Stati non è mai stato impedito e l’inserimento dei controlli sui documenti di coloro che varcano il confine è previsto solo per ragioni di sicurezza ed ordine pubblico.

Cameron e Hollande, timide aperture

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha chiesto aiuto agli altri Paesi per fronteggiare l’emergenza in nome della cooperazione e della solidarietà che sono alla base dell’idea di Europa; se ciò non avverrà l’Italia afferma di aver pronto un piano b, per uscire dall’impasse da sola. Per scongiurare questa ipotesi, tuttavia, Renzi ha incontrato David Cameron e François Hollande, rispettivamente mercoledì e domenica scorsi. Il premier britannico ha dichiarato di voler mettere a disposizione agenti dell’intelligence e risorse per poter intervenire direttamente in Nordafrica indebolendo la rete dei trafficanti. Dalla Francia arriva una risposta analoga: bisogna intervenire direttamente sulle cause delle partenze. Sul progetto di divisione delle quote di richiedenti asilo tra gli Stati Membri, invece, i due Paesi ospiti all’Expo negli scorsi giorni si sono mostrati nettamente contrari.

Un pugno in faccia all’Europa

In breve, chi sta violando gli accordi presi è l’Italia, che fatica a farsi carico di tutti gli sbarchi e pretende un aiuto dalla Francia, la quale, riconducendo indietro gli immigrati che attraversano la frontiera italo-francese, sta solo applicando il regolamento di Dublino alla lettera e si aspetta che l’Italia si assuma le proprie responsabilità. In questa occasione il sistema di Dublino III mostra tutte le sue inefficienze e la sua inadeguatezza a regolare la reale situazione dell’Europa: addossa il peso della crisi nordafricana su uno Stato che ormai più volte si è mostrato incapace di gestirla.

Se il diritto è uno strumento che serve ad ordinare la società e a risolverne i problemi, nel momento in cui ciò non avviene più è necessario adattarlo alle nuove esigenze. Inoltre è pur vero che le norme permettono ad ognuno di adempiere ai propri doveri e va applicato in modo certo e preciso, ma è anche vero che esistono dei limiti al principio dura lex sed lex, e nel caso concreto tali limiti emergono dal bilanciamento tra il diritto dell’Unione Europea e i diritti umani. Nessuno dei due può essere totalmente sacrificato, ma ora l’eccessivo formalismo della Francia si dovrebbe piegare davanti alle difficoltà di tutela dei diritti di coloro che sono sbarcati in Europa, patria del garantismo, e che da troppo ormai attendono di essere ascoltati.

Così come è oggi, la situazione a Ventimiglia è davvero “un pugno in faccia all’Europa”.

L' Autore - Sonia Basso

Studentessa al terzo anno di Giurisprudenza e della Scuola di Studi Superiori di Torino, dove sono rappresentante degli studenti. Sono appassionata di tutela dei diritti, soprattutto a livello europeo e internazionale. Attualmente partecipo alla Refugee Law Clinic della mia Facoltà dando consulenza legale gratuita a diversi richiedenti asilo, ma resto anche legata all'ambito più teorico-accademico scrivendo su Nomodos, blog online di questioni giuridiche di attualità.

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One comment

  1. Non concordo con il penultimo paragrafo proprio non va. Mette il luce un problema di scarsa oggettività da parte di chi scrive.

    Il peso della crisi nordafricana può essere supportato da un solo Stato? (l’italia).
    Un solo Stato (per altro in preda ad una miriade di problemi) può essere in grado di gestire un fenomeno GLOBALE come quello migratorio (crisi nordafricana)?

    L’Italia ha si dimostrato di non essere in grado (e di non voler gestire) tale fenomeno ma l’articolo, mi spiace, è troppo pro europeo. Non da una lettura il più possibile oggettiva considerando le principali variabili in gioco.

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