mercoledì , 21 febbraio 2018
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Da sinistra i Commissari Avramopoulos, Timmermans e Mogherini © European Commission - Flickr

Immigrazione, ecco la nuova Agenda europea

“L’immigrazione è responsabilità condivisa di tutti gli Stati membri e tutti gli Stati membri sono chiamati ora a raccogliere questa sfida storica”: così Federica Mogherini commenta la nuova Agenda europea sull’immigrazione, presentata ieri dalla Commissione Europea. Un ottimo lavoro di quadra dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini, il Vicepresidente Frans Timmermans e il Commissario per l’Immigrazione Dimitris Avramopoulos, una vera e propria svolta nel segno di una maggiore solidarietà e responsabilità condivisa rispetto a quelle che sembravano le premesse emerse dal Consiglio Europeo del 23 aprile.

La nuova Agenda sull’immigrazione

Si tratta di un programma ambizioso con strategie a breve e lungo tempo basato su quattro pilastri: ridurre gli incentivi all’immigrazione irregolare, aumentare la sicurezza delle frontiere esterne europee, realizzare un sistema europeo comune di asilo efficace, elaborare una nuova politica migratoria legale. L’obiettivo è quello di cambiare l’approccio al problema dell’immigrazione, riconoscere la dimensione europea del fenomeno e la necessità di interventi strutturali oltre le soluzioni meramente emergenziali.

Innanzitutto si triplicano i fondi alla missione Triton: dovrà svolgere non solo un ruolo centrale nel rimpatrio, ma anche e soprattutto nelle operazioni di salvataggio di vite umane, compito non altrettanto potenziato fino ad ora. Triton e Europol dovranno poi collaborare per smantellare la rete di trafficanti: già lunedì nel Consiglio dei Ministri degli Esteri si discuterà in merito all’adozione di provvedimenti di sicurezza e difesa. Federica Mogherini ha però sciolto ogni dubbio: non ci saranno interventi a terra in Libia, ma operazioni di intelligence mirata, per colpire le navi sospette, cercando di non compromettere la vita dei migranti. Si è anche sottolineata la necessità di coordinare meglio il controllo alle frontiere esterne e non è esclusa la formazione di una guardia costiera europea, finanziata con mezzi e risorse di tutti gli Stati.

Reinsediamento e nodo quote

Ma i punti più importanti e più discussi dell’Agenda sono quelli che riguardano le questioni del ricollocamento e del reinsediamento dei migranti. Entro fine anno sarà approvato un piano per mettere in atto il cosiddetto sistema di risposta di emergenza, previsto all’articolo 78 TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), ma fino ad ora mai stato attivato: si cercherà di stabilire delle quote di migranti con diritto di asilo per ciascun Paese membro in base a criteri come PIL, popolazione, tasso di disoccupazione, numero di rifugiati già a carico dello Stato. La Commissione Juncker ha deciso di chiamare gli Stati ad una responsabilità condivisa, ma, com’era prevedibile, non tutti sembrano d’accordo: il Regno Unito potrà beneficiare della clausola opt-out e non farà parte della distribuzione delle quote, mentre Ungheria, Polonia, Lituania, Slovacchia e Repubblica Ceca già si sono schierati contro a una politica di redistribuzione.

Entro fine maggio verranno reinsediati in Europa circa 20.000 rifugiati che si trovano ora nei campi profughi di Paesi terzi come Giordania e Turchia. Per questo è stato stanziato un finanziamento di 50 milioni e anche in questo caso la redistribuzione avverrà in base ad un sistema di percentuali per ogni Stato.

Un nuovo sistema di asilo

Altra questione centrale è quella relativa al sistema comune di asilo politico: la Commissione non ha nascosto l’inefficacia delle previsioni del regolamento Dublino III. Nell’immediato intanto si velocizzeranno le procedure di rimpatrio dei migrati irregolari e verranno inviati nei Paesi di confine degli agenti dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo che dovranno aiutare gli Stati a smaltire le tante richieste, troppo spesso rimaste inascoltate. Ma soprattutto nel 2016 si metterà in discussione il funzionamento del sistema Dublino: chi ottiene il diritto di asilo dallo Stato di primo approdo dovrebbe godere di uno status giuridico comune in tutti i Paesi membri e si parlerà così di asilante europeo, con pari diritti in tutta Europa.

Infine, è previsto un maggiore impegno nella cooperazione con gli Stati terzi di origine e di transito: verranno inviati dei funzionari di collegamento nei Paesi chiave, perché, come ha detto Federica Mogherini, non è pensabile affrontare il problema senza indagarne le cause profonde, dalla povertà all’instabilità per le guerre e la crisi in Libano e Siria. Gli impegni (e gli ostacoli) sono tanti, ma la Commissione è decisa a portare avanti il suo programma, spalleggiata da Paesi come Italia, Francia e Germania. Sono state fissate scadenze precise e gli Stati membri non possono più rimandare l’assunzione delle loro reciproche responsabilità.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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